Ucraina, inizia la scuola tra insicurezza e voglia di normalità

Vatican News

Svitlana Dukhovic e Gabriella Ceraso – Città del Vaticano 

Il 1° settembre in Ucraina ufficialmente inizia l’anno scolastico, per la prima volta nelle condizioni di guerra. In molti, tra bambini e ragazzi, non potranno frequentarlo perché le loro vite sono state spezzate dal conflitto, altrettanti sono feriti o ricoverati anche in Paesi lontani. Per chi rimane, la ripresa degli studi avverrà tra tante sfide, come racconta il capo del Dipartimento per l’istruzione della Chiesa greco-cattolica ucraina, il salesiano don Petro Mayba.

Ascolta l’intervista a Don Petro

Numero di bambini vittime di guerra

Fino al 28 agosto del 2022 – secondo la Procura generale –  più di 1.112 bambini sono rimasti feriti in Ucraina a causa dell’aggressione armata. Secondo le informazioni ufficiali, 379 bambini sono morti e più di 733 sono stati feriti di vari gradi di gravità, ma i dati non sono definitivi. 

Preparazione all’anno scolastico

In vista dell’inizio del nuovo anno, il Ministero dell’Istruzione e della Scienza dell’Ucraina ha pubblicato le informazioni e le raccomandazioni sull’organizzazione. Le commenta don Petro mettendo in primo piano la sicurezza che determinerà l’organizzazione del processo educativo e le scelte dei genitori circa la frequenza in presenza o on line delle lezioni. Se i genitori non accettano la forma di educazione in presenza e a tempo pieno, possono scegliere una forma a distanza o un orario individuale, oppure trasferire il bambino a una forma di educazione esterna o familiare. Tuttavia, l’insegnamento in presenza può essere introdotto solo nelle scuole che sono dotate di rifugi che soddisfano certi standard. Se questi rifugi sono troppo piccoli per accogliere tutti gli studenti, il processo educativo può essere organizzato in turni.

Vicinanza e continuità, fattori fondamentali

Per la scuola elementare (dove è possibile) è preferibile la forma in presenza, perché i bambini hanno bisogno della comunicazione dal vivo: “Questa è la grande emergenza – spiega don Petro –  senza contatto umano non c’è crescita o sviluppo. E poi l’instabilità gioca un ruolo importante nei processi educativi e formativi”.

Per il contesto delle scuole e dell’educazione cattolica, don Petro rimarca la priorità della vicinanza. “La vita continua e noi dobbiamo essere capaci di vivere e vivere bene, anche se intorno a noi c’è la guerra. Dobbiamo adattarci alla nuova situazione”.