Ucraina: la violenza sessuale, un’arma che oltraggia la dignità

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Dalla prima settimana di guerra Pavlo, il capo di una comunità cristiana nel sud dell’Ucraina, ha aiutato nell’evacuazione delle persone dalle zone maggiormente colpite. È riuscito ad andare nei luoghi occupati dall’esercito russo per portare cibo e medicine ai bisognosi. Ha aiutato donne e bambini che volevano fuggire da quei luoghi. “Tutti sanno cosa è successo a Bucha, – dice – però dovete capire che ‘Bucha’ si trova lungo tutta la linea di delimitazione e nelle parti occupate, dove la persona chi ha un’arma in mano si sente superiore agli altri. È evidente che in quei luoghi avvengono episodi di violenza sessuale. Di questo mi hanno parlato sia le donne, che sono scappate, che il primario dell’ospedale dove abbiamo portato le medicine. Per questo abbiamo cercato sempre di far fuggire da lì più gente possibile, soprattutto donne e bambini”.

Il numero delle vittime

La violenza sessuale durante i conflitti armati non è solo un reato penale, ma è una violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Durante un briefing, tenutosi all’inizio di giugno presso lo Ukraine Media Center (Kyiv), la viceministra dell’Interno dell’Ucraina Kateryna Pavlichenko ha detto che all’inizio dell’invasione russa su vasta scala, gli agenti di polizia hanno ricevuto circa mezzo centinaio di denunce di crimini sessuali compiti dai militari russi. Ha inoltre aggiunto che informazioni su altri fatti sono ancora al vaglio degli inquirenti: le vittime vengono identificate e poi vengono raccolte prove pertinenti.

Secondo Pavlichenko, le unità di polizia nazionale hanno già confermato informazioni sullo stupro di ragazze minorenni e ci sono anche fatti accertati di stupro ai danni di donne anziane. La viceministra ha affermato che la maggior parte di questi crimini sessuali commessi dai soldati russi contro i civili, sono rilevati e registrati nei territori che sono stati occupati per più tempo dagli invasori. “Sarà difficile capire le dimensioni di questi crimini, perché non tutti sono disponibili a parlarne, denunciarli e chiedere aiuto. Le vittime non sempre sono disposte a parlare”. La funzionaria ha aggiunto che le forze dell’ordine offrono anche alle vittime la possibilità di rivolgersi a specialisti per ricevere supporto e assistenza adeguati.

Supporto psicologico

Psicoterapeuta e professore Roman di Vinnytsia (Ucraina centrale) spiega che in questo momento è molto difficile fare una stima del numeo delle vittime di violenze sessuali. “Ci troviamo in una situazione che non è normale, – afferma, – e nella prospettiva della guerra, dobbiamo considerare anche questo terribile fenomeno che è la violenza. Dobbiamo capire che la violenza sessuale è uno strumento della guerra. E anche se per adesso non abbiamo la misura di quanto questo strumento sia stato, o viene usato in Ucraina, sulla base della mia pratica professionale o di quella dei miei colleghi, diventa chiaro che esso costituisce a tutti gli effetti una parte dell’arsenale militare russo, uno dei mezzi che i soldati russi hanno usato e stanno usando non soltanto contro le donne ucraine, ma anche contro gli uomini ed i bambini. Esso è uno dei modi, non soltanto per umiliare queste persone, ma anche per oltraggiare la dignità del nostro popolo”.

“La violenza sessuale, – continua lo psicoterapeuta, – ferisce profondamente la persona umana, il suo corpo. Per questo la vittima, prima di tutto, deve rivolgersi al medico per ricevere un primo soccorso. Il secondo ‘campo di battaglia’ sono le emozioni: è molto difficile affrontare lo stato emotivo che nasce dopo la violenza subita – la vergogna, il senso di colpa e la paura. Per questa ragione molto spesso le vittime non denunciano”.

“Il tema è molto delicato, – spiega lo studioso, – bisogna creare spazi nei quali le vittime della violenza sessuale possano sentirsi accolte e capite. Occorre creare per loro meccanismi semplici di accesso all’aiuto, rendere pubblici le linea di assistenza telefonica o gli indirizzi e-mail, a cui possano rivolgersi. Di questo devono parlare pubblicamente i rappresentanti delle forze d’ordine o pubbliche autorità per spiegare come denunciare questi crimini e accedere all’aiuto. Spesso le vittime hanno paura di trovare nelle istituzioni a cui si rivolgono,  persone incompetenti e insensibili. Bisogna far capire loro invece che devono rivolgersi agli specialisti – sia medici, che psicologi – il prima possibile”.

La Giornata contro la violenza nei conflitti armati

La Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati è stata introdotta il 19 giugno del 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per porre fine a una pratica disumana e per onorare le migliaia di vittime della violenza sessuale nei conflitti. Questa data coincide con l’adozione della Risoluzione 1820 del 2008 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha riconosciuto la violenza sessuale come una strategia di guerra e come minaccia alla pace e alla sicurezza mondiali. Nella Risoluzione, si riconosce che lo stupro e altre forme di violenza sessuale possono costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità e si chiede l’immediata e completa cessazione di atti di violenza sessuale contro i civili, da parte di tutti gli attori coinvolti in un conflitto armato.