Padre Lanzilli, esempio di comunione, saggezza e creatività evangelica

Vatican News

Celebrate alla chiesa del Gesù, a Roma, le esequie del gesuita deceduto improvvisamente nella notte tra il 2 e il 3 aprile. Segretario del prefetto della Segreteria per l’Economia e segretario regionale dell’Europa meridionale della Compagnia di Gesù, è stato ricordato per il coraggio nella ventennale missione in Albania, per la sua capacità di accoglienza e relazionalità. Ruffini: “Nel suo sorriso, che rimarrà sempre dentro di noi, c’erano il soffio divino di Dio Padre e la tenerezza di Gesù”

Antonella Palermo – Città del Vaticano

Semplicità e profondità, saggezza e creatività evangelica: così alla Chiesa del Gesù, a Roma, è stato ricordato il gesuita padre Raffaele Lanzilli, tornato alla casa del Padre nella notte tra il 2 e il 3 aprile scorsi. Segretario del prefetto della Segreteria per l’Economia e segretario regionale dell’Europa meridionale della Compagnia di Gesù, il gesuita napoletano aveva collaborato nella Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi.

In Albania, con i più umili, le relazioni umane come priorità

Le esequie, in una chiesa colma di amici increduli per una scomparsa prematura e improvvisa, sono state presiedute da padre Johan Verschueren, delegato per le Case e le Opere Interprovinciali dei gesuiti a Roma, insieme con i cardinali Mario Grech e Lorenzo Baldisseri, e concelebrate da un centinaio di sacerdoti. A caratterizzare il rito per padre Lanzilli, una consistente rappresentanza dall’Albania, dove il religioso è stato in missione per quasi vent’anni lasciando un ricordo indelebile per capacità relazionale, soprattutto con le persone più umili, in ogni villaggio. Prima a Tirana, nella pastorale giovanile, poi nel Seminario di Scutari e all’Istituto Filosofico-Teologico e poi ancora come rettore del liceo P. Pjetër Meshkalla, con studenti cattolici, ortodossi e musulmani. Qui, in modo particolare, è riuscito a stimolare quella proverbiale integrazione e spiccata attenzione all’altro, tanto sottolineate oggi dall’attuale direttrice generale suor Valentina Ndreca: “Lui conosceva nome per nome i suoi ragazzi e pure i loro familiari di cui sempre cercava di informarsi. È stato uomo relazionale fino in fondo”.

Rigoroso, mai compiacente, pieno di benevolenza

Di coraggio e rigore nel lavoro ha parlato nell’omelia il padre gesuita Agostino Caletti., che proprio in Albania ha condiviso molte esperienze di fraternità. È stata ricordata quella fede che il regime comunista avrebbe voluto sopprimere ma che non era mai venuta meno nella popolazione, soprattutto nelle persone più semplici. È in questo contesto che padre Lanzilli ha operato: “Tutti lo ricercavano, e lui con entusiasmo non si negava a nessuno, incontrava tutti. Il suo era uno stile di accompagnamento che cercava di far venire fuori le migliori risorse dalle persone”. Tratto, questo, citato anche dalla testimonianza di una donna, alla fine della Messa, un congiunto del gesuita, che ne ha messo in risalto i riflessi di bontà e spontaneità che metteva nelle relazioni, “mai compiacente e sempre pieno di benevolenza, una persona profondamente umana”. Il tutto mai disgiunto dalla ricerca di una sana convivialità, ha ricordato ancora padre Caletti, in cui le conversazioni non erano mai banali. 

Ruffini: esempio di comunione, con il suo sorriso accogliente 

“Esempio concreto di cosa sia la comunione che ci unisce – ricorda Paolo Ruffini, prefetto del dicastero per la Comunicazione, che ha conosciuto padre Lello quando prestava il suo servizio al Sinodo -, testimonianza vivente della gioia che viene dal Vangelo e che ci rende una cosa sola. Qualunque fosse il compito che gli era affidato, padre Lello lo trasformava in un canto con un sorriso. E così è stato anche alla Segreteria per l’Economia. Sempre attento, accogliente, fraterno. Nel suo sorriso, che rimarrà sempre dentro di noi, c’erano il soffio divino di Dio Padre e la tenerezza di Gesù”. Sì, il sorriso, disarmante. Lo ricorda benissimo anche padre Massimo Nevola, gesuita assistente nazionale delle Comunità di Vita Cristiana, in forte sodalizio con il confratello conosciuto quando era ancora adolescente nei campetti di calcio. Perché il calcio era una grande passione per Lello, così tutti lo hanno sempre chiamato e continueranno a farlo. Serviva a fargli sdrammatizzare le situazioni, dice, quello sport da cui padre Lanzilli aveva tratto la costanza nell’impegno e la necessità di saper collaborare per raggiungere un obiettivo comune.