Venezuela: i vescovi, nel Paese una situazione “moralmente inaccettabile”

Vatican News

Alina Tufani e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Ci troviamo come Paese in una grave crisi globale e democratica; l’essere umano con la sua dignità, principalmente il povero, è messo da parte”. L’analisi del momento che sta vivendo il Venezuela è contenuta nell’Esortazione Pastorale dei vescovi della Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV), ispirata alla citazione biblica: “Che il tuo grande amore, Signore, ci accompagni, come ci aspettiamo da te”, pubblicata a conclusione della loro Assemblea Plenaria Ordinaria. Nel testo si mette in luce la drammatica situazione socio-politica ed economica e la preoccupazione della Chiesa per la dignità e i diritti dei venezuelani che vengono limitati da un sistema politico che vuole “rimanere al potere ad ogni costo”. “Quando un’ideologia – si legge nel testo – prende il sopravvento come sistema di potere, che viola i diritti umani e rifiuta la dignità della persona, genera ingiustizia e violenza istituzionale”.

Le criticità del Paese

Nel documento si sottolineano tre realtà specifiche nella “dolorosa situazione del Paese”, esacerbate dalla pandemia: “lo smantellamento delle istituzioni democratiche e delle imprese statali”; “il drammatico esodo dovuto all’emigrazione forzata di quasi sei milioni di compatrioti espatriati per mancanza di opportunità di sviluppo nel Paese” e “la povertà della grande maggioranza del nostro popolo”, con particolare enfasi sulla malnutrizione dei bambini e sulle situazioni di ingiustizia vissute dagli anziani”. I vescovi aggiungono che, oltre a questi aspetti, “ci sono i danni psicologici, morali e spirituali vissuti dai venezuelani nel dramma che stiamo vivendo”.

Rifondare la nazione

“Ciò che è veramente in gioco, in mezzo a tutto questo deterioramento, è – scrivono i presuli – la persona umana nella pienezza della sua vocazione”, si invita a fare attenzione perché “c’è un obiettivo di fondo: trasformare l’essere umano, creato da Dio come un essere libero e responsabile, in un semplice esecutore”. Oltre la denuncia è altrettanto forte la necessità di “continuare a lavorare per la comunione, la pace e il benessere materiale e spirituale del nostro popolo”. Da qui l’appello a tutti i settori del Paese perché facciano la loro parte nella ricerca del bene comune. “Che nessuno si senta escluso da questo appello per il bene della famiglia e del popolo”. Nell’esortazione, spiegano che la “rifondazione della nazione” implica l’inclusione degli svantaggiati, la promozione del dialogo; la promozione della famiglia e dell’educazione e “il rinnovamento dei partiti politici”.

Le fragilità del sistema democratico

Il nuovo presidente della CEV, l’arcivescovo di Cumaná, monsignor Jesús González de Zárate, in un’intervista a Vatican News sottolinea che “insieme ai già noti problemi in ambito sociale, economico e politico, ci sono state le difficoltà inerenti alla pandemia e il popolo continua a soffrire di angosce e preoccupazioni”. Soffermandosi poi sulle elezioni nello stato di Barinas, per due volte convocate e che per due volte hanno confermato la vittoria dell’opposizione, il presule sottolinea che il voto ha rilevato “la fragilità del sistema democratico venezuelano e le molteplici difficoltà a partecipare alle elezioni” viste le intimidazioni e l’estromissione dei candidati.

Dare risposte

“Di fronte a questo panorama – ha detto monsignor González de Zarate – la Chiesa fa un ripetuto appello agli attori politici a cercare percorsi di rinnovamento e di partecipazione, a cercare percorsi di inclusione sociale in risposta ai grandi bisogni del nostro Paese”. Sulla situazione economica che vede una ripresa, il presidente dei vescovi parla di un “miglioramento apparente” perché larghi strati della società restano esclusi e anzi una causa dell’esodo venezuelano è “la mancanza di opportunità che costringe le persone a lasciare il Paese”, questo “crea una grave crisi familiare perché gli adulti in età produttiva viaggiano, lasciando spesso gli anziani e i bambini soli in situazioni precarie”.

Il Vangelo, un faro per rinascere

Non c’è dubbio che la Chiesa venezuelana ha accompagnato il popolo venezuelano in questa drammatica situazione, gli ostacoli per la Chiesa sono stati gli stessi di quelli “vissuti quotidianamente da tutto il popolo venezuelano”. Oggi è molto più difficile – ha spiegato monsignor González de Zarate – compiere la sua missione perché ci sono problemi di insicurezza. Tuttavia, la Chiesa continua a servire il popolo venezuelano, specialmente i più poveri ed esclusi con le sue possibilità.  “Con le sue esortazioni – ha concluso il presidente dell’episcopato – vuole illuminare questa realtà a partire dai valori del Vangelo, della solidarietà, della giustizia e della libertà, in modo inclusivo, con la partecipazione di tutti”. E in questo, sottolinea il presule, “siamo illuminati dall’invito di Papa Francesco a camminare insieme”, preparando il prossimo Sinodo dei vescovi.