Odissea infinita per 73 migranti a bordo della nave di Medici Senza Frontiere

Vatican News

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Dopo cinque giorni di viaggio in un mare invernale e onde altissime, è giunta nel porto di Ancona la nave di Medici Senza Frontiere con 73 migranti a bordo.  Fulvia Conte racconta:  “I migranti a bordo sono chiaramente tutti molto sofferenti: questa traversata inutile e dolorosa di cinque giorni non ha fatto che aggravare le loro condizioni psicologiche e fisiche. La nave si è trovata a navigare in condizioni meteo e marine avverse, con onde altissime, così che il mal di mare ha fatto effetto su tutti e tutte, sia sui survivors che sulle persone di MSF”.

Condizioni drammatiche 

Ma i migranti non hanno sofferto soltanto durante la navigazione: va aggiunto anche tutto ciò che hanno vissuto prima, come il periodo in Libia, dove sono stati detenuti. Conte racconta che queste persone sono rimaste nei centri di detenzione per mesi, “sono state torturate e denutrite, hanno visto persone torturate o uccise, sono state picchiate e violentate sessualmente. Prima di tutto questo, hanno attraversato il deserto, hanno lasciato le loro case. Sono passati mesi, addirittura anni. Ad esempio, un ragazzo ci ha raccontato di tutta la sua famiglia uccisa davanti ai suoi occhi nel suo Paese di provenienza. Le loro condizioni sono ovviamente drammatiche: non abbiamo effettuato nessuna evacuazione medica ma i primi a sbarcare sono stati coloro che presentavano casi medici più urgenti degli altri”. 

Viaggi lunghi una vita

Nella nave ci sono 19 minori non accompagnati e, aggiunge Fulvia Conte, “alcuni di loro sono partiti dai Paesi di provenienza anni e anni fa quando erano molto piccoli”. Questo significa che per conquistare il sogno della libertà, di una vita e di un futuro migliori, un essere umano deve mettere in conto che molto tempo – appunto addirittura anni – possono essere trascorsi in cammino nel deserto, con tutte le conseguenze del caso, come la fame e la sete. “Adesso stiamo procedendo allo sbarco con le autorità qui ad Ancona –  prosegue l’operatrice di MSF –  e dopo ci sarà un primo screening medico. I migranti saranno ospitati nei centri di accoglienza e proseguiranno con tutte quelle che sono le procedure standard di accoglienza. La traversata ha inciso sul loro stato. Durante la navigazione cerchiamo di dare un sostegno sia psicologico che medico e organizziamo anche lezioni di lingua, lettura di libri, cioè attività che possano  distrarre la mente e sollevarli dai drammi vissuti. Chiaramente il mal di mare non ci ha aiutato, costringendo le persone a stare in posizione orizzontale con nausea e vomito. Tutto questo non ha aiutato neppure a livello psicologico”, conclude Fulvia Conte.

Torturati in videochiamata

“Sono persone che sono state torturate in Libia – continua Fulvia Conte -. Un ragazzo porta delle cicatrici molto fresche sulla gamba, delle bruciature fatte con sigarette e con la plastica fusa fatta gocciolare sulla carne viva. C’è poi un ragazzo che ha un proiettile nel ginocchio. Queste persone raccontano di essere state torturate più e più volte”, racconta ancora la responsabile dei soccorsi e prosegue: “Le torture vengono eseguite in videochiamata con i parenti e i familiari costretti ad assistere e in questo modo poter chiedere loro di mandare ancora più soldi per il viaggio. Questo è quello che subiscono queste persone che comunque ricordiamolo: sono naufraghi. Per il diritto del mare e per il diritto internazionale – conclude – sono stati soccorsi da imbarcazioni in un momento in cui la loro vita era in pericolo e quindi, per questo motivo, dovrebbero avere diritto all’assegnazione di un porto sicuro nel più breve tempo possibile e cinque giorni di navigazione verso Ancona non rispettano tutto ciò”.