La voce di Francesco contro la violenza sulle donne, una “profanazione di Dio”

Vatican News

Antonella Palermo – Città del Vaticano

“Umanità, umanità…”: i volti di alcune delle donne che lavorano presso il Dicastero della Comunicazione lo ripetono con voce corale, delicata e potente, facendo eco nel video alle parole di Papa Francesco pronunciate il primo giorno dell’anno 2020 nell’omelia della Messa per la Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio. Nello scandire queste poche sillabe, si prestano a sintetizzare ciò che altre donne non riescono a verbalizzare, imprigionate da sopraffazioni di genere e pesanti catene psicologiche. 

Le donne maltrattate sono una vigliaccheria

Quello del capodanno di due anni fa fu un messaggio di protezione della dignità delle donne, tema su cui già nel passato il Pontefice si era espresso, e poi più volte ripreso in discorsi, messaggi, tweet, interviste.

La rinascita dell’umanità è cominciata dalla donna. Le donne sono fonti di vita. Eppure sono continuamente offese, picchiate, violentate, indotte a prostituirsi e a sopprimere la vita che portano in grembo. Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna. Dal corpo di una donna è arrivata la salvezza per l’umanità: da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità.

La Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne è ancora una volta l’occasione dedicata per tornare su questo aspetto caro al Papa. Il 25 novembre di un anno fa, dall’account @pontifex definiva le varie forme di maltrattamento subite da molte donne “una vigliaccheria e un degrado per gli uomini e per tutta l’umanità”. E invitava a non guardare dall’altra parte. È la società tutta che Francesco interpella per non cedere all’indifferenza, per muovere ad azioni concrete contro un fenomeno dalle pieghe subdole e coercitive.

Mai più morte e sfruttamento!

Nel recente viaggio apostolico in Kazachstan, al Congresso dei leader religiosi, Papa Francesco si univa all’appello delle altre guide per sottolineare con forza che “le donne devono essere rispettate, riconosciute e coinvolte”. Ci sono luoghi dove questo è sogno. Basti pensare al Messico dove il Papa si recò nel 2016, un viaggio apostolico ai confini con gli Usa dove Francesco pregò in una terra non solo famigerata per le folle di migranti che si aggrappano a tentativi spesso fatali di esodo forzato, ma tragicamente nota proprio per i femminicidi, dove da quasi trent’anni si registra il più alto tasso di morti di giovani ragazze, tanto che il fenomeno è stato definito da più parti un vero genocidio di genere. Da Ciudad Juarez, con croci rosa che visibilmente segnano questo atroce supplizio, il Papa invocava:

Che dire di tante donne alle quali hanno strappato ingiustamente la vita? Chiediamo al nostro Dio il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto come i Niniviti al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne. Mai più morte e sfruttamento!

La donna sta ancora in secondo piano

Fu nell’intervista con il Papa a Televisa, del 2021, che si tornò nuovamente e ampiamente sull’argomento, laddove gli veniva chiesto di ragionare sulle cause dei femminicidi: 

Non saprei dare una spiegazione sociologica oggi. Ma oserei dire che la donna sta ancora in secondo piano. […] E dal secondo piano a essere oggetto di schiavitù basta poco. Basta andare alla stazione Termini, per le strade di Roma. E sono donne in Europa, nella colta Roma. Sono donne schiave. Perché questo sono. Ebbene, da qui ad ucciderle… Quando ho visitato un centro di recupero per ragazze nell’Anno della Misericordia, una aveva un’orecchia mozzata, perché non aveva portato abbastanza soldi. […] C’è una parola che sta per uscire dal vocabolario, perché fa paura a tutti: la tenerezza. È patrimonio della donna. 

Sulla medesima linea le sue parole: “Diamoci da fare tutti per promuovere le madri e proteggere le donne”. Era l’appello del 1° gennaio di quest’anno in cui la declinazione spiccata della donna in quanto generatrice di vita – è la Chiesa stessa ad essere madre – serviva ad esaltare la riconosciuta peculiarità femminile di evitare “le derive del pragmatismo asettico e dell’astrattezza”.

L’amore non è l’usa e getta

Nel suo pellegrinaggio in Slovacchia, l’anno scorso, la figura della Beata Anna Kolesárová, uccisa durante la Seconda Guerra mondiale da un soldato sovietico che voleva abusare di lei, offriva a Papa Francesco un’ulteriore occasione per ricordare nell’incontro con i giovani il senso profondo dell’amore, che è rispetto e non reificazione dell’essere umano. 

L’amore non è avere tutto e subito, non risponde alla logica dell’usa e getta. L’amore è fedeltà, dono, responsabilità. La vera originalità oggi, la vera rivoluzione, è ribellarsi alla cultura del provvisorio, è andare oltre l’istinto, oltre l’istante, è amare per tutta la vita e con tutto sé stessi. 

Testimonianza forte e profetica e quanto mai attuale, quella della ragazza, “perché la violenza sulle donne – affermava il Papa – è una piaga aperta, dappertutto”. Cosa che peraltro aveva già espresso ai giovani di Panama due anni prima. 

Riscoprire relazioni giuste ed equilibrate

Anche nel discorso al Corpo Diplomatico nel 2019 non tralasciò Francesco di fare riferimento ai contesti familiari fragili dove le donne rimangono vittima di abuso:

Davanti alla piaga degli abusi fisici e psicologici sulle donne, c’è l’urgenza di riscoprire forme di relazioni giuste ed equilibrate, basate sul rispetto e sul riconoscimento reciproci, nelle quali ciascuno possa esprimere in modo autentico la propria identità, mentre la promozione di talune forme di indifferenziazione rischia di snaturare lo stesso essere uomo o donna.

Di “amore malato” parlava esplicitamente nel Regina Coeli del 9 maggio 2021:

La prepotenza conduce a una degenerazione dell’amore, ad abusare degli altri, a far soffrire la persona amata”. “Penso all’amore malato che si trasforma in violenza – e quante donne sono vittime oggigiorno di violenze”, ha precisato Francesco: “Questo non è amore. Amare come ci ama il Signore vuol dire apprezzare la persona che ci sta accanto, rispettare la sua libertà, amarla così com’è, non come noi vogliamo che sia; come è, gratuitamente”. 

Il femminicidio è un problema quasi satanico

Ancora un anno fa, nello speciale televisivo “Francesco e gli invisibili. Il Papa incontra gli ultimi”, Francesco arrivava a parlare di femminicidio come di un problema “quasi satanico, perché è profittare della debolezza di qualcuno che non può difendersi, può soltanto fermare i colpi. È umiliante, molto umiliante”, denunciava amaramente.

Matrimoni forzati, schiavitù domestica e lavorativa sono alcune delle forme attraverso cui si esercita abuso sulla donna, su cui il Papa – e lo ha fatto nuovamente nell’ultimo videomessaggio in occasione della Giornata di preghiera e solidarietà alle vittime della tratta di persone – chiede incessantemente indignazione massima perché “è una ferita che riguarda ognuno di noi”.