L’albero di Piazza san Pietro e gli addobbi dei ragazzi di Rosello

Vatican News

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

A loro il Papa ha rivolto “un pensiero speciale”, un mese fa, incontrando in Aula Paolo VI i donatori dell’albero di Natale di Piazza San Pietro, e dei presepi allestiti nel centro del colonnato e nella grande aula delle udienze della Città del Vaticano. Sono i ragazzi della residenza riabilitativa psichiatrica Il Quadrifoglio di Rosello, in provincia di Chieti, che hanno realizzato una parte degli addobbi dell’albero, insieme agli alunni di alcune scuole abruzzesi e ai nonni della casa di riposo Sant’Antonio di Borrello, altro piccolo borgo del medio Sangro, a 6 chilometri da Rosello.

Decorazioni che parlano di natura, di pace e riabilitazione

Per loro, una decina di giovani e meno giovani ospiti della struttura nell’antico paesino di origine medievale, a 920 metri d’altezza, preparare gli addobbi in legno che possiamo ammirare sul maestoso abete bianco di 26 metri, che svetta accanto all’obelisco di Piazza san Pietro, è stata l’occasione “per avere un ruolo da protagonisti e per raccontare al Santo Padre le tematiche che ci stanno a cuore e di rimando anche a tutta l’opinione pubblica – ci dice Mirko Pagliai, responsabile de Il Quadrifoglio – l’ennesima occasione per raggiungere una riabilitazione e un reinserimento sociale”. Infatti, le decorazioni, realizzate completamente a mano nel laboratorio di falegnameria della struttura, che si trova all’interno della Riserva naturale regionale dell’Abetina di Rosello, parlano della bellezza della natura che circonda Il Quadrifoglio, di pace e della voglia di questi ragazzi di recuperare il loro posto nella società. Ci sono infatti l’orso, le api, i lupi, le volpi, i fiori, ma anche la colomba della pace.

Le api della Riserva, compagne di un cammino di recupero

“Raccontano anche di una nostra straordinaria avventura con le api, finalizzata alla tutela della biodiversità – ci spiega ancora Pagliai – abbiamo prodotto più di un quintale di miele, l’ultimo anno, ma nel 2023 vorremmo passare dall’apicoltura all’apitutela, diventando custodi degli insetti allo stato selvatico”. Attraverso le piccole opere d’arte che abbelliscono l’abete bianco di Piazza San Pietro, i ragazzi della struttura di Rosello, che cura anche autori di reati, raccontano, infine, sottolinea il responsabile de Il Quadrifoglio, “qual è la condizione oggi della persona che soffre di un disturbo psichiatrico: lo stigma sociale subito ieri, il suo impegno, oggi, nel riabilitarsi e nell’ottenere un reinserimento in società, e soprattutto le aspettative e i desideri per il futuro”.

Il percorso nell’Abetina, ideato dai ragazzi del Quadrifoglio

Gli ospiti di questa casa immersa nel verde della riserva, che vanta il nucleo di abeti bianchi meglio conservati d’Italia, tra i quali l’albero spontaneo più alto, un abete bianco di quasi 54 metri, si raccontano anche a chi vuol provare il loro “percorso formativo-culturale-escursionistico”. Un itinerario messo a punto dagli stessi ragazzi, con l’aiuto di Wwf, Cai e Fai, nei mesi più duri della pandemia, nel corso del quale fanno ammirare ai visitatori, in veste di “narratori turistici” circa 80 specie di alberi, piante e fiori. Recitano anche poesie da loro scritte e dedicate agli alberi e raccontano il loro impegno terapeutico, strettamente legato alla natura della riserva. Non manca una tappa, a distanza di sicurezza, alle arnie delle sei famiglie di api “adottate” dalla residenza, per spiegare come si passerà presto dall’apicoltura all’apitutela. Ecco come Mirko Pagliai descrive il lavoro di preparazione dell’addobbi e alcuni dei programmi terapeutici del Quadrifoglio.

Ascolta l’intervista a Mirko Pagliai, de “Il Quadrifoglio”

Ci parli degli addobbi in legno che avete realizzato per l’albero di Natale di piazza San Pietro: quanti sono? Quanti ragazzi de Il Quadrifoglio sono stati coinvolti e cosa rappresentano?

Ci siamo uniti a questa grande avventura lanciata dal Comune di Rosello, che ha visto una decina di nostri ragazzi lavorare quotidianamente per la loro realizzazione, nel nostro laboratorio di falegnameria. Sono addobbi tutti originali e artigianali, che riproducono innanzitutto gli elementi faunistici e floreali dei boschi di Rosello, della nostra Riserva e di tutti i boschi dell’Abruzzo, e quindi testimoniano la bellezza che ci circonda e di cui ci sentiamo privilegiati custodi. Ci sono anche soggetti più sociali, con addobbi che vogliono affermare un netto no al conflitto in corso tra Ucraina e Russia, come a qualsiasi altra guerra, ed esprimere così un desiderio di pace e di dialogo tra i popoli. Raccontano anche di una nostra straordinaria avventura con le api finalizzata alla tutela della biodiversità. Quindi, non solo la contemplazione della bellezza ambientale, ma anche delle esperienze attive di tutela. E poi raccontano, infine, qual è la condizione oggi della persona che soffre di un disturbo psichiatrico: lo stigma sociale subito ieri, il suo impegno, oggi, nel riabilitarsi e nell’ottenere un reinserimento in società, e soprattutto le aspettative e i desideri per il futuro.

Infatti guardando gli addobbi si trova l’orso, si vedono le api, i lupi, le volpi e i fiori… Un esempio, insomma, del legame che la vostra residenza ha con il territorio di Rosello. Ma i vostri ragazzi e ragazze riescono a vivere in pieno, e diventano per loro quasi una terapia, questo territorio e le sue bellezze?

Noi crediamo molto nel valore ambientale come percorso terapeutico. Abbiamo questa grandissima fortuna, perché la nostra comunità si trova in questa riserva naturale incredibile, che vanta dei record in termini di biodiversità sia di fauna che di flora. E il legame tra la nostra comunità e la riserva è assolutamente funzionale al percorso riabilitativo. Infatti sono diversi i laboratori, quello delle api e quello ambientale, che guardano alla riserva. Ma il laboratorio che ha visto nascere questo interesse in loro è stato quello della lettura del giornale. I ragazzi due, tre volte alla settimana leggono le notizie, si confrontano, e così abbiamo notato che nel tempo hanno sviluppato una sensibilità particolare verso le tematiche ambientali. Questa è stata l’occasione per uscire dalla comunità, entrare nella riserva e realizzare qual è la bellezza, sia in termini qualitativi che quantitativi, che ci circonda. E da quel momento in poi tante delle nostre attività e degli strumenti terapeutici sono andati in direzione della riserva.

Ci parli del progetto che volete iniziare, un percorso formativo culturale-escursionistico che vedrà poi i vostri ospiti prendere il patentino di guide…

Noi più volte al giorno effettuiamo delle uscite, talvolta verso il centro di Rosello, talvolta verso la riserva. Nel tempo i ragazzi hanno voluto realizzare un monitoraggio delle specie, soprattutto quelle floreali, che rendono questa riserva unica in Italia le hanno volute classificare, e poi man mano hanno sviluppato un percorso che dal centro di Rosello raggiunge la riserva e poi continua all’interno della riserva. Un percorso dove i ragazzi hanno l’occasione di raccontare sia la riserva sia quello che è il loro impegno terapeutico che coinvolge la riserva. Per il prossimo anno, la nostra intenzione è quella di aprire una cooperativa che possa vedere protagonisti i ragazzi, far conseguire loro il patentino da guida turistica e quindi proporre al pubblico questo percorso tematico sia psichiatrico, sia ambientale.

Parliamo ora di tutela delle api. Voi fate il miele, come anche molti apicoltori della zona, che è anche apprezzato. Però volete fare di più, volete proteggere queste api e farle protagoniste di bellezza, di nuove varietà di fiori e piante. In che modo?

Circa due anni fa, tramite un apicoltore locale, ce ne sono diversi in zona, tutti noi, sia gli operatori, sia i ragazzi, abbiamo seguito un corso di apicoltura e poi abbiamo adottato, abbiamo portato “a vivere con noi in psichiatria”, diciamo così, sei famiglie di api.  E abbiamo prodotto anche un quintale di miele lo scorso anno. Poi però, col tempo, ci siamo resi conto che le api ci offrivano prospettive più ampie, di un altro respiro. La scorsa estate abbiamo partecipato a un importantissimo festival sulle api e sulla biodiversità a Montebello di Bertona. Ci siamo confrontati con tantissimi ricercatori e alla fine di questa esperienza abbiamo deciso di aderire a un’associazione, “Resilient Bee”, (una rete di apicoltori custodi delle api allo stato selvatico, n.d.r) e abbiamo pensato ad un nuovo progetto per il 2023, che vedrà i nostri ragazzi installare nei boschi di Rosello dei rifugi per le api selvatiche e che poi ci vedrà indirizzare le nostre api, quando faranno le nuove sciamature, verso questi rifugi. Quindi, si tratta di tutelare le api a un livello selvatico, fuori da una logica di produzione di miele per il consumo umano. E questo è fondamentale perché le api soffrono, lo sappiamo benissimo, e invece devono svolgere un importantissimo ruolo di impollinatrici. Se possiamo godere di quella bellezza e di quella ricchezza ambientale che abbiamo, è anche per merito delle api. Quindi, i nostri ragazzi, a partire da una sensibilità verso le tematiche ambientali che hanno sviluppato, hanno scelto di rendersi protagonisti di questo nuovo progetto di apitutela e non più di apicoltura.

Un bellissimo luogo, all’interno dell’Abetina bianca di Rosello, belle idee e progetti. I ragazzi, stando con loro tutti i giorni, come reagiscono?

Dopo l’annuncio dell’impegno per gli addobbi dell’Albero in Piazza San Pietro, l’entusiasmo è salito alle stelle, sin da quando abbiamo deciso di aderire a questa avventura. Finalmente abbiamo trovato l’occasione per avere un ruolo da protagonisti e per raccontare al Santo Padre tutte queste tematiche che ci stanno a cuore e di rimando anche a tutta l’opinione pubblica. Diventa l’ennesima occasione per raggiungere una riabilitazione e un reinserimento sociale.