Petrocchi: il perdono è terapeutico, il rancore distruttivo

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Antonella Palermo – Città del Vaticano

All’omelia pronunciata dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila, durante la Messa di chiusura della Perdonanza, il porporato ha sottolineato che la Perdonanza è un evento profetico, acceso nella Chiesa dallo Spirito Santo. “Non segue le leggi della natura, ma i dinamismi della grazia. E’ come un faro che – a differenza di quanto avviene su piano fisico – proietta una luce che si intensifica nella misura in cui avanza nello spazio e nel tempo”. Il presule ha inoltre invitato i fedeli a pregare “con insistenza” il Signore perché Papa Francesco visiti la città e apra la Porta Santa nella Perdonanza del 2022.

Il rancore è distruttivo

Petrocchi ha definito straordinaria la portata spirituale e umana della Perdonanza. Ricordando l’esperienza eremitica di Pietro da Morrone, “abituato a scrutare, alla luce del Vangelo, anche gli angoli più oscuri del suo cuore”, ne ha messo in luce la capacità maturata nel riconoscere le idee e i sentimenti – buoni e cattivi – nascosti. Aveva imparato quindi ad intuire, con immediatezza, i problemi che scuotevano l’anima degli altri cogliendone le cause effettive. In queste sue “esplorazioni ascetiche” aveva compreso che spesso negli strati profondi della personalità si muovono “fattori patogeni”, che fanno ammalare l’anima e provocano poi “traumi” nella comunità, ecclesiale e sociale. Particolarmente distruttivo e contagioso il rancore, generato dal perdono-negato. 

La valenza terapica e liberante del perdono

La Perdonanza – ha precisato Petrocchi – è un evento centrale da vivere come “noi-Chiesa”. Ha ricordato i danni che possono procurarci le “idee ed emozioni negative”, in particolare il risentimento esercita una sorta di “cattivo magnetismo” sulla mente, sugli affetti e sulle relazioni, alterando la percezione degli eventi e falsificando le loro proporzioni. Come indossare “lenti deformanti”. “In questa prospettiva, il percorso interiore del perdono – ricevuto e dato – è un processo che libera e disinnesca la strategia perdente dell’odio. Restituisce, così, autenticità visiva agli occhi e sana i flussi convulsi del cuore”. Viene riattivata, così, gradualmente, la capacità di pensare e amare nella verità. Il perdono – spiega Petrocchi, con fine spessore psicologico – fornisce una spinta fondamentale alla crescita integrale della persona. E precisa: “Chi perdona non cancella il ricordo di ciò che è accaduto. Non ricorre a mistificazioni, mettendo un’etichetta positiva dove compare un evento negativo. Chiama le cose con il loro nome effettivo. Identifica il male e lo denuncia, ma non si lascia intrappolare dal circuito vizioso delle reazioni ostili”. 

Governare positivamente le avversità

La svolta evangelica sta nell’andare oltre il male ricevuto e ricavare il bene dal male, dice Petrocchi. “In questo orizzonte, va sottolineato che non sono i problemi la causa prima del nostro malessere, ma il modo in cui li affrontiamo. Una situazione avversa vissuta bene, cioè secondo la volontà di Dio, provoca sofferenza e ci sfida nelle scelte da fare – spiega ancora il presule – ma non ci toglie la pace e non colora il futuro con tinte fosche. Non basta, perciò, registrare gli eventi e subirli, occorre governarli positivamente, riponendo la fiducia nel Signore, mobilitando le risorse evangeliche di cui disponiamo e cercando buone alleanze in amici virtuosi”. In sostanza, viene ribadito che le logiche della rivalsa e della ritorsione si rivelano controproducenti: non risolvono i problemi, ma li aggravano e talvolta li cronicizzano.

Il narcisismo non cede il posto al Signore

Dio chiede collaborazione all’uomo. “La risposta alle nostre esigenze profonde sta dietro la nostra porta – dice il vescovo Petrocchi – eppure ci capita di rimanere barricati nei nostri ripostigli psichici, preda dei grovigli mentali e affettivi che ci avvolgono. Per avvalersi dei doni di Dio, occorre mettersi nella condizione di riceverli e tra le premesse necessarie, ci sono: la prontezza a mettersi in discussione, la generosità verso il prossimo e la disponibilità alla conversione”. Il narcisismo non è amico del perdono e vieta a Dio di prendere dimora nella nostra storia. 

Il messaggio di pace globale offerto dalla Perdonanza

La Perdonanza ha una “vocazione-mondo”, una valenza ecclesiale globale e offre un messaggio di Pace rivolto a ogni Popolo, perché la mancanza di misericordia e di riconciliazione – scandisce il cardinale – è causa scatenante di incomprensioni e conflitti. Parla di quella che definisce la “cattiva filiera” delle ostilità e delle rappresaglie. Poi ricorda quanto il tema della misericordia stia così a cuore a Papa Francesco e quanto il suo Magistero sia ricolmo di interventi in questo ambito. “Con instancabile dedizione sottolinea costantemente che il perdono rappresenta un punto-fermo su cui far leva per trasformare il mondo, anche in chiave sociale”. 

Tra il dire e il fare ci sia l’amare

L’invito lanciato dal presule è che L’Aquila diventi “Scuola di dialogo”, “Laboratorio” di progetti e iniziative capaci di attivare mediazioni ed istituire percorsi di riconciliazione. “Docenza” deve far rima con “testimonianza”. Parafrasando un comune detto, Petrocchi ha detto che  l’anima celestiniana della Perdonanza – contrassegnata dall’umiltà onesta e coerente – ci obbliga a fare in modo che tra il dire e il fare non ci sia di mezzo il mare, ma l’amare. Se da un lato infatti condanniamo facilmente le guerre – precisa – ricordiamoci che “le prepotenze, le omissioni, i colpi dati con parole offensive e atteggiamenti graffianti, arrivano pure dentro le nostre famiglie e nei rapporti più vicini. C’è bisogno costante di conversione e di crescita nelle virtù, cristiane e umane, nella consapevolezza che l’amore paziente e lungimirante ha l’ultima parola”.

I valori di Celestino siano spinta propulsiva per la ricostruzione

L’ultimo pensiero di Petrocchi ha riguardato la “cupa notte” della pandemia. Si è affidato, e ha affidato l’intera comunità, alla luce della Perdonanza, alla intercessione della Madre di Dio, soprattutto ricordando coloro che, a causa del virus, hanno perso la vita o sono stati colpiti nella salute. Ha poi rivolto una preghiera per quanti soffrono a causa di problemi economici o per difficoltà personali, famigliari e sociali. “I valori promossi da Celestino V diventino, di più e meglio, spinte propulsive – ha concluso – anche per una ricostruzione post-sismica rapida, condivisa e ben condotta!”.