L’Onu: emergenza umanitaria a Gaza, vicini al punto di non ritorno

Vatican News

Anche oggi la guerra prosegue nel nord e nel sud della Striscia. Difficile la situazione nella parrocchia della Sacra Famiglia, dove si sono rifugiate 600 persone, pesanti danni alle infrastrutture. Alle Nazioni Unite non c’è accordo per una risoluzione sul cessate il fuoco

Alessandro Guarasci – Città del Vaticano

A Gaza “stiamo raggiungendo il punto di non ritorno”. È la denuncia dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, che parla di “palese disprezzo per il diritto umanitario internazionale”. In crisi anche il sistema sanitario che potrebbe collassare da un momento all’altra. Gli aiuti umanitari, nel collo di bottiglia del valico di Rafah, stentano ad arrivare all’enclave palestinese, e questo rischia di aggravare ancora di più la crisi.

La parrocchia della Sacra Famiglia: danni dappertutto

Un grido di dolore arriva anche dalla piccola comunità cattolica: “Serbatoi d’acqua posti sul tetto distrutti, stessa sorte per i pannelli solari, carburante esaurito, dunque scarse possibilità di produrre energia elettrica e di garantire un minimo di comunicazione stabile. Danni agli edifici e alle macchine parcheggiate all’interno provocati da schegge di bombardamenti caduti nella zona”. Sono le poche e scarne notizie che arrivano dalla parrocchia latina della Sacra Famiglia, l’unica cattolica della Striscia di Gaza, dove stanno trovando rifugio circa 600 persone, riferite all’agenzia Sir.

Guerra al nord e al sud della Striscia di Gaza

I combattimenti stanno interessando da alcuni giorni anche l’abitato di Khan Yunis, la seconda città della Striscia, non lontano da Rafah, mentre caccia israeliani hanno bombardato nella notte “infrastrutture” di Hamas nel nord di Gaza e obiettivi di Hezbollah in Libano. E due militari israeliani sono rimasti feriti in modo grave in una operazione lanciata per salvare ostaggi prigionieri di Hamas. Dunque anche oggi la guerra porta con sé un pesante carico di morte.

All’Onu salta la risoluzione sul cessate il fuoco

Intanto i ministri di Paesi arabi chiedono il “cessate il fuoco immediato”. Una risoluzione in tal senso è stata bocciata ieri all’Onu, perché giudicata sbilanciata dagli Stati Uniti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha sentito il premier israeliano Benjamin Netanyahu per chiedere di “proteggere i civili di Gaza e giungere al cessate il fuoco duraturo”. Il premier israeliano ha però chiuso alla possibilità, ipotizzata dal premier palestinese Mohammed Shtayyeh, che nel futuro di Gaza vi sia un ruolo di Hamas insieme all’Anp.