Santa Sede: c’è un legame tra crisi climatica e sfollamento

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All’Onu di Ginevra nuovo intervento dell’osservatore vaticano, l’arcivescovo Ettore Balestrero: non dobbiamo mai dimenticare che dietro le statistiche ci sono persone reali, le cui vite sono in pericolo

L’Osservatore Romano

Il cambiamento climatico non è una «nozione astratta»: ne sono prova i circa 33 milioni di sfollati a causa di disastri nel 2022 e gli oltre 26 milioni del 2023, persone costrette ad abbandonare le loro case per inondazioni, tempeste, incendi, oltre che per terremoti e altre devastazioni. Sono loro il «volto umano» della crisi climatica e dei disastri naturali, richiamato da monsignor Ettore Balestrero, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, ieri al 34° Comitato permanente per i programmi e le finanze delle Organizzazioni internazionali per le migrazioni.

Richiamando le parole di Papa Francesco e l’impegno della Santa Sede, il nunzio apostolico ha ricordato che «non dobbiamo mai dimenticare che dietro le statistiche ci sono persone reali, le cui vite sono in pericolo». Di qui un appello ad agire urgentemente. La via, a livello globale e sul solco dell’impegno per una «ecologia integrale», è quella di «riconoscere il legame tra crisi climatica e sfollamento», «aumentare» prevenzione, educazione e resilienza, «impegnarsi in modo proattivo», anche nelle comunità ospitanti, per «promuovere» inclusione e integrazione.