La Turchia ritenta la mediazione tra Russia e Ucraina

Vatican News

Luca Collodi – Città del Vaticano

In Ucraina sono sempre le armi a parlare. Nella notte scorsa le forze russe hanno attaccato la città di Nikopol, sul fiume Dnepr e non lontana da Zaporizhzhia. Non si registrano feriti, ma danni a edifici, linee elettriche e del gas. L’operazione ha causato l’interruzione dell’approvvigionamento energetico in tutta la zona. Intanto Mosca fa sapere che farà tutto il possibile “per cercare di invertire le sorti della guerra o almeno per ritardare la sconfitta” ma, secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, bisogna “interrompere questo scenario”, perchè “qualsiasi tentativo di nuova offensiva deve fallire”. Secondo fonti dei servizi segreti ucraini, infatti, la Russia intende continuare la guerra, in inverno, con operazioni offensive da est o dal nord. In questa situazione c’è attesa per l’esito che avranno i colloqui telefonici del presidente turco Erdogan con i capi di Stato russo e ucraino, Putin e Zelensky, laddove sinora nessuno è riuscito a intavolare efficacemente delle trattative per giungere perlomeno ad un cessate il fuoco.

Prossima riunione all’Onu

Si aggrava intanto il bilancio delle vittime dell’attacco ucraino di ieri nel centro di addestramento russo di Makiivka. I soldati uccisi, secondo il ministero della Difesa della Federazione Russa, citato dalla Tass, sono 89. Intanto la crisi ucraina sarà ancora una volta sul tavolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in una riunione convocata per il prossimo 12 gennaio, mentre il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, ha definito prematuro “l’invio di nuove armi a Kiev”, come invece richiesto dal presidente ucraino. Intanto, le forze armate russe e bielorusse hanno prorogato le loro esercitazioni congiunte fino all’8 gennaio prossimo. Le operazioni sono in corso dal 29 aprile, ovvero da 36 settimane.