Le forze israeliane avanzano a nord di Gaza, raid nel Libano meridionale

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Nella notte gli attacchi israeliani hanno colpito un’infrastruttura operativa e la struttura militare di Hezbollah nelle aree di Taybeh e Rab El Thalathine. Il bilancio dei soldati caduti a Gaza da inizio guerra sale a 318, mentre i morti raggiungono la quota di 37.834, secondo i dati del Ministero della Sanità gestito da Hamas. Diffuse le manifestazioni antigovernative in Israele, il premier Netanyahu afferma che con una pressione politica e militare restituirà tutti gli ostaggi

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Empasse nella diplomazia per raggiungere un cessate il fuoco nel conflitto israelo-palestinese. Il bilancio dei soldati caduti sul fronte di Gaza dall’inizio della guerra sale a 318. Secondo il locale Ministero della Sanità gestito da Hamas, citato da Al Jazeera, dall’inizio della guerra nell’enclave di Gaza sono morte 37.834 persone, mentre altre 86.858 sono rimaste ferite. 

I soldati israeliani avanzano a nord di Gaza

Le forze israeliane, riporta la Reuters, sono avanzate ulteriormente nel quartiere di Shejaia, nel nord della Striscia, e si sono spinte anche nella parte occidentale e centrale di Rafah, nel sud, uccidendo almeno sei palestinesi e distruggendo diverse case. I carri armati israeliani, che sono tornati a Shejaia quattro giorni fa, hanno sparato granate contro diverse case, lasciando le famiglie intrappolate all’interno e impossibilitate a uscire. L’esercito israeliano ha dichiarato che le forze operanti a Shejaia hanno ucciso diversi uomini armati palestinesi, localizzato armi e colpito infrastrutture militari. Durante la notte, le forze aeree Israeliane hanno colpito poi un’infrastruttura operativa e la struttura militare di Hezbollah nelle aree di Taybeh e Rab El Thalathine nel Libano meridionale. Il segretario generale aggiunto della Lega araba, Hossam Zaki, afferma che l’organizzazione ha smesso di riferirsi a Hezbollah come a una “organizzazione terroristica”, tale etichetta “non dovrebbe più essere utilizzata”. 

Smantellato il molo temporaneo a Gaza per gli aiuti

Intanto il Centcom – il Centro di comando Usa – ha annunciato che il molo temporaneo per sbarcare gli aiuti umanitari costruito a Gaza è stato smantellato e spostato nuovamente nel porto di Ashdod, in Israele. I motivi sarebbero “il tempo avverso e il mare agitato”. “Dal 17 maggio scorso – ha sottolineato Centcom – più di 8.831 tonnellate sono state consegnate attraverso il corridoio marittimo per essere distribuite alla popolazione di Gaza da organizzazioni umanitarie. Solo nell’ultima settimana, più di 10 milioni di sterline di aiuti sono stati consegnati a Gaza attraverso il molo temporaneo, fornendo il secondo volume di aiuti più alto tra tutti i valichi”. Intanto, si stima che circa 115 mila abitanti di Gaza siano entrati in Egitto dal 7 ottobre, in parte feriti evacuati dalla Striscia ma molti altri come ‘turisti’. Ne scrive il Washington Post, che cita un rapporto dell’ambasciata dell’Autorità nazionale palestinese al Cairo. Nel documento si afferma che l’arrivo dei gazawi è stato facilitato da una società egiziana chiamata Hala Consulting and Tourism, descritta come una società collegata a “servizi di sicurezza statali che addebitano una pesante tariffa di ‘coordinamento’ per aiutare i palestinesi a fuggire”. Dopo 45 giorni, alla scadenza del visto, i ‘turisti’ da Gaza si ritrovano “in un limbo, senza status legale e nessun posto dove andare”, sottolinea il Wp

Manifestazioni antigovernative in Israele

“Non c’è alcun cambiamento nella posizione di Israele rispetto al progetto accolto con favore dal presidente Biden. E oggi tutti sanno una semplice verità: Hamas è l’unico ostacolo alla liberazione dei nostri rapiti”, ha dichiarato, da parte sua, il premier israeliano Benyamin Netanyahu durante la riunione di governo a Gerusalemme. “Con una combinazione di pressione politica e pressione militare, e soprattutto pressione militare – ha aggiunto – li restituiremo tutti, tutti i 120 nostri rapiti, vivi e morti”. Netanyahu ha poi ribadito che Israele non “fermerà la guerra finché non avrà raggiunto tutti i suoi obiettivi”. Intanto, decine di migliaia di dimostranti si sono riuniti anche a Tel Aviv, dove nelle ultime settimane si è tenuta la più grande manifestazione antigovernativa. Altre migliaia hanno marciato ad Haifa e si radunano a Gerusalemme, così come nelle città meridionali di Beersheba e Mitzpe Ramon. Separatamente, l’Hostages and Missing Families Forum, che rappresenta alcuni parenti di alcune delle 252 persone presumibilmente tenute in ostaggio a Gaza, ha tenuto il suo raduno settimanale a Hostages Square a Tel Aviv.