Sud Sudan, 153 giovani in classe nel nuovo liceo lasalliano di Rumbek

Vatican News

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Sono il futuro del Sud Sudan, che a luglio festeggerà i dieci anni di indipendenza, pagata a caro prezzo con un lungo e sanguinoso conflitto con il Sudan del Nord. 153 ragazzi, dai 14 ai 16 anni, che all’inizio di febbraio hanno riempito le nuove aule del liceo dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Rumbek, nello Stato dei Laghi. Sono la speranza di un Paese appeso alla tregua, e al successivo processo di pace, che nel 2018 ha fermato la guerra civile durata 5 anni, e che ha causato 400 mila vittime e costretto più di 4 dei 12 milioni di sud sudanesi ad abbandonare le proprie case.

Le nuove aule in un terreno donato dai capi villaggio

Durante il conflitto le scuole sono state distrutte o utilizzate come basi militari, col risultato che meno di un terzo della popolazione oggi è alfabetizzata. Per questo nel marzo del 2018 i Fratelli Lasalliani (dal nome del loro fondatore, il patrono francese degli educatori Giovanni Battista De La Salle) hanno aperto, con l’aiuto delle Suore di Loreto che già avevano un liceo femminile, una classe per 26 ragazzi. Nel 2019, su un terreno di 48 ettari donato dai capi del villaggi, è iniziata la costruzione di una nuova scuola, mentre per il secondo anno scolastico, su 186 richieste, sono stati ammessi 45 studenti.

A giugno 2019 lezioni nella scuola ancora in costruzione

E già a giugno dello stesso anno i giovani studenti hanno potuto fare lezione sotto i tralicci ben piantati della scuola in costruzione, mentre nei container sono state attrezzate aule, laboratori, uffici e dormitori. A marzo del 2020 la scuola era completata. Su più di 400 candidati, il nuovo liceo di Rumbek ne ha potuti accogliere solo 80, portando però il totale degli studenti a 153. Per loro un campus essenziale ma efficiente, con otto aule divise in due blocchi, dormitori per 83 studenti, spazi per la comunità dei Fratelli de La Salle, laboratori e due residenze per gli insegnanti. Una scuola alimentata dall’ energia pulita di pannelli solari, con 2 serbatoi d’acqua per le necessità della scuola e 4 pozzi trivellati a disposizione delle comunità locali.

La novità del 2021: una mensa per tutti gli studenti

Purtroppo poco dopo l’apertura il Governo ha fatto chiudere le scuole, per prevenire la diffusione del Covid-19. Nei mesi di sospensione delle lezioni è stata costruita una nuova mensa, grazie all’aiuto di Caritas Pro Vitae Gradu, associazione caritativa di ispirazione cristiana con sedi in Svizzera e Nuova Zelanda. Il terreno intorno alla scuola è stato coltivato per rifornire la mensa stessa e garantire la sicurezza alimentare degli studenti, che a febbraio 2021 hanno potuto nutrirsi nella nuova mensa.

Le voci dei ragazzi: “Qui ci sentiamo al sicuro”

“In questa scuola ci sentiamo sicuri – racconta Malok – Potendo vivere qui, possiamo studiare senza il rischio di entrare in reti criminali, iniziare a bere, fumare o rubare”.“Mi sento fortunato ad essere uno studente La Salle, perché questa scuola può guidarci verso il nostro futuro. Ha delle belle strutture, ci dà la possibilità di mangiare e dormire qui e di avere tutto il materiale che ci serve per studiare.”

Studiare per cambiare il Sud Sudan

Joseph si rivolge “ai donatori che hanno reso possibile questa scuola. A loro vogliamo dire che non daremo per scontata questa grande opportunità che ci è stata data. Dimostreremo che ne trarremo il massimo e non intendo solo per noi stessi, ma per portare il cambiamento nel Sud Sudan. Il loro grande aiuto non andrà perso”. Gli fa eco Emmanuel: “La Salle School di Rumbek ci ha dato la speranza di poter davvero un giorno raggiungere i nostri sogni. Qui abbiamo insegnanti che provengono da diversi Paesi e questo è un grande arricchimento: sono sempre qui per noi, per guidarci nella giusta direzione. Non ci insegnando solo ad essere dei bravi studenti, ma delle brave persone che possano portare cambiamento nella società”.

“Vivere nel campus riduce il rischio di abbandono”

Infine Daniel sottolinea che “il poter vivere nel campus ha avuto un grandissimo impatto nelle nostre vite. Se fosse stata una scuola solo diurna, ci sarebbero stati grandi possibilità che molti di noi abbandonassero la scuola. Dormendo qui possiamo concentrarci di più e ci teniamo al di fuori dei conflitti fra i villaggi”.

Fratel Alak: lasciarli senza scuola è più pericoloso del Covid

Anche il direttore della scuola superiore di Rumbek, il sud sudanese fratel Joseph Alak, sottolinea l’importanza che la frequenza scolastica ha nella vita di questi ragazzi. Molti loro coetanei, secondo il World Food Programme (Programma Alimentare Mondiale), le cui famiglie sono rimaste senza mezzi per vivere, li cercano con la violenza. Con le scuole chiuse, spiega a Vatican News fratel Alak, i giovani sono più esposti a “violenze fisiche, emotive e sessuali”, a lavoro minorile e fame, visto che per molti di loro gli unici pasti sicuri sono quelli che offre la scuola. Chiediamo prima di tutto al direttore della scuola di Rumbek se il Covid-19 è ancora un pericolo per il Sud Sudan.

R. – Sì, la pandemia di coronavirus è ancora un pericolo per noi. Il Paese ha registrato pochi casi nelle ultime due settimane, ma c’è preoccupazione ovunque da parte del personale sanitario e della task force del Governo. Il Sud Sudan ha imposto un blocco parziale e vietato tutti i raduni per un periodo di un mese.

Ma avete potuto iniziare l’anno scolastico con più tranquillità, rispetto allo scorso anno?

R. – Poiché la pandemia di Covid-19 non è ancora finita, la riapertura delle scuole era un argomento difficile da considerare. Tuttavia, è fondamentale bilanciare gli effetti estremamente dannosi della chiusura delle scuole sui bambini, con la necessità di controllare la diffusione del Covid-19. Sì, i bambini sono a rischio di infezione, e sì, questo è terrificante per noi. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei bambini, se infettati, mostra sintomi lievi e si riprende bene. E i rischi per loro di tenere le scuole chiuse superano i rischi per la salute causati dalla pandemia. Ora sappiamo di più sui bambini e sul Covid-19 di quanto non sapessimo prima, e sappiamo che i bambini sono meno inclini ad ammalarsi e hanno molte meno probabilità di diffondere la malattia.

Allo stesso tempo, abbiamo avuto prove crescenti dell’impatto negativo che le classi chiuse hanno avuto sui bambini, come l’aumento di abusi, sfruttamento, matrimoni infantili e gravidanze precoci. I minori sono più sicuri dentro le mura della scuola che fuori. Ci sono prove schiaccianti sull’impatto negativo anche sulla salute fisica e mentale dei bambini, sulla nutrizione, sulla sicurezza e sull’apprendimento. Quando sono fuori dalla scuola per periodi di tempo prolungati, la loro esposizione alla violenza fisica, emotiva e sessuale aumenta. La loro salute mentale si deteriora. Sono più vulnerabili al lavoro minorile e hanno meno probabilità di uscire dal ciclo della povertà. Inoltre, migliaia di bambini, in particolare quelli che vivono in zone rurali, provenienti da famiglie più povere o con necessità particolari, si affidano alle scuole come un’ancora di salvezza per i pasti. Quando le scuole chiudono, la loro ancora di salvezza viene portata via.

Durante tutto lo scorso anno, il Sud Sudan ha registrato meno casi di contagio da Covid-19 rispetto ai nostri Paesi vicini e quasi tutti nella capitale Juba. Ci sono stati pochi casi qui a Rumbek. Le chiusure prolungate delle scuole rischiano di far regredire gli studenti dal punto di vista accademico. Noi siamo una nuova scuola, con un buon livello di insegnamento e siamo preoccupati che una chiusura prolungata possa ostacolare la nostra eccellenza.  Un’altra ragione che ci ha spinto all’apertura della scuola La Salle è che abbiamo pagato gli stipendi agli insegnanti a contratto, mentre eravamo chiusi per la pandemia. Quando è arrivato il nuovo anno scolastico, abbiamo ripreso il contratto e chiesto loro se erano disposti a insegnare o no, e tutti hanno optato per riprendere la scuola. Abbiamo alcune sistemazioni per gli studenti, e abbiamo pensato che gli studenti sono più sicuri dalla pandemia se sono isolati. E come scuola abbiamo dato loro un alloggio. Il ministero dell’Istruzione del Sud Sudan ha emesso delle linee guida volte ad arginare la diffusione della malattia, con il distanziamento di almeno due metri, evitare di toccarsi bocca, occhi e naso, lavarsi le mani regolarmente, indossare la mascherina su bocca e naso, evitare di starnutire in prossimità di altre persone, e così via. Abbiamo fornito a studenti e insegnanti mascherine facciali lavabili.

Qual è oggi la situazione dell’istruzione nel Paese? I dati del 2018 erano drammatici, e la pandemia non li avrà migliorati: meno di un terzo della popolazione scolarizzata, solo il 16 per cento delle donne sa leggere, solo il 5 per cento dei ragazzi si iscrive alla scuola secondaria, con un tasso di abbandono scolastico del 70%…

R. – Il Governo, dall’ottobre 2020, ha disposto la riapertura parziale degli istituti di istruzione in seguito al calo dei casi positivi al Covid-19. Il ministro dell’Istruzione ha detto che la prima fase di riapertura, che ha preso il via il 5 ottobre, ha coinvolto solo 75 mila studenti della scuola primaria e 35 mila della scuola secondaria, in tutti i dieci stati del Paese. Ha spiegato che la riapertura parziale della scuola ha permesso loro di completare l’anno accademico 2019/2020. In Sud Sudan l’anno scolastico inizia la prima settimana di febbraio e termina la prima settimana di dicembre. Il nostro sistema scolastico prevede 8 anni nella scuola primaria, 4 anni nella secondaria e 4 anni all’università.

Come sono divisi i 153 allievi? I vostri insegnanti non sono solo sud sudanesi, dicono anche i ragazzi nelle loro testimonianze… Quanti sono e di quali Paesi? Sono stati formati da voi Fratelli delle Scuole Cristiane?

R. – La nostra scuola ha tre classi: il primo, secondo e terzo anno di scuola superiore. Abbiamo 24 studenti nella terza superiore, divisi in due classi, 12 nella classe di scienze e 12 nella classe di arte. In seconda sono 49 e li abbiamo divisi in classi di 25 e 24 studenti, per mantenere il distanziamento. In prima liceo ci sono 80 studenti, divisi in tre classi, da 26, 27 e 27, sempre per lo stesso motivo. I nostri insegnanti sono undici: tre Fratelli delle Scuole Cristiane e 8 insegnanti laici. Due professori sono kenioti, uno ugandese e 5 sud sudanesi, che sono stati formati in Uganda durante la guerra. Gli insegnanti della scuola secondaria devono essere laureati, e i Fratelli si occupano della formazione degli insegnanti della scuola primaria. Offriamo delle borse di studio a giovani sud sudanesi che desiderano laurearsi per diventare insegnanti nelle scuole secondarie. Uno di loro è al secondo anno presso il Ctie a Nairobi ed è ospite della nostra casa di formazione dove prepariamo i giovani Fratelli di lingua inglese. Purtroppo al momento la scuola ha un solo dormitorio e può ospitare al massimo 83 studenti per notte.

Il processo di pace in corso e la vostra nuova scuola, vi fanno guardare con più speranza al futuro del vostro Paese?

R. – Non ci sono combattimenti al momento, la tregua regge e la gente aspetta l’attuazione dell’accordo di pace. L’unica speranza è aspettare le elezioni del 2023: speriamo che la pace possa reggere ancora a lungo e aspettiamo il futuro. Già la mancanza di conflitti armati è meglio di un ritorno alla guerra.

I quattro pozzi che avete realizzato vicino alla nuova scuola sono utilizzati anche dalla comunità di Rumbek, vista la scarsità di acqua potabile nel Sud Sudan? Che significato hanno per la vita della comunità?

R. I quattro pozzi stanno funzionando bene e stanno fornendo alla gente che vive vicino alla scuola acqua pulita. Alcune famiglie utilizzano l’acqua per coltivare ortaggi, intorno al pozzo. Questi pozzi avuto un grande impatto sulla comunità circostante. C’è bisogno di farne altri, ma non sarà possibile in breve tempo.

Per far studiare questi 153 studenti e quelli che verranno nei prossimi anni, non dovrà mancare l’aiuto di chi vi ha sostenuto nella costruzione della nuova scuola, come Cei, Caritas Pro Vitae Gradu, il vostro istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane e altri enti. Cosa chiedete a chi potrebbe ancora aiutarvi?

R. – La scuola ha ancora molte necessità. Quelle più urgenti sono innanzitutto nuovi dormitori, che si aggiungano all’unico che abbiamo oggi. Ci servono da 4 a 6 dormitori per poter ospitare almeno 480 studenti. Abbiamo bisogno presto di laboratori per le materie scientifiche e di computer, di una biblioteca, e di costruire un muro di cinta intorno alla scuola, che per ora ha una semplice recinzione di filo spinato. Il muro è necessario anche per proteggere gli alunni da pallottole vaganti, in caso di scontri armati. Più avanti dovremo costruire un altro blocco di aule con un laboratorio e una biblioteca, un nuovo pozzo per le attività agricole, e ci servirà anche un’auto di servizio e nuovo materiale didattico e informatico. Gli studenti non sono in condizione di contribuire ai costi, quindi sarebbe auspicabile avere delle borse di studio per coprire almeno in parte le spese correnti. Generalmente è più facile trovare chi sostiene le ragazze, mentre in Sud Sudan educare anche i ragazzi è fondamentale se si vuole contribuire a cambiare una cultura profondamente maschilista. Solo un’educazione di qualità può fare uscire il Paese dalla guerra, dalla povertà e dalla disuguaglianza di genere.