Sfruttamento minorile: in Italia un fenomeno sommerso ma presente

Vatican News

Marina Tomarro – Città del Vaticano

Essere nelle mani di trafficanti senza scrupoli, sfruttati in lavori umilianti o dal punto di vista sessuale, senza alcuna speranza di riscatto e di salvezza. Nel mondo sono oltre cinquantamila i minori che vivono in questa situazione drammatica. Condizione resa ancora peggiore con l’arrivo del Covid – 19. Infatti, nelle fasi acute della pandemia, le misure di contenimento hanno lasciato senza scuola 1,6 miliardi di bambini e bambine, con la grave conseguenza di un forte aumento dell’abbandono dell’istruzione e un maggiore rischio di tratta e sfruttamento lavorativo o sessuale, di matrimoni forzati o gravidanze precoci, in particolare nei Paesi a più basso reddito. Secondo le stime, il solo sfruttamento lavorativo potrebbe inghiottire entro la fine del 2022 altri 8,9 milioni di bambini e adolescenti, per più della metà sotto gli 11 anni.

Lo sfruttamento minorile in Italia

Questa situazione così drammatica non risparmia neppure l’Italia. Save the Children ha intercettato, solo nel 2020, 683 nuove vittime, di cui 55 minorenni. Inoltre insieme all’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha scoperto che sono stati 127 i casi di minori sfruttati lavorativamente. Una situazione in realtà destinata a far emergere un fenomeno ancora sommerso.

Una schiavitù che coinvolge madri e figli

“Oltre alla condizione di questi bambini – spiega Antonella Inverno di Save The Children – si aggiunge anche quella di donne immigrate spesso giovanissime provenienti per la maggior parte dalla Nigeria o dall’Africa sub shariana, sfruttate da questi trafficanti dal punto di vista sessuale, usando come arma di ricatto proprio i loro figli, che a volte sono il frutto delle numerose violenze subite durante il drammatico viaggio per arrivare in Europa, e che a loro volta possono subire altre vessazioni. In questo modo si rischia solo di crescere in una rete chiusa di abusi”.

Ascolta l’intervista a Antonella Inverno

La situazione senza controllo nelle campagne

Nel Rapporto presentato oggi, viene anche affrontato il tema delle gravi conseguenze per madri e bambini dello sfruttamento lavorativo in ambito agricolo, negli insediamenti isolati dai centri urbani e dai servizi. Infatti oltre alle difficili condizioni di lavoro a cui sono sottoposte le braccianti agricole, sono esposte a diverse forme di violenza, abusi e molestie sui luoghi di lavoro: un fenomeno che colpisce soprattutto lavoratrici provenienti dall’est Europa, spesso sole con figli minori, sottoposte dagli sfruttatori al ricatto della perdita del lavoro, una minaccia che spesso fa leva proprio sulla presenza di figli. La situazione di questi minori è peggiorata anche dalla dispersione scolastica che raggiunge picchi dell’80% a causa della distanza delle strutture scolastiche e dell’assenza di trasporti. Questo alimenta il rischio che al compimento di 12-13 anni questi ragazzi inizino a lavorare nei campi per paghe più basse rispetto a quelle degli adulti, e le minori possono essere coinvolte anche in forme di sfruttamento sessuale.

Un lavoro di rete per uscire dalla tratta

“Per riuscire a combattere questo fenomeno della tratta e dello sfruttamento – spiega Antonella Inverso – è necessaria la collaborazione di più attori coinvolti. Insieme al Dipartimento Pari Opportunità, abbiamo attivato un progetto chiamato “Nuovo percorsi” per prenderci a carico di questi nuclei famigliari così a rischio e attualmente ci stiamo occupando di una cinquantina di famiglie. Inoltre adesso questi trafficanti hanno iniziato ad adescare le vittime anche attraverso il digitale, noi su questo punto dobbiamo ancora lavorare molto per cercare di intervenire anche su questo aspetto. Quindi diventa fondamentale anche un dialogo aperto con gli altri Paesi. In Italia è urgente un piano nazionale antitratta, che attendiamo già da diversi anni, e che dovrebbe prevedere delle linee specifiche di intervento sui minorenni, e su quei nuclei famigliari con bambini molto piccoli”.