“Un mese con Maria”, Il Magnificat sintesi di verità

Vatican News

Eugenio Bonanata e Daniele D’Elia – Città del Vaticano

Al termine del mese di maggio, il cardinale Angelo Comastri conclude questo ciclo di riflessioni, rammentando il significato autentico di cinque parole “sporcate dal materialismo dilagante”.

La prima, di queste parole, è “bellezza”. Oggi si ha il culto dell’apparire e dell’estetica, ma la vera bellezza non è quella esteriore, quella del corpo, avverte il porporato. La bellezza vera è quella interiore, che promana da un “cuore puro” e che si riflette anche sul volto. Di questo fu consapevole l’attrice Laura Antonelli, di cui il cardinale rammenta la vicenda. Fu vittima di operazioni chirurgiche mal riuscite, che avrebbero dovuto correggere alcuni inestetismi, ma, invece, ne degradarono l’aspetto. Alla fine di un lungo calvario, anche giudiziario, avrebbe dichiarato in un’intervista: “può sembrare paradossale, ma un giorno ti guardi allo specchio, vedi che sei bella, ricca e famosa, ma ti accorgi che hai un vuoto dentro”.

“Ricchezza” è un’altra parola che impone una riflessione. Le vere ricchezze, e lo asserisce più volte il Vangelo, non sono quelle terrene, ma quelle che potremmo esibire nella vita eterna, quelle dell’anima.

E anche il vero “successo” è quello additato da Cristo nei Vangeli. I “grandi” sono dichiarati tali nelle Sacre Scritture quando si considerano “piccoli” e riescono a fondare la propria vita sulla “roccia” dell’Onnipotente, in totale dipendenza da Lui. Cosi come dichiara di aver fatto Maria, nel Magnificat, Dio ha guardato l’umiltà, la piccolezza, di questa fanciulla, sconosciuta al mondo di allora, e l’ha resa “benedetta” e il suo nome è “invocato” in tutto il mondo.

“Un mese con Maria” – 31.ma meditazione

La “libertà”, poi, termine inflazionato nell’uso, non è sinonimo di “capriccio”. Abbiamo, certo, il potere di agire o non agire, di fare bene e fare male. Per un cristiano, però, l’adesione a Cristo è sorgente di ogni vera libertà e questa va sempre a braccetto con la “responsabilità”.

L’ultima parola sulla quale riflette Comastri è “felicità”. Cita il diario di Julienne Green: “Se volete sapere dove non abita la felicità, frequentate i luoghi di divertimento: lì troverete qualche briciola di piacere, ma di felicità neppure l’ombra”. Solo un’immersione nella volontà di Dio ci procura un’immensa felicità. Cosi come anche nell’abnegazione di noi stessi per donarci agli altri possiamo trovare la fonte della beatitudine. Il più bell’inno alla gioia è il Magnificat che, poi, è anche una sintesi perfetta dell’autentico significato dei quei valori appena richiamati in quest’ultima riflessione. Bellezza interiore, ricchezza d’animo, piccolezza, libertà, gioia, sono i traguardi di chi, imparando da Maria, vuole essere perfetto discepolo di Cristo.