Papua Nuova Guinea, allo studio un viaggio di Francesco

Vatican News

Il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, risponde alle domande dei giornalisti dopo l’annuncio del primo ministro papuano di una visita del Papa ad agosto: “È una fase molto preliminare, nessuna indicazione precisa sui Paesi visitati”. Giovanni Paolo II per due volte nel Paese nel 1984 e nel 1995

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Era una delle ipotesi di viaggio del 2020, insieme ad Indonesia e Timor Est, prima che la pandemia di Covid-19 frenasse ogni progetto: il Papa potrebbe visitare la Papua Nuova Guinea il prossimo agosto. “Un viaggio è allo studio”, ha riferito il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, rispondendo alle domande dei giornalisti dopo l’annuncio delle scorse ore del ministro degli Esteri del Paese oceanico, Justin Tkatchenko, il quale ha fatto sapere che il governo ha ricevuto una “nota ufficiale” in base alla quale il Pontefice potrebbe effettuare una visita di tre giorni in estate recandosi nella capitale Port Moresby e in altre città al nord.

“Stiamo lavorando in stretta collaborazione con l’ufficio del Nunzio apostolico. Una squadra è stata riunita e si incontrerà per esaminare tutti gli aspetti della visita”, ha spiegato il premier. L’annuncio arriva appena due settimane dopo che la capitale è stata investita da violenti disordini esplosi l’11 gennaio per motivazioni politiche e sociali e deflagrati in altre parti della nazione, che hanno provocato oltre 20 morti, diversi feriti, auto ed edifici incendiati.

Il mondo dalle periferie 

Il possibile viaggio è “in una fase molto preliminare, per cui non ho indicazioni più precise sui Paesi che saranno visitati”, ha specificato Bruni, ricordando che è stato il Papa stesso in alcune interviste a rivelare questa intenzione di recarsi nel sud-ovest del Pacifico. Già nell’ottobre del 2021, in un colloquio con l’agenzia di stampa argentina Telám, Jorge Mario Bergoglio, parlando dei futuri possibili viaggi, diceva: “Devo ancora pagare il conto arretrato per il viaggio in Papua Nuova Guinea e Timor Est”, rimandati per la pandemia. “Ho sempre pensato che si vede il mondo più chiaramente dalla periferia, e in questi ultimi sette anni da Papa l’ho visto con i miei occhi”.

Nelle recenti interviste alla rete messicana N+ e al programma italiano Che Tempo che fa, il Papa parlava di un viaggio ad agosto dicendo “Polinesia” ma intendendo in realtà Papua Nuova Guinea, come chiarito ai giornalisti sempre da Matteo Bruni in entrambe le occasioni.

La voce delle “piccole comunità” al Sinodo

Secondo Stato dell’Oceania per estensione, la Papua Nuova Guinea ospita più di 9 milioni di cristiani – quasi tutta la popolazione – sebbene la maggior parte dei papuani sia protestante e conservi molte credenze tradizionali animiste o spirituali. La Chiesa cattolica è lì presente da oltre 150 anni; attualmente si contano 19 diocesi e la Conferenza Episcopale è unita a quella delle Isole Salomone. Al centro del Parlamento del Paese viene custodita una versione rilegata in pelle di vitello della Bibbia di Re Giacomo.

La voce delle “piccole comunità” papuane era risuonata nella prima sessione del Sinodo sulla Sinodalità dello scorso ottobre, grazie a Grace Wrakia, coordinatrice della “Lasallian family”, rappresentante per l’Oceania, che aveva riferito della vita e dell’opera della Chiesa in uno scenario diversificato, composto da circa 1000 tribù diverse e oltre 800 lingue, unite tuttavia da quelli che erano i pilastri della spiritualità della Melanesia: la vita comunitaria, la visione integrata del mondo, il rapporto armonioso con il cosmo, gli esseri spirituali e fisici e, da ultimo, i riti religiosi.

I due viaggi di Giovanni Paolo II

Un Papa si era già recato in questa terra esotica di mare e ricca vegetazione: era Giovanni Paolo II che la visitò per ben due volte. La prima per due giorni, il 7 e l’8 maggio del 1984, nell’ambito di un lungo viaggio che lo aveva visto pellegrino anche in Corea, Isole Salomone e Thailandia. Poi nel gennaio 1995, quando, atterrando nel Jackson International Airport di Port Moresby, accolto da danzatori tribali in un’atmosfera festante, Wojtyla disse: “È per me una grande gioia l’essere ritornato in questo bel Paese. Vi sono grato per la vostra calorosa accoglienza. Ho atteso ansiosamente questa visita per sperimentare di nuovo la viva fede cristiana del vostro popolo e per vedere personalmente i progressi compiuti dalla vostra nazione”.