Saranno santi due sacerdoti uccisi in odio alla fede in Albania

Vatican News

Durante l’udienza concessa stamani al cardinale Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, il Papa ha autorizzato la promulgazione dei decreti che riguardano il martirio di padre Luigi Palić, dell’Ordine dei Frati Minori, e di don Gjon Gazulli, e quelli sulle virtù eroiche di tre religiosi e una laica appartenete a un istituto secolare

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Saranno canonizzati due sacerdoti uccisi in odio alla fede in Albania nel secolo scorso: padre Luigi Palić, dell’Ordine dei Frati Minori, arrestato, picchiato, torturato e poi assassinato dai soldati montenegrini per essersi opposto ai soprusi perpetrati sulla popolazione e alla campagna di conversioni forzate all’ortodossia cui erano costretti i cattolici e i musulmani montenegrini, e don Gjon Gazulli, presbitero diocesano, condannato sulla base di false accuse e impiccato perché la sua attività era ritenuta dal governo un ostacolo alla realizzazione del disegno di unità della popolazione che si voleva, per scopi politici, affrancare dall’appartenenza confessionale. Durante l’udienza concessa questa mattina al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei decreti che riconoscono il loro martirio e di quelli che riguardano le virtù eroiche di quattro servi di Dio: Isaia Columbro, frate minore; Maria Costanza Zauli, fondatrice delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento; Ascensión Sacramento Sánchez Sánchez, dell’Istituto Secolare Cruzada Evangélica; Vincenza Guilarte Alonso, religiosa della Congregazione delle Figlie di Gesù. Da oggi sono venerabili.  

Un religioso fedele alla sua missione

Luigi Palić, nasce a Janjevo, in Kosovo, il 20 febbraio 1877. Cresce in un contesto molto religioso tanto che anche due suoi fratelli scelgono di consacrarsi a Dio. Chiede di essere ammesso nell’Ordine dei Frati Minori a Cortemaggiore, in Italia, e nel 1901viene ordinato sacerdote. Inviato a svolgere il suo ministero nella missione albanese, nel 1907 è nominato rettore del convento francescano di Gjakova e, nel 1912 diviene collaboratore nella parrocchia di Peje, territorio che, dopo la prima guerra balcanica, era stato occupato dai montenegrini, alleati dei serbi, che avviano una politica molto repressiva contro la popolazione albanese, costringendo cattolici e musulmani a conversioni forzate all’ortodossia. Padre Palić difende entrambi e li esorta a restare fedeli al proprio credo. Consapevole dei pericoli cui va incontro, resta al suo posto e continua ad esercitare il suo ministero per fedeltà alla propria missione. Le autorità montenegrine dispongono il suo arresto il 4 marzo del 1913. Condotto in carcere, il frate minore viene percosso e torturato e il 7 marzo, prima ancora di subire il processo, spogliato dell’abito religioso, i soldati lo uccidono.

Un sacerdote coraggioso

È originario di un paesino vicino Scutari, Dajç di Zadrima, in Albania, Gjon Gazulli. Nato il 26 marzo 1893, diviene sacerdote nel 1919; parroco a Gjader, a Qelez di Puka e a Koman, ovunque riesce a farsi amare dalla popolazione offrendo aiuto e incoraggiamento. Istituita una scuola parrocchiale per l’insegnamento della religione cattolica, viene tenuto sotto controllo dal governo per la presunta attività di ostacolo all’istruzione comune di musulmani e cristiani. Inviso alle autorità politiche per il forte ascendente esercitato sulla gente del luogo e sugli altri parroci sul piano morale e religioso, mentre molti sacerdoti lasciano l’Albania, sottomessa al regime stabilito dal presidente della Repubblica Ahmet Zogu, don Gazulli resta tra la sua gente. Viene arrestato il 28 dicembre 1926 e sottoposto a un processo farsa, viene condannato sulla base di false accuse e impiccato in piazza a Scutari il 5 marzo 1927.

Sulle orme di San Pio da Pieterelcina

Proviene da una famiglia di agricoltori e da un ambiente sereno e molto religioso, Isaia Columbro, al secolo Nicola Antonio Maria, che nasce l’11 febbraio 1908 a Foglianise, in Italia. Entrato nell’Ordine dei Frati Minori, viene ordinato sacerdote il 25 luglio 1931 e ricopre diversi incarichi. Conosce personalmente San Pio da Pietrelcina e ne segue i consigli e l’esempio. Persona umile, si distingue per l’accoglienza riservata a quanti si recano da lui a cercare soccorso, ristoro e conforto spirituale e materiale. File di fedeli cercano di incontrarlo, di parlargli, di chiedergli preghiere e benedizioni. Stimato e benvoluto per l’infaticabile esercizio del sacramento della penitenza, è particolarmente vicino alla popolazione irpina colpita dal devastante terremoto del 1980. Con l’avanzare dell’età sopraggiungono problemi di salute che, aggravatisi non lo rendeno autonomo nemmeno nell’amministrare i sacramenti. Muore il 23 luglio 2004. Chiamato “frate dell’accoglienza”, la sua fama di santità si diffonde maggiormente dopo la morte. Centro di tutta la sua giornata era l’Eucaristia, dalla quale traeva la forza per affrontare le difficoltà quotidiane e farsi prossimo agli altri. Ha vissuto con passione lo spirito di povertà di San Francesco e si è prodigato soprattutto verso i più bisognosi.

Una vita spesa nella preghiera

È la città di Faenza, in Italia, a dare il 17 aprile 1886, i natali a Maria Costanza Zauli che entra nella Congregazione delle “Ancelle del Sacro Cuore” di Bologna all’età di 19 anni. Inviata durante la Prima guerra mondiale come infermiera all’ospedale militare di Bologna, nel 1916 inizia per lei un lungo periodo di frequenti infermità che la portano, a partire dal 1923, a restare allettata per molti anni. Proprio in questo periodo matura il proposito di fondare una nuova comunità religiosa contemplativa, dedita all’adorazione continua del Santissimo Sacramento, col fine di pregare per la conversione del mondo, per le vocazioni sacerdotali e religiose e per l’unità della Chiesa. Ottenute le autorizzazioni necessarie, il 3 agosto 1933, giorno dell’inaugurazione del primo monastero, suor Costanza si ristabilisce alzandosi dal letto. La Congregazione delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento viene eretta canonicamente nel 1935 e vi entrano a far parte tante giovani. Suor Costanza trascorre il resto della sua vita nel convento di Bologna, dove si spegne il 28 aprile 1954.

Una donna al fianco delle donne

Settima di dieci figli, Ascensión Sacramento Sánchez Sánchez viene al mondo il 15 giugno 1911 a Sonseca, in Spagna, in una famiglia benestante e molto religiosa. La sua vita cambia intorno ai diciotto anni, dopo aver letto la vita di Santa Teresa del Bambino Gesù, il cui esempio la induce a prodigarsi per compiere un’azione di evangelizzazione, impegnandosi particolarmente nell’Azione Cattolica. Conosce in seguito, a Santander, don Doroteo Hernández Vera, che di fronte al dilagare dell’odio religioso, l’8 dicembre 1937 fonda un’Opera religiosa chiamata Cruzada evangelica. Ascensión affianca il sacerdote nell’apostolato compiuto nelle carceri, continuando a diffondere il carisma della Cruzada evangelica. Le viene in seguito chiesto di collaborare alla gestione di una casa che, a Madrid, avrebbe ospitato per un anno le donne uscite dal carcere in stato di bisogno, così ne diviene direttrice e vi accoglie centinaia di donne di diversa estrazione sociale, culturale e politica. Nel 1946 Ascensión si ammalata di febbre tifoidea, dopo aver pronunciato i voti perpetui, muore a Madrid il 18 agosto all’età di 35 anni. L’eroicità delle virtù viene riconosciuta in quell’”apostolato del perdono” praticato in particolare nell’accoglienza generosa e nel servizio prestato alle donne bisognose, nella guida prudente, saggia e assennata dell’opera che le era stata affidata e nella sopportazione con cristiana pazienza della malattia che l’ha portata alla morte.

La “santinha del colégio” di Leopoldina

È spagnola anche Vincenza Guilarte Alonso, che, nata il 21 gennaio 1879 a Rojas de Bureba, entra nel convento delle Figlie di Gesù di Burgos, congregazione, che era stata fondata da poco tempo a Salamanca da Candida Maria de Jesus, e che si dedicava prevalentemente all’educazione della gioventù. Emesso nel 1909 la professione religiosa nel 1909, viene poi inviata, insieme a cinque consorelle, in Brasile per fondare una comunità. Destinata a stabilirsi a Pirenopolis, un luogo disagevole, all’interno della foresta, viene accolta bene dalla locale comunità alla quale si dedica con amore, insegnando nella scuola pubblica. Nel 1927 parte per Leopoldina, nello stato di Minas Gerais, dove, pur avendo svolto il ruolo di vice superiora, le viene affidato l’incarico di portiera e sagrestana, che accetta con umiltà, senza protestare e manifestare rammarico e stupisce, per questo, molte consorelle, In questo ruolo Vincenza si fa amare dai diversi visitatori, che accoglie con serenità e disponibilità. Trascorre così il resto della sua vita fino alla morte, avvenuta il 6 luglio 1960, dopo una caduta che le aveva provocato la rottura del femore. Già in vita alcuni fedeli attribuivano alla sua preghiera la soluzione di tanti loro problemi e, alla notizia della sua scomparsa, in tutta la città di Leopoldina grande è stata la manifestazione di cordoglio per lei che era considerata la santinha del colégio.