Ucraina, Caritas: “A Dnipro la solidarietà ci aiuta a superare lo shock”

Vatican News

Ivanka Velychko e Mila Leonova, entrambe in servizio a Caritas Donetsk che ha sede nella città ucraina, raccontano dei soccorsi alle vittime del condominio colpito sabato da un missile: la gente è devastata ma l’aiuto reciproco fra tutti ci ha stretti in un legame che consola

Svitlana Duckhovych – Città del Vaticano

Sessantanove ore di lavoro tra le macerie e quindi sessantanove ore di attesa, speranza e per tanti, troppi, alla fine di un dolore straziante, come lo ha definito stamattina il Papa alla fine dell’udienza generale. Poi ieri verso le 13.30, dopo quella corsa contro il tempo, il tempo del silenzio: sirene e clacson e teste chine davanti all’ennesimo monumento di morte, come troppi ormai in Ucraina, per dare un ultimo saluto alla memoria di quei 45 genitori, amici, parenti figli – sei i piccoli deceduti – tutti scomparsi nella voragine aperta da un missile russo in un palazzo di Dnipro quattro giorni fa.

Da quell’inferno sono usciti un’ottantina di feriti, 16 dei quali minori, e 20 risultano nell’elenco dei dispersi. Ma la ferita che ha colpito la città ucraina sta facendo sanguinare un quartiere intero per via della scia di distruzione causata dal missile nel circondario. Oltre alla tragica beffa di persone morte in un palazzo lontano da casa dopo essere scampate altrove dalla violenza. Mila Leonova, responsabile per la comunicazione di Caritas Donetsk che ha sede a Dnipro, parla ai media vaticani di questa nuova tragedia, delle storie delle vittime e degli scampati e della catena della solidarietà che anche stavolta si è creata.

Che scenario si è creato nella zona colpita? 

L’impatto del missile e l’esplosione hanno danneggiati anche i palazzi vicini, non solo quelli che sono immediatamente di fronte, ma anche le file succesive. Sembrava fossero protetti, ma questa esplosione è stata così forte che le finestre di quei palazzi sono state completamente distrutte: sono migliaia di metri quadrati di finestre che dovranno essere sostituite. Dopo l’esplosione, ci sono stati anche blackout, e per questo gli elettrodomestici delle persone si sono bruciati. Secondo i dati approssimativi delle autorità della città, 236 appartamenti non sarà possibile risistemarli. E dunque per queste persone bisognerà trovare nuovo alloggio.

E tuttavia la volontà di portare subito aiuto è stata per così dire più forte del terrore…

Certamente, l’intera città Dnipro ha dimostrato di avere un cuore molto grande, perché subito dopo l’attacco quasi tutti i residenti erano lì. Il palazzo colpito è molto grande, si trova in un complesso residenziale con il quale sono collegate molte storie personali, perché quasi ogni persona di Dnipro aveva parenti lì, o amici, conoscenti. Ed è per questo che quando vediamo le foto, ascoltiamo le storie delle persone morte, questo ci tocca il cuore. Si tratta di volti familiari, di persone che conosciamo. E tra le vittime ci sono purtroppo molti sfollati fuggiti dalla guerra dalle regioni di Donetsk, Luhansk e Kharkiv.

Come stanno reagendo le persone a un dolore così enorme?

Vedere tutto questo… Direi che non ci sono rimaste più forze per le emozioni, il cuore semplicemente non può assorbire così tanto dolore e non può nemmeno accettare che questa sia una realtà, che una cosa del genere sia possibile nel nostro tempo. La gente non riesce ad accettarlo. Possiamo solo fare qualcosa per aiutare a superare le conseguenze di questa tragedia, per sostenere queste persone che ora sono semplicemente sotto shock. Tutti noi che ora siamo a Dnipro ci sentiamo per così dire legati da un amore grandissimo e stiamo cercando di trasformare le nostre emozioni negative attraverso l’aiuto che possiamo offrire qui e ora. Non abbiamo tempo nemmeno per riflettere o per imprecare contro qualcuno. Dobbiamo abbracciare con amore quelle persone che sono qui, che hanno sofferto. Questa penso sia la cosa più importante adesso.

Il lavoro dei volontari 

Ivanka Velychko coordina il lavoro dei volontari di “Caritas Donetsk”. Quando l’abbiamo contattata era appena tornata nel suo ufficio dopo la conclusione dei lavori di soccorso, verso le 13.30 di ieri. Parla di ciò che ha visto e le sue parole lottano con le lacrime.

Essere costretti ad affrontare una strage simile è stato un colpo terribile…

Quando ero lì, non c’erano emozioni, ma quando sono arrivata in ufficio le emozioni hanno cominciato a traboccare: perché sul momento trovi la forza di non mostrare il tuo dolore alla gente, perché si rivolgevano a noi per un aiuto. Mentre eravamo lì, si è svolta la cerimonia che annunciava la fine dei lavori di soccorso. A un certo punto tutte le auto di soccorso, le macchine di polizia e le ambulanze hanno acceso le sirene in segno di omaggio alle vittime. Un suono che ha fatto alzare gli uccelli in cielo e ci sembravano le anime di persone morte… È stato un momento molto emozionante. C’era molta gente, anche perché una ventina risultano disperse, e in tanti hanno creduto e si sono aggrappati fino all’ultimo a un barlume di speranza. Una donna aveva aspettato in una tenda per due giorni perché suo figlio era rimasto fra  le macerie. Quando hanno trovato il corpo del bambino, lo hanno dato alla donna, sono arrivati i parenti… È stato molto difficile…

Quando hanno suonato le sirene, tutti hanno cominciato a piangere. Alla fermata dell’autobus accanto alla casa distrutta c’era una montagna di fiori e giocattoli che la gente ha portato. Qualcuno ha detto: “Qui c’era il mio appartamento, qui eravamo felici”… Ogni appartamento è un destino diverso, una storia. A Dnipro, questa zona residenziale era considerata molto prestigiosa. È difficile, ma questa tragedia ci ha uniti ancora di più. Molte persone sono venute portando cibo per preparare pranzi caldi, altri hanno detto di voler fare volontariato. Le persone erano molto unite, capivano quello che c’era fare da uno sguardo. Condividiamo così i nostri sentimenti, con un abbraccio e tanto aiuto concreto. Per esempio molti imprenditori hanno offerto un’assistenza mirata a singole famiglie, facendosi carico di una di loro.

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