Pregare e digiunare è sentire il pensiero di Dio

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Antonella Palermo – Città del Vaticano

Nella Giornata di preghiera e digiuno, secondo l’intenzione del Papa, la riflessione spirituale che può accompagnarci nel tempo di Quaresima che oggi si apre viene espressa dal gesuita padre Massimo Nevola. Assistente nazionale delle CVX (Comunità di Vita Cristiana), associazione laicale di ispirazione ignaziana, attraverso la sua sezione internazionale, la Lega Missionaria Studenti, negli ultimi vent’anni ha aperto a Sighet, in Romania – a poche centinaia di metri dal confine con l’Ucraina –  tre case famiglia per minori con difficoltà familiari. Proprio là dove ora si accoglie il fiume di profughi dal Paese sotto assedio russo. 

Ascolta l’intervista a padre Massimo Nevola

Quale senso assume il digiuno per la pace? 

Alle persone che pregano con consapevolezza, non quindi con superficialità, il digiuno serve per sperimentare almeno un po’ quel disagio in cui oggi tantissime persone si trovano a vivere. Per tanti in Ucraina, come in diverse parti del mondo – non dimentichiamo che è in corso almeno un’altra decina di conflitti nel mondo – tanta gente non ha accesso quotidiano al piatto caldo. Per tanti la fame non è un puro strumento di ascesi per liberarsi dalla concupiscenza del corpo, quanto una necessità imposta da una realtà durissima. Quindi, laddove si ha disponibilità di maggiore ricchezza e si gode di una relativa pace, sperimentiamo, durante un periodo anche più prolungato, come in Quaresima, una austerità anche degli svaghi che è qualcosa che ci aiuta a sentire questo disagio. Allo stesso tempo, risparmiare qualcosa ci può essere di aiuto ad essere generosi per opere di solidarietà. L’aumento del gas, per fare un esempio, ha moltiplicato le bollette anche per tante comunità che fanno del bene. Questo ci spaventa…

La preghiera è potente. Come agisce? Dove la sua forza?

Agisce a due livelli. Il primo è sintonizzarsi sullo spirito di Dio. Si prega per chiedere degli aiuti ma la preghiera serve innanzitutto per sintonizzarsi sullo spirito di Dio. E questo si fa entrando nella Parola di Dio, con attenzione, lasciandosi mettere in questione. L’esercizio di rivolgersi al Signore anche con una preghiera litanica, di supplica in tempo di sciagura all’Onnipotente può anche toccare i cuori dei responsabili delle guerre, di coloro che vivono situazioni di odio. Spesso anche tra i cristiani non c’è unità: non si può infatti pregare e benedire le armi, altrimenti la preghiera è blasfema. Lo spirito di Dio non può essere mai essere aggressione, violenza o macchinazione di vendette. Lo spirito di Dio corre ai ripari, ci aiuta a trovare le strade giuste per la riconciliazione. Sant’Agostino usa una espressione in cui dice che il Signore in realtà sa di cosa può aver bisogno il cuore dell’uomo. E’ che il pregare fa sì che chi prega ne prenda coscienza in modo che diventi costruttore di pace. C’è una bella immagine che il cardinale Martini aveva quando si doveva mediare con i terroristi: quella del ‘mettersi in mezzo’, ovvero cercare di comprendere le ragioni dell’altro. Se non si ha uno spirito forte, che va al di là della propria volontà, non ce la si fa.

La Quaresima è un tempo ‘forte’, un tempo privilegiato per ricentrarsi nella fede in Dio, Padre della pace. Si tratta di una fede mai disincarnata, però…

Certo, altrimenti sarebbe una fuga dalla realtà.

Il Dio dei cristiani è il Dio della resurrezione. Ma intanto c’è morte e distruzione e panico. Come accettare tutto questo?

Rimane il mistero di iniquità nel mondo e del male nel mondo. Il Papa, rispondendo – nella recente intervista televisiva di Fazio – a proposito del male nel mondo ha detto che non abbiamo una risposta. L’unica è quella che leggiamo nel Figlio di Dio che sulla croce non ha cercato scorciatoie. Ha pagato con la morte crudele e la tortura il riscatto, sciogliendo i cuori impietriti davanti ad uno che assume sulle sue spalle, come agnello mansueto, la contraddizione. Quando c’è la rivendicazione continua, lo squilibrio mentale, si pensa a una natura fragile, difettosa. E facciamo risalire le storture alla natura dei primogenitori… Tutte risposte che non soddisfano fino in fondo, in realtà. C’è solo il Figlio di Dio che ha assunto tutte queste contradizioni. Su questa speranza abbiamo un orizzonte che lascia l’animo sereno anche nel torpore più squallido, come è accaduto per esempio nei lager nazisti. Karl Rahner diceva del rischio che rimangano solo delle parole. Ma nel momento in cui si prova a viverla, questa fede, ti accorgi che non sono parole perché sperimenti l’aiuto del Signore.