Oggi l’ultimo saluto a Palmira, una delle prime compagne di Chiara Lubich

Vatican News

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Quando le veniva chiesto quali fossero state le origini del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich rispondeva sempre di non aver mai pensato di fondare un movimento, quello che voleva era solo vivere il Vangelo. Ma non da sola. Neppure farsi santa, avrebbe desiderato da sola, qualora fosse arrivata a diventarlo. Così Chiara aveva cominciato a mettere in pratica frase per frase quanto detto da Gesù, condividendo scoperte, gioie e dolori, fallimenti e conquiste con alcune altre ragazze della sua Trento, più o meno della stessa età. Erano andate presto a vivere insieme in un piccolo appartamento, dando vita al primo “focolare”.

Tra le prime compagne

Natalia, Dori, Valeria, Giosi, Ginetta, Silvana, Palmira, Bruna, Graziella, Lia e qualche altra ancora, condividono tutto con Chiara ed è proprio grazie alla loro presenza e al loro amore reciproco che le ispirazioni di cui Dio le fa dono, prendono forma e concretezza. Non dice, infatti, il Vangelo: “Dove due o più sono uniti nel mio nome, Io sono in mezzo ad essi”? Gesù tra loro è la luce per vivere e capire ogni cosa. Di lì a poco si aggiungeranno al gruppo alcuni giovani e poi famiglie e persone di ogni età. Palmira Frizzera, nata a Terlago, paesino del trentino, il 9 aprile del 1927, faceva parte, dunque, di quel primo piccolo gruppo di ragazze. Si è spenta il 5 gennaio scorso nella Cittadella Foco di Montet, nella Svizzera francese, una delle cittadelle dei Focolari, a cui aveva dato inizio e che poi per 40 anni ha sostenuto impegnandosi nella formazione di centinaia di giovani, provenienti da tutto il mondo, desiderosi di condividere la spiritualità dell’unità propria del carisma di Chiara. Aveva 94 anni. Oggi i funerali a Montet.

L’incontro con Chiara Lubich

Palmira aveva conosciuto Chiara Lubich nel 1945 e, colpita dall’ideale della “fraternità universale”, aveva deciso di seguirla. Era rimasta colpita dalla sua concretezza. Di lei, Palmira scriverà: “Chiara parlava di Dio per esperienza: questo mi colpì. Le cose che diceva erano lei, il suo essere, tutta la sua vita: Dio era davvero il suo Ideale e il Vangelo il suo unico stile di vita”. E ancora: “Chiara mi aveva fatto capire che Dio è Amore, così anche la mia vocazione sarebbe stata l’Amore”. Franchezza, forza, semplicità, freschezza e libertà spirituale tra le caratteristiche più evidenti della personalità di Palmira. Lei stessa diceva di sé: “Io sono sempre stata sincera, per natura, senza meriti, perché non riesco a parlare dietro le spalle di qualcuno e non riesco a dire le cose senza interezza. E non ho mai accettato che mi si nascondesse la verità”.

La “conversione” e l’amore per i poveri

In molte occasioni Palmira si è trovata a raccontare dei suoi primi tempi nel Movimento nascente e, in particolare, riferiva spesso un episodio legato all’aiuto che Chiara e le sue compagne offrivano ai poveri della città di Trento, in piena seconda guerra mondiale. Diceva: “Mi trovavo nel focolare da poche settimane e Chiara mi aveva affidato la cucina. Le focolarine amavano così tanto i poveri che davano via tutto. Quel che c’era in casa non bastava neppure per noi; questi poveri per me erano troppi, venivano in continuazione… Bisognava mettere un freno a tanta carità”. Una sera si presenta alla porta un povero. Chiede qualcosa da mangiare. Palmira gli risponde che le dispiace ma “non ho proprio niente”. In casa c’era un’altra focolarina. Palmira prosegue: “Giosi mi venne immediatamente accanto, disse al povero di aspettare un momento e, presami in disparte, mi chiese: “Se fosse venuto Gesù in persona a chiederti qualcosa da mangiare, avresti risposto che non hai niente?”. “Beh, certo ci avrei pensato un po’”. Giosi le dice allora che quel povero era proprio Gesù. Poi, guardando la cucina: “quell’uovo, Palmira, ti pare proprio niente? Non credi a quello che sta scritto sul Vangelo? Gesù ha detto: ‘Date e vi sarà dato’”. E Palmira concludeva: mi credevo una brava cristiana, ma “mi resi conto della mia meschinità. Quest’episodio segnò l’inizio della mia conversione al Vangelo”.

La scelta di Dio come il tutto della vita

In quel primo focolare a Trento, Palmira aveva trovato la fraternità, una vera famiglia. Ricordava: “Ciò che mi ha impressionato, vivendo con Chiara, è proprio il fatto che lei non aveva atteggiamenti di capo, era una sorella e noi eravamo sorelle con lei in una maniera soprannaturale, ma che era anche naturale, spontanea… con un “maestro”, una guida che era Gesù in mezzo a noi”. In un’intervista del 2015 alla Radio Vaticana, Palmira Frizzera diceva: “Siamo andate avanti non pensando in realtà a niente… avevamo scelto Dio come ideale della nostra vita, Lo volevamo amare, coscienti che potevamo anche morire da un giorno all’altro sotto i bombardamenti. Quindi abbiamo cercato di realizzare il testamento di Gesù, l’amore scambievole, fino all’unità tra di noi”.

Una testimonianza che rimane per le nuove generazioni

Nel 2008, quando, dopo la morte di Chiara Lubich, fu necessario eleggere una nuova presidente dei Focolari, Palmira ebbe il coraggio di affermare che la prima generazione, a cui lei apparteneva, doveva farsi da parte per lasciar crescere le nuove generazioni, e sostenne con forza il rinnovamento. Ma la testimonianza di quel primo gruppo di ragazze rimarrà sempre un esempio e un’ispirazione. “La filadelfia (amore fraterno) nel mio focolare è più che una realtà – scriveva Chiara vent’anni dopo gli inizi del Movimento, e il testo compare in un articolo pubblicato sull’inserto de L’Osservatore Romano “Chiesa Donne Mondo” – . E’ qui che io prendo forza per affrontare le croci di ogni giornata, dopo l’unione diretta con Gesù. Qui l’una si preoccupa dell’altra a seconda del bisogno. Qui si va dalla sapienza comunicata con spontaneità, ad aiuti continui, con sacrifici che spesso non si contano. Qui, insomma, sei convinto che non sarai mai giudicato dal fratello, ma amato, scusato, aiutato. Qui scorre sangue di casa, ma celeste”.