Olimpiadi vicine al traguardo finale dopo la “staffetta” tra emozioni e speranze

Vatican News

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Mentre in Grecia le fiamme minacciano il sito archeologico di Olimpia, dove sono nate le Olimpiadi, Tokyo si appresta a vivere l’ultimo atto dei Giochi che si concludono l’8 agosto. Da questo grande evento, che ha regalato dense emozioni in un tempo scosso dalla pandemia, emergono tante storie di uomini e donne provenienti da Paesi lontani.

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Gli atleti sud sudanesi, dopo il rinvio nel 2019 a causa dell’emergenza sanitaria, sono rimasti in Giappone per un altro anno, grazie a una raccolta fondi dei cittadini della città di Maebashi. La ginnasta uzbeka Oksana Chusovitina, 46 anni, ha partecipato alla sua ottava Olimpiade. La prima volta nel 1992 a Barcellona aveva 17 anni. Nel 2008 ha rappresentato a Pechino la nazionale tedesca in Germania, Paese che si è offerto di curare il figlio malato di leucemia. Ha 46 anni anche il sudafricano Dallas Oberholzer, in gara nello skateboard, che ha cominciato ad amare da giovane, negli anni dell’apartheid. Nel suo Paese usa la tavola con le rotelle per coinvolgere i bambini dei quartieri difficili, per tenerli lontani dalla droga e dalle bande. 

Vittorie memorabili

Anche piccoli Stati hanno mostrato il loro valore a Tokyo. Bermuda, per la prima volta, ha conquistato una medaglia d’oro grazie ad una atleta, Flora Duffy, nel triathlon femminile. Ci sono poi storie non scalfite dal tempo. L’australiano Andrew Hoy ha vinto due medaglie nell’equitazione. Ha 62 anni ed è l’atleta più anziano medagliato nella storia dei Giochi dal 1968. Ai primi posti nel medagliere ci sono Cina, Stati Uniti e Giappone. Straordinario il cammino dell’Italia che tra l’altro, dopo la storica impresa di Marcell Jacobs nei 100 metri, ha vinto l’oro nella staffetta 4 per 100. Uno dei quattro velocisti azzurri, Fausto Desalu. Sua madre, nigeriana, lo ha cresciuto da sola. In Italia lavora come badante. Ha condiviso la gioia della vittoria del figlio con la famiglia dell’anziano che assiste.

Un segno di speranza

Ai Giochi ha anche partecipato una nazionale che non rappresenta un Paese, ma oltre 82 milioni di persone, costrette a lasciare le loro case a causa di discriminazioni, guerre. È la nazionale dei rifugiati che, per la prima volta ha partecipato alle Olimpiadi. La loro vita, in molti casi, è stata ‘una maratona ad ostacoli’ tra guerre e dittature. Ai Giochi di Tokyo hanno portato un segno di speranza, come quello auspicato lo scorso 25 luglio all’Angelus da Papa Francesco. Il testimone passa ora alle Paralimpiadi, in programma dal 24 agosto al 5 settembre. Alle 22 discipline ammesse partecipano oltre 4400 atleti, chiamati ad animare un’altra entusiasmante kermesse. Una “staffetta”, dopo le Olimpiadi, nel segno della solidarietà, dei valori autentici dello sport e della speranza.