Ucraina, gli scout a Piazza San Pietro pregano per la fine della guerra

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Roberta Barbi – Città del Vaticano

La risposta degli scout all’invito di Papa Francesco a digiunare e pregare il Mercoledì delle Ceneri per la pace in Ucraina non si è fatta attendere: ieri sera un migliaio di giovani in pantaloncini corti si sono riuniti in piazza San Pietro alle 21 per una veglia in cui hanno cantato, riflettuto e pregato in lingua italiana e ucraina. Una preghiera comunitaria che diventa un grido forte verso il cielo, a implorare “da Dio quella pace che gli uomini da soli non riescono a costruire”, come ha scritto Papa Francesco proprio ieri nell’omelia per la Messa delle Ceneri, letta dal cardinale segretario di Stato Parolin.

““Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio””

È la lettura del discorso della Montagna dal Vangelo di Matteo, il cuore della veglia degli scout, un momento di riflessione che diviene commozione quando quelle stesse parole risuonano in lingua ucraina nella piazza gelida. Ma negli spunti proposti dagli organizzatori, anche la storia di Caino e Abele dal libro della Genesi, quel racconto delle “radici del male” in cui l’uomo, nominato custode di suo fratello, ne diventa invece l’omicida, scoprendo la violenza e il peccato. Parole che vengono spiegate da altre parole, quelle tratte dall’Enciclica di Francesco, Laudato si’: “Quando tutte queste relazioni sono trascurate, quando la giustizia non abita più sulla Terra, la Bibbia ci dice che tutta la vita è in pericolo”.

Come Giovanni Paolo II: l’impegno alla base della costruzione della pace

Il proseguimento della veglia scivola via pregando il Salmo 31, leggendo la colletta per la Messa in tempo di guerra, le parole del profeta Isaia e la preghiera universale con intenzioni che spaziano dalle Chiese di tutto il mondo, ai profughi, alle vittime, ai più fragili e vulnerabili che stanno scappando dall’orrore, fino a quelli che non hanno potuto o voluto scappare. È ormai sera inoltrata quando le candele si spengono al freddo e con nel cuore il conforto di aver fatto proprie, ancora una volta, le parole di Giovanni Paolo II: “Pregare per la pace significa aprire il cuore umano all’irruzione della potenza rinnovatrice di Dio”. È stata un’iniziativa semplice, come semplice eè lo stile scout, ma al tempo stesso una risposta forte e chiara, più forte delle bombe, perché, come ha spesso ricordato il Papa, il Signore ascolta le preghiere di tutte le sue creature, anche quelle con la pelliccia al collo e il cappellino verde dei lupetti in testa, gli occhi rossi di sonno perché domani si deve andare a scuola.