Processo per il Palazzo di Londra, la difesa chiede la nullità: manca materiale negli atti

Vatican News

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Il nuovo appuntamento è stato già fissato a domani mattina e sarà un momento cruciale per il cosiddetto “processo del palazzo di Londra”, il procedimento giudiziario per affari illeciti compiuti con i fondi della Segreteria di Stato. Alle 9.30, il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, leggerà l’ordinanza per stabilire la nullità del decreto di citazione a giudizio e quindi l’azzeramento dell’intero processo, giunto oggi alla seconda udienza durata poco più di due ore.

Omesso deposito degli atti 

“Nullità” è stata la parola ricorrente negli interventi degli avvocati difensori, i quali hanno eccepito l’annullamento “per omesso deposito degli atti” del decreto di citazione in giudizio dei dieci imputati. Tra loro, il cardinale Giovanni Angelo Becciu e monsignor Mauro Carlino, unici presenti in aula. In particolare, gli avvocati hanno contestato il fatto che i Promotori di Giustizia si sarebbero rifiutati per motivi di privacy di adempiere agli obblighi del Tribunale di depositare entro il 10 agosto il materiale mancante, a cominciare dalle registrazioni video e audio rese da monsignor Alberto Perlasca, responsabile dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato fino al 2019, delle quali resta al momento solo un verbale di sintesi.

Stasi processuale

Il monsignore comasco – al quale erano stati perquisiti documenti e computer nel febbraio 2020 – figurava inizialmente tra gli indagati. Per cinque volte lo scorso anno è stato interrogato dal Promotore di Giustizia, le ultime tre come persona informata dei fatti. Dopo il primo interrogatorio del 29 aprile, Perlasca si è presentato spontaneamente il 31 agosto senza l’avvocato Rita Claudia Baffioni, la quale, in un terzo interrogatorio di settembre, ha eccepito la nullità di quanto dichiarato prima dal suo assistito. Il 17 settembre Perlasca ha revocato l’incarico della legale. Gli avvocati, considerando le dichiarazioni di Perlasca come la “prova regina”, hanno affermato che finché non potranno visionare il materiale continueranno ad opporsi. Il rischio è di una “stasi processuale”. Pignatone ha preso tempo e rimandato a domani la lettura del dispositivo che “scioglierà la maxi riserva incamerata fino a questo momento”. 

Restitutizione degli atti 

L’udienza si è aperta con una richiesta del promotore di Giustizia aggiunto, Alessandro Diddi, che egli stesso ha definito “sorprendente” e cioè la restituzione degli atti processuali (oltre 29mila documenti) all’Ufficio del Promotore. Cosa che significherebbe far ripartire da zero il processo con nuovi interrogatori. Secondo Diddi, sarebbe un modo per “venire incontro” alle esigenze di alcuni avvocati e una “testimonianza concreta che non si vogliono calpestare i diritti della difesa”.

Prove “false” e attacchi al Tribunale

Il promotore ha inoltre parlato di “attacchi violenti a questo Ufficio e al Tribunale” da parte di alcuni media, secondo i quali “c’è una sentenza di condanna già scritta”. “Non è un atteggiamento corretto, sono forzature per inficiare l’imparzialità dei giudici”. Quanto a presunte “prove false” infiltrate negli atti, sempre secondo alcune testate, il promotore ha detto: “Questo processo sta nascendo come montatura di polemiche fuori dalle righe. Diteci quali sono queste prove false perché vogliamo indagare su chi le ha costruite”. Pronta la replica di Pignatone: “Tutto quello che viene citato in polemiche giornalistiche è irrilevante a questo Tribunale, conta quello che c’è negli atti. Soprattutto quando riusciremo nell’impresa di avere una completezza degli atti”. 

Apsa parte civile

Prendendo la parola, gli avvocati della parte civile (Segreteria di Stato, APSA, IOR) hanno aderito alla richiesta del Promotore di Giustizia. In particolare il professor Giovanni Maria Flick, ex presidente della Corte Costituzionale italiana al quale l’APSA ha conferito il mandato il 7 settembre, ha parlato di tre obiettivi: “Collaborazione con il Tribunale, difesa dei diritti spettanti all’APSA, rispetto rigoroso di tutti i diritti di difesa”. La costituzione a parte civile dell’APSA è stata contestata dall’avvocato Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso, perché rischia di “duplicare” le pretese risarcitorie già presentate dalla Segreteria di Stato.

Garantismo di ritorno

Sia Panella che gli altri avvocati hanno poi definito “irricevibile”, “inammissibile” o “irritrattabile” la richiesta dei Promotori di Giustizia di restituzione gli atti. Di “garantismo di ritorno”, ha parlato invece l’avvocato Roberto Borgogno, difensore dell’ex direttore dell’AIF Tommaso Di Ruzza, dicendosi “sorpreso” dall’atteggiamento del Promotore di Giustizia dal momento che “Di Ruzza è stato oggetto di provvedimenti severi” (sequestri e sospensione dall’incarico), che hanno avuto un effetto “devastante” sulla sua vita professionale e personale.

La replica del Promotore di Giustizia

A conclusione delle due ore di udienza, il promotore Diddi ha replicato, punto per punto, alle accuse dei difensori, invitati a mantenere un atteggiamento “sereno” da parte di Pignatone. “Nessuno vi vuole privare di nulla. Non abbiamo detto che non vogliamo dare i video ma abbiamo chiesto la possibilità di tutelare la riservatezza di terzi”, ha detto in riferimento all’interrogatorio di Perlasca. Pignatone ha fatto notare che la difesa deve però avere a disposizione tutti gli atti. Si parla di oltre 300 Dvd per un costo di quasi 371mila euro: “Non è facile”, ha ribattuto il promotore aggiunto. Per questo l’accusa ha fatto una scelta del materiale realmente rilevante per il processo. Ma tali dati dovevano essere espunti prima della citazione in giudizio, ha replicato Pignatone. Diddi ha ammesso che quello è stato un errore.