Verso una governance globale della migrazione

Vatican News

Il Patto Globale sui rifugiati (GCR) e il Patto Globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare (GCM) sono stati adottati alla fine del 2018, al termine di due anni di ampie consultazioni e negoziazioni. I due documenti sono frutto della convinzione che una soluzione sostenibile per la situazione dei migranti e dei rifugiati non può essere raggiunta se non attraverso la cooperazione internazionale. Allo stesso tempo, le politiche e prassi nazionali in ambito migratorio restano una questione difficile da risolvere; queste possono essere influenzate da controversie di carattere emotivo – come dimostra il fatto che diversi paesi, che avevano partecipato attivamente all’intero processo di elaborazione del GCM, si sono tirati indietro al momento della firma. 

I Patti Globali non sono vincolanti. Essi identificano principi, obiettivi e la metodologia per realizzarli, lasciando agli Stati firmatari il compito fondamentale di trasformarli in azione. Essendo controversa, la loro attuazione spesso non è pubblicizzata.

Molti paesi, oggigiorno, stanno mettendo in atto una strategia di esternalizzazione dei flussi migratori e di rifugiati lontano dai propri confini, al punto da erogare fondi ad altri paesi. Così facendo evitano responsabilità dirette, confidando su accordi che bloccano le migrazioni, a volte per un tempo indeterminato. La pandemia ha, inoltre, portato all’ordine del giorno dell’agenda politica nuovi problemi interni, spesso a scapito delle sfide che migranti e rifugiati hanno dovuto affrontare a causa dell’emergenza del COVID-19.

La Chiesa Cattolica desidera ricoprire un ruolo proattivo nella promozione di una governance globale della migrazione, innanzitutto a livello locale, ma anche regionale e internazionale. Questo bollettino riporta diverse delle principali recenti iniziative della Santa Sede in tale direzione e presenta alcune iniziative degli organismi cattolici che servono da esempio quali concreti passi in avanti verso una governance globale della migrazione.


Il contributo del Vaticano alla governance globale della migrazione

Nel 2018 la Santa Sede ha presentato formalmente alle Nazioni Unite e agli Stati Membri 20 Punti di Azione per i Patti Globali, quale proprio contributo alla elaborazione, negoziazione e adozione del GCR e GCM. I 20 punti hanno le loro fondamenta nelle buone pratiche della Chiesa in risposta ai bisogni basilari dei migranti e dei rifugiati e nascono a seguito delle consultazioni organizzate dalla Sezione Migranti e Rifugiati con diverse Conferenze Episcopali  e ONG Cattoliche che operano sul campo. In conformità con l’insegnamento di Papa Francesco, i punti sono raggruppati secondo i quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – con il fine ultimo di costruire un casa comune inclusiva e sostenibile per tutti. 

Nel documento “Misure alternative alla detenzione dei migranti” la Sezione M&R propone misure non custodiali alternative alla detenzione, come i centri di accoglienza non governativi e altri programmi di collocamento gestiti dalle comunità per assicurare una protezione migliore dei diritti e della dignità dei migranti irregolari, mettendo così in pratica l’obiettivo n. 13 del GCM. La Sezione ha affrontato anche la questione della regolarizzazione dei migranti, quale misura straordinaria e rapida per restituire loro la dignità e ripristinare una vita decorosa. Tale soluzione garantisce un contesto favorevole allo sviluppo di politiche di immigrazione e integrazione coerenti con il modello di governance condivisa previsto nel GCM.

Nel suo videomessaggio in occasione della 75ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre del 2020, Papa Francesco ha osservato che i due Patti Globali sui rifugiati e sulle migrazioni, pur essendo lodevoli e validi, ancora “non hanno il sostegno politico necessario per avere successo”. Egli ha, inoltre, parlato della tendenza degli Stati a “cadere in un nominalismo declamatorio” o di “eludere le loro responsabilità e i loro impegni”, alle quali contrappone una lotta realmente efficace contro i flagelli contemporanei, come la crisi dei migranti e dei rifugiati. Ciononostante, il Santo Padre vede nella crisi attuale “un’opportunità per le Nazioni Unite di aiutare a costruire una società più fraterna e compassionevole”.

Anche l’Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha partecipato alla 75ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e ha preso la parola (EN) durante la discussione in agenda della Seconda Commissione, al punto “Globalizzazione e Interdipendenza”. In tale occasione, egli ha dichiarato: “La Santa Sede incoraggia vivamente tutti gli Stati e la società civile a continuare a riaffermare i valori del Global Compact sulle migrazioni e il suo quadro completo di buone pratiche e strumenti politici volti ad aumentare la cooperazione internazionale e la condivisione di responsabilità nella governance della migrazione in tutte le sue dimensioni”. Allo stesso tempo, l’Arcivescovo Caccia ha ricordato cha la cooperazione internazionale dovrebbe adoperarsi per garantire che “emigrare non sia l’unica opzione rimasta per coloro che cercano la pace, la giustizia, la sicurezza e il pieno rispetto della loro dignità umana”, nonché per sostenere il ruolo positivo che i migranti già ricoprono nelle economie dei loro paesi di origine, transito e destinazione, così promuovendo lo sviluppo globale. 

La dottoressa Francesca Di Giovanni, Sottosegretaria per il settore multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, ha offerto il suo contributo in occasione del 72º Comitato Esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Nel suo intervento (EN), Di Giovanni descrive la questione dei rifugiati come una “crisi di solidarietà” e una sfida che interpella “la nostra coscienza come famiglia di nazioni”. I paesi dovrebbero “cercare strategie che impegnino tutti come partner uguali”, come stabilito dal GCR. La Sottosegretaria mette in guardia sul fatto che il Compact “avrà successo solo se otterrà la necessaria volontà politica”. A tal riguardo, la Santa Sede auspica “azioni concrete e significative”, quali visti umanitari, programmi di sponsorizzazione individuali e comunitari, corridoi umanitari e ricongiungimenti familiari. La Sottosegretaria ha concluso il suo discorso richiamando a “una maggiore consapevolezza della nostra fraternità” quale unica chiave per “costruire una società giusta e una pace solida e duratura”.


Attori cattolici che contribuiscono a una governance globale della migrazione

La Delegazione Diocesana per le Migrazioni (DDM) ha avviato il progetto “West African Migratory Route” (EN, rotta migratoria dell’Africa occidentale), con l’obiettivo di ridurre i rischi legati alla migrazione irregolare. Le sue linee strategiche comprendono azioni di sensibilizzazione, informazione e sviluppo comunitario svolte in varie città. Il progetto è stato reso possibile dai contributi del Segretariato Missionario dei Gesuiti e della ONG Manos Unidas e ha avuto finora luogo in Guinea e Senegal. Il DDM ha istituito una piattaforma per i cittadini e una con le istituzioni della società civile, per contribuire alla realizzazione del progetto. L’impegno sottolinea l’importanza di collegare i vari punti della rotta migratoria (paesi di origine, transito e destinazione) al fine di proteggere le persone in transito e cerca di “fornire informazioni accurate e tempestive in tutte le fasi della migrazione” (si veda obiettivo 3 del GCM).

“Come procedere all’attuazione del Patto Globale sulle migrazioni nell’era del COVID-19?” (EN) è il titolo del documento realizzato dalla Civil Society Action Committee, una piattaforma che riunisce le reti della società civile che lavorano per migliorare la politica e la governance globale in materia di migrazione, convocata congiuntamente dalla Commissione Cattolica Internazionale per la Migrazione (ICMC). Il testo propone una strategia di attuazione per l’obiettivo 5 del GCM, “migliorare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per la migrazione regolare”, sostenendo la cooperazione internazionale quale fulcro attorno al quale concentrare gli sforzi collettivi per attuare il Compact. “Dobbiamo dare priorità all’espansione di percorsi migratori regolari e migliorare la collaborazione tra Stati”, scrive ICMC nel documento. Infatti, i percorsi migratori dipendono dalla collaborazione di almeno due paesi – un paese di origine e un paese di destinazione – il che significa che ogni progresso richiede un’alleanza. Idealmente, i percorsi migratori dovrebbero essere ampliati, ove possibile, a favore di corridoi migratori regionali e internazionali.

Il report “Migrazioni e Sviluppo Sostenibile” monitora le migrazioni rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e al Global Compact sulle migrazioni ed è stato realizzato nell’ambito del progetto “Volti delle Migrazioni”, di cui FOCSIV è partner italiano. Il documento studia il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile, in particolare l’inclusione sociale, economica e politica, con particolare riferimento alle migrazioni, abbandonando un approccio emergenziale a favore di una visione di medio-lungo periodo. Oltre alla dimensione nazionale, viene dato spazio ai rapporti di cooperazione con i paesi di origine e di transito. Si supera in questo modo il consueto, trito e tossico dibattito politico sulle migrazioni come emergenza e problema di sicurezza, che condanna i migranti alla precarietà, inserendoli in un piano di sviluppo sostenibile, in linea con quanto stabilito nell’Agenda degli Obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 (SDGs) e ribadito nel GCM (si veda obiettivo 19).


Verso un modello olistico di ospitalità

Nell’omelia (EN, ES, IT, PT) celebrata in occasione della 107ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, l’Arcivescovo dello Yucatan e Segretario esecutivo della Red CLAMOR, Gustavo Rodríguez Vega, ha ricordato che “i muri che oggi si costruiscono, materiali, morali o legali, sono un chiudersi al noi universale che formiamo con tutta l’umanità”. Al contrario, “aprirci a chi emigra significa costruire un noi e realizzarci secondo l’immagine divina che abbiamo nella nostra natura”.  Il presidente della Red CLAMOR ha anche denunciato che in un mondo globalizzato “le nazioni ricche hanno una grande responsabilità per evitare che migliaia e migliaia di esseri umani vengano materialmente cacciati dalla miseria e dall’insicurezza dei loro paesi”. Per questo ha chiesto che “le nazioni potenti siano parte della soluzione dei problemi”. La Chiesa dal canto suo è chiamata a essere più inclusiva. Nell’incontro e nel dialogo interculturale, ha affermato l’Arcivescovo riprendendo parole del Sommo Pontefice, “ci viene data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci a vicenda”. 

Il Servicio Jesuita a Migrantes (SJM) ha prodotto un rapporto intitolato “Enfocar la Mirada” (ES, concentrare lo sguardo). Il documento è il risultato della domanda: “Quali contributi può dare il SJM a un nuovo modello di accoglienza, e quali lezioni abbiamo imparato che possono migliorare questo modello?” La relazione offre un’analisi delle misure degli Stati membri dell’UE per limitare la pandemia e le conseguenze di tali misure sui richiedenti protezione internazionale. Il rapporto presenta la visione del SJM su come il sistema di accoglienza in Spagna sta rispondendo alle persone bisognose di protezione e dove dovrebbe essere diretto. Infine, la relazione presenta una proposta per un modello comunitario, attraverso sponsorizzazioni e reti delle comunità ospitanti.

Padre Fabio Baggio C.S., Sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati, ha fatto parte della delegazione della Santa Sede al 13º Forum Internazionale sulla migrazione e lo sviluppo, svoltosi a gennaio 2021, che ha riunito governi nazionali e locali, attori della società civile, imprenditori e rappresentanti giovanili. Durante una conversazione con ICMC (EN), egli ha affermato che è obiettivo della Sezione M&R promuovere il dialogo tra i diversi attori sul nesso tra migrazione e sviluppo, che è anche un tema centrale nel GCM. P. Baggio, inoltre, ha dichiarato che la Sezione M&R accoglie il sogno di Papa Francesco – ben riassunto nella Lettera Enciclica Fratelli tutti – di “un’unica famiglia che lavora insieme per il futuro senza lasciare nessuno indietro, senza esclusioni; crescendo insieme, salvandoci insieme”. A tal fine, la Sezione M&R “sostiene il dialogo multilaterale, non solo all’interno del Forum Internazionale sulla migrazione e lo sviluppo, ma anche in altre sedi. L’idea è quella di creare un mondo più giusto dove sia garantito a tutti l’accesso allo sviluppo umano integrale”.

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