“Storia del cristianesimo in Umbria”, grandi santi e piccoli centri urbani

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Nel volume della Libreria Editrice Vaticana il viaggio nel tempo nel cuore dell’Italia sulle orme dei testimoni che vi hanno radicato la fede. Andrea Possieri, uno dei curatori: con Assisi la questione della pace diventa in tempi vicini a noi caratteristica peculiare di questo territorio

Debora Donnini – Città del Vaticano

Una terra che ha dato i natali ad alcuni fra i santi più noti dell’Italia: da san Francesco d’Assisi a santa Chiara fino a san Benedetto da Norcia. Le vicende storiche del luogo fanno da sfondo allo sviluppo della fede indagata nei due tomi che compongono il testo “Storia del cristianesimo in Umbria”.

A cimentarsi con i loro saggi in questa vasta opera, diversi storici, fra i quali anche Andrea Riccardi, sotto la guida dei curatori Andrea Possieri, Andrea Maiarelli e Pierantonio Piatti. Un testo che ha perlatro il patrocinio del Pontificio Comitato di Scienze Storiche e della Conferenza Episcopale dell’Umbria.

“Il punto cruciale di questo libro è quello di essere una grande opera che mette insieme la storia ecclesiastica, religiosa e culturale di una Regione con diocesi antichissime. Un’opera pensata per un pubblico vasto, non solo di specialisti”, ricorda nell’intervista il professore di storia contemporanea all’Università di Perugia, Andrea Possieri. A idearla, più di 20 anni fa – racconta – fu monsignor Giuseppe Chiaretti, allora arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Anche se, in realtà, era stata già pensata da intellettuali cattolici e se ne parlava da circa 100 anni.

Ascolta l’intervista a Andrea Possieri:

L’eredità di San Francesco

Il libro ricostruisce, in modo peculiare, la storia della fede in questa zona d’Italia, ricca di boschi e di piccoli centri urbani, mostrando come la stessa morfologia del territorio e la storia si siano intersecate con lo sviluppo delle stesse comunità cristiane. Emblema della fede in questa terra è senz’altro San Francesco. A ottobre – racconta Possieri – “faremo un grande convegno dal titolo ‘Pensare Francesco, storia, memoria e uso politico’”. 

“Francesco ha lasciato all’Umbria l’idea della ‘santa povertà’, che non è una questione sociologica o economica, ma è una questione essenzialmente spirituale. Ha lasciato in eredità quello che veniva chiamato nell’800 – in piena polemica – un esercito ‘di migliaia di frati’ che hanno evangelizzato l’Umbria”, rimarca Possieri ricordando come l’Umbria sia “costellata di luoghi francescani che sono luoghi dello spirito, della fede e anche della socialità”. Francesco d’Assisi lascia, dunque, una presenza religiosa, culturale, sociale e artistica e proprio in quest’ultimo ambito “gran parte di quello che abbiamo nel territorio umbro – nota Possieri – è legato anche alla sua presenza. In tutta la Regione e non solo, abbiamo luoghi francescani di fede vera e non solo luoghi di turismo intellettuale”.

La fede dei semplici

Un aspetto importante per capire la storia cristiana in questa Regione, è vedere come sia costellata nelle campagne da “pievi”, cioè da Chiese, fonti battesimali. L’Umbria si caratterizza per avere tanti piccoli centri urbani, con cinte murarie, inseriti in un contesto geografico complesso perché, ad esempio, è divisa in due dal Tevere. Il cristianesimo e i santi umbri si inseriscono, dunque, in questo tessuto polimorfico attraverso le pievi. L’Umbria cristiana è, dunque, quella delle campagne, dei semplici e della pietà popolare.

Le vicende degli ultimi secoli

In Umbria va però ricordata l’importante figura di Gioacchino Pecci – futuro papa Leone XIII – che fu vescovo di Perugia per oltre 30 anni, e alfiere contro la massoneria.

In particolare Possieri si concentra sull’esperienza della Prima Guerra Mondiale che “rappresenta per i cattolici il momento in cui si riconciliano con l’idea di patria. Questa è una novità che da questo momento in poi caratterizzerà la storia del mondo cattolico in Italia”. Difatti “tutto il mondo cattolico per esempio dà vita a giornali, vengono pubblicati in tutta l’Umbria settimanali cattolici che in qualche modo conciliano l’idea di pace di Benedetto XV con l’idea di patria. Insieme a questa ‘riscoperta della patria’, ci sono costanti iniziative di carità. Tutti i vescovi danno vita a iniziativa di aiuto e soccorso, per esempio nei confronti degli orfani. Ci sono alcune realtà, come a Città di Castello le Piccole Ancelle del Sacro Cuore, che nascono durante la Prima Guerra mondiale”.

Possieri spiega che gli ultimi 40 anni della storia del cristianesimo in Umbria non sono affrontati nel libro: non si parla, ad esempio, delle nuove realtà ecclesiali che nascono nel post Concilio e si affermano in Umbria e che hanno qui una fortissima presenza. Una scelta editoriale dovuta anche a motivazioni contingenti, come quella di dover chiudere un libro prodotto in circa 8 anni.

“Oggi – spiega – il cristianesimo è molto differente da quello raccontato nel libro, che però è la base di partenza. Il cristianesimo di oggi è di realtà associative, di movimenti ecclesiali, parrocchie, santuari, è un cristianesimo polimorfico molto complesso, molto vivo, ma non più centrale come poteva essere 60 anni fa”.

Assisi e la pace

Nel testo comunque si sottolinea l’importanza del 1986 con l’incontro del Papa e di altri rappresentanti delle religioni per pregare per la pace: Assisi diventa un luogo di incontro. “La pace – spiega Possieri – è una caratteristica ineludibile del cristianesimo umbro ed influenza anche il rapporto con il mondo laico. Ci sono molti esempi di convegni e incontri in cui mondo laico e mondo religioso trovano in Assisi una sintesi. E oggi chiunque fa riferimento al cristianesimo ad Assisi, fa riferimento alla pace”.