Ucraina. Gli aiuti della rete della Caritas del Regno Unito

Vatican News

Roberta Barbi – Città del Vaticano

È unita e compatta la risposta alle necessità della popolazione ucraina colpita dalla guerra, da parte della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles che si sta mobilitando attraverso Caritas Social Network e Cafod che a lor volta si stanno coordinando con le associazioni umanitarie presenti in loco, a partire da Caritas Ucraina.

Pronti ad accogliere profughi di guerra

“Abbiamo seguito la situazione in Ucraina con crescente incredulità e sgomento, e con le nostre preghiere”, fanno sapere le due organizzazioni che costantemente si tengono in contatto con le loro omologhe sul terreno, comprese le Caritas dei Paesi confinanti che stanno facendo un enorme sforzo per il sostegno dei profughi. Nel Regno Unito, inoltre, il governo lavora alla possibilità di ospitare profughi e ai ricongiungimenti familiari, pertanto l’azione di Caritas Social Network è particolarmente importante nel raccogliere informazioni sulla potenziale capacità della comunità cattolica di sostenere i rifugiati, ad esempio alloggi, fondi disponibili per le crisi e risposte specializzate sui traumi di guerra che alcune di queste organizzazioni di assistenza già forniscono.

L’appello alla responsabilità di Caritas Europa

È un appello disperato alla responsabilità rivolto alle parti in conflitto, affinché aderiscano al diritto internazionale umanitario e alle norme di base sui diritti umani, quello rivolto da Caritas Europa, che attraverso i suoi bracci nazionali è direttamente impegnata nel sostegno della popolazione che si trova sotto i bombardamenti. L’organizzazione ha espresso un “condanna forte dell’intervento militare su larga scala in Ucraina e la brutale aggressione verso il suo popolo. Deploriamo i consistenti attacchi contro le vite e le infrastrutture civili a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni. Tali atti di aggressione mettono in pericolo la stabilità internazionale e la pace e gettano discredito sul diritto internazionale”. “Tutte le parti devono garantire la protezione dei civili e delle infrastrutture non militari durante le ostilità e consentire la consegna urgente e senza ostacoli dell’assistenza umanitaria alle persone colpite, oltre a permettere l’accesso sicuro degli operatori umanitari. Chiediamo urgentemente una cessazione immediata delle ostilità e un ritorno alla diplomazia, significativa per prevenire un ulteriore deterioramento della crisi umanitaria in corso in Ucraina e nei Paesi limitrofi”.

Tutela dei civili: un diritto per chi fugge e per chi resta

Nella sua disamina, Caritas Europa cita un dato fornito dall’Acnur (l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati) che ovviamente non è definitivo, ma in costante aumento: finora oltre 500mila persone sono fuggite nei Paesi vicini e molte altre sono sfollate internamente. “Questi numeri crescono rapidamente insieme ai bisogni di protezione – fa sapere l’organizzazione – mentre ci sentiamo profondamente angosciati da tale orribile violenza, siamo rincuorati dalla risposta di coloro all’interno dell’Ucraina, nei Paesi limitrofi e in tutta Europa per far fronte alla situazione delle persone colpite. Riconosciamo la resilienza e la perseveranza della Caritas in Ucraina, del suo staff e dei suoi partner che continuano il loro prezioso lavoro in circostanze così difficili. Abbiamo il massimo rispetto per i molti volontari che lavorano instancabilmente all’interno dell’Ucraina e ai suoi confini per assicurare che l’assistenza umanitaria possa raggiungere chi ne ha bisogno”. In merito all’apertura dei confini europei per fornire rifugio ai cittadini ucraini in fuga dal conflitto, così come sull’apertura di percorsi sicuri per fornire alloggio e assistenza ai cittadini di Paesi terzi che stanno lasciando l’Ucraina, “continueremo a sostenere una risoluzione pacifica del conflitto e ad aumentare il nostro impegno e sostegno per alleviare le sofferenze della gente, sia di quella che resta all’interno del Paese, sia di quella che si mette in viaggio”, conclude.