Repubblica Democratica del Congo, terra di conflitto da troppi anni

Vatican News

Edoardo Giribaldi e Andrea De Angelis – Città del Vaticano

É un grido di allarme che rieccheggia anche nelle parole del Papa quello proveniente dai territori situati nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Mercoledì, nella provincia di Nord Kivu, un attacco sferrato dal gruppo delle Forze democratiche alleate (Adf) ha causato la morte di sette persone, tra cui una religiosa impegnata nell’assistenza sanitaria. “Preghiamo per le vittime e per i loro familiari, come pure per quella comunità cristiana e gli abitanti di quella regione da troppo tempo stremati dalla violenza”, ha detto Francesco in Udienza Generale. La giornalista di Internationalia Céline Camoin, da più di 20 anni attiva nelle aree congolesi, spiega come le notizie che arrivano dal Paese siano ormai “sempre le stesse”.

Ascolta l’intervista a Céline Camoin

Dovere morale

Accendere i riflettori sulla questione viene definito un “dovere morale”. Da almeno trent’anni infatti, la Repubblica Democratica del Congo è teatro di crimini atroci e gravi violazioni dei diritti umani. “Si tratta di un conflitto di dimensioni sia regionali che internazionali”, rimarca Camoin, specificando la presenza di una missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite che impiega circa 18.000 persone con un budget di 1,1 miliardi di dollari.

Le ricchezze del Congo

Ad attirare su di sé le attenzioni dei diversi gruppi sono le ricchissime disponibilità di risorse minerarie, idrocarburi e terre fertili, le quali rendono il Paese il potenziale motore economico dell’Africa. “Molte multinazionali – spiega Camoin – operano e si arricchiscono chiudendo gli occhi su quello che sta accadendo”.

Le cause delle tensioni

Gli attacchi che si susseguono ormai da anni arrivano da milizie armate non governativi che mettono in fuga ogni volta numerosi civili. “In queste settimane sentiamo parlare del gruppo N23, ma ce ne sono a decine”, sottolinea Camoin. “I motivi di questi scontri sono relativi, tra l’altro, a tensioni di tipo etnico, diritti negati, povertà e sottosviluppo”.

Violenze e guerra

Preso atto del contesto che soffoca il Paese ormai da anni “è sbagliato parlare di emergenza, la situazione si è ormai cronicizzata e non fa più notizia”. A tal proposito, Camoin ricorda l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, ucciso nel Paese il 22 febbraio del 2021. “In quell’occasione si era detto basta alla violenza e alla guerra, ma da allora mi sembra che quest’ultima non abbia fatto altro che riaccendersi”.