Parolin: carità e fraternità vera benedizione per tutti

Vatican News

OSSERVATORE ROMANO

L’ospitalità, come accoglienza dello straniero e come protezione del vulnerabile, «è certamente una delle forme più arcaiche e universali del riconoscimento e della pratica dell’umano che è comune: per i singoli, come per i popoli». Lo ha sottolineato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, presentando stamane, alla Fraterna Domus di Sacrofano, la “Cattedra dell’accoglienza” costituita presso la Pontificia Università Lateranense.

Si tratta di una proposta formativa — promossa dall’Associazione volontari del servizio sociale cristiano che gestisce la struttura alle porte di Roma e dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) — rivolta a chiunque si occupi di rendere sempre più accoglienti il volto e l’azione della Chiesa.

Le parabole e i miracoli di Gesù, ha detto il porporato, «possono essere letti per intero come l’indicazione del modo in cui Dio si attende l’esercizio della prossimità che corrisponde al suo disegno di riconciliazione». È in particolare attraverso le categorie fondanti del “dono” e del “perdono” che il Vangelo «costruisce nuovi legami di giustizia fra gli uomini, rendendoli responsabili, ovvero abili a rispondere, all’originario e preveniente farsi prossimo di Dio», ha aggiunto.

Il magistero più autorevole di questi decenni, ha fatto notare il segretario di Stato, «non ha mancato di anticipare, insieme con il leale riconoscimento della conversione necessaria alla stessa comunità ecclesiale, l’evidenza delle nuove sfide poste allo spirito dell’accoglienza». La profondità della «riflessione e la creatività dell’immaginazione che vengono richieste ai credenti, nella congiuntura odierna, sono state intuite e segnalate con tempestività e persino in anticipo», ha osservato Parolin.

Basti pensare a documenti come l’Octogesima adveniens, di Paolo VI , che «indica puntualmente gli effetti distorsivi di una globalizzazione economica e tecnica galoppante a fronte di un umanesimo pedagogico non all’altezza della sfida». O all’esordio del magistero di Giovanni Paolo II che nella Redemptor hominis indica già nella cura dei legami umani “la via della Chiesa”. Ma anche alla «precisa articolazione della nuova frontiera, riflessiva e pratica, dell’integrazione credente fra agape e giustizia, indicata come urgenza della verità dell’umanesimo nella Caritas in veritate di Benedetto XVI ». Per venire infine alla “trilogia” del magistero di Francesco (Laudato si’, Amoris laetitiaFratelli tutti), che «porta allo scoperto l’emergenza centrale e planetaria di un ethos della responsabilità che appare l’unica via di ricomposizione dell’habitat umano e della oikonomia umanistica: a tutti i livelli, da quello personale e famigliare, a quello economico e tecnico, fino a quello politico e religioso».

In questo senso, ha rimarcato il porporato, lo “scarto” di Dio e “l’ostruzione” dell’accoglienza «sono dimensioni che, purtroppo, si tengono insieme». Ora, ha proseguito, è «forse più chiaro che in tutte le altre epoche della storia». Infatti, la «straordinaria espansione dell’individualismo umanistico è costretta oggi a confrontarsi duramente, e persino enigmaticamente, con effetti di ritorno della disgregazione della comunità, dell’indifferenza per la reciprocità, della perdita di com-passione».

La piega ideologica che «caratterizza ancora i processi di secolarizzazione», che vorrebbe perseguire «l’emancipazione dell’umana convivenza dai corto-circuiti del fondamentalismo religioso e del pensiero unico attraverso un’aggressiva mortificazione della fede», non merita «il credito della promessa di un futuro migliore di liberi e uguali». Piuttosto, essa mostra, oggi con particolare evidenza, «la sua predisposizione ad attivare regressioni identitarie, corporative, razziali, financo religiose, della fraternità umana». E con ciò, «sbarra la strada all’autentico spirito dell’accoglienza, che ha proprio il vero “Dio” come fondamento e principio: e la gioia della fraternità e della pace, della dignità e della solidarietà, come frutto amabile e maturo», è stata la sua denuncia.

In questa prospettiva, anche «il rinvigorimento della rete delle competenze che sono destinate alla promozione e all’articolazione del tratto umanistico fondamentale dell’accoglienza, costituisce già di per sé un potenziamento indispensabile delle esperienze di ospitalità reciproca e di fraternità solidale», ha detto Parolin.

Questa generosa cooperazione «inter-disciplinare e intra-disciplinare dei saperi e delle pratiche», che si lasciano guidare «dall’entusiasmante prospettiva di un nuovo umanesimo, caratterizzato dalla prossimità responsabile e dal bene comune», non è progettata per ragioni «di mero prestigio accademico o di semplice reclutamento ideologico». Lo attesta, oltre al suo impianto, «la qualità dei soggetti istituzionali che concorrono alla sua attivazione e al suo sostegno». Lo spirito «della carità e della fraternità che essi portano già nel nome, ci assicura del fatto che i relativi carismi sono destinati ad essere una vera benedizione per tutti. Dentro e fuori la Chiesa». A questa benedizione, l’iniziativa della “Cattedra” «promette di offrire un presidio appassionato e un impulso dinamico, all’interno della stessa istituzione universitaria di ricerca, di insegnamento e di formazione», ha concluso.