La grazia di evangelizzare, De Donatis presenta i temi del futuro anno pastorale

Vatican News

di Roberto Cetera

Nei secondi Vespri della solennità di san Giovanni Battista, il cardinale vicario Angelo De Donatis ha introdotto alla comunità ecclesiale della diocesi di Roma le linee fondamentali dell’azione pastorale del prossimo anno. Richiamando il tema già affrontato nella sua meditazione di Pentecoste il cardinale ha evocato con toni appassionati «la Grazia di evangelizzare», perché l’evangelizzazione, ha detto, «prima che un’iniziativa umana è una grazia che il Signore ci dona quando lo accogliamo nella nostra vita». E quando viviamo in profondità quel momento non possiamo non sentire il bisogno di  «condividere con gli altri la gioia della salvezza portata dal Signore»,  per questo il cardinale rifugge dal vedere l’evangelizzazione soltanto in termini di  doveroso impegno del cristiano, piuttosto rileva ed enfatizza  quella che definisce «la dolce e confortante gioia di evangelizzare».

È la gioia che deriva dalla (ri)scoperta del kerigma originario: cioè la «gioia dell’incontro col Cristo Crocifisso e Risorto e con la Grazia battesimale dell’essere discepolo, a cui è immediatamente collegata la grazia di evangelizzare». Ripartire dal kerigma è d’altronde l’esortazione a cui Papa Francesco ci ha chiamati in Evangelii gaudium ad inizio del suo pontificato, dove, al terzo capitolo ricorda «il Kerigma deve occupare  il centro dell’attività evangelizzatrice e di ogni intento di rinnovamento ecclesiale». Ma la Grazia, come si sa, necessita sempre di essere accolta, e questo «richiede continue e radicali conversioni. Quando una comunità parrocchiale prende sul serio il primato dell’evangelizzazione, soprattutto se intende aprirsi a tutti gli abitanti del quartiere, deve prepararsi a vivere una profonda rivoluzione! Una delle conseguenze è che i luoghi in cui testimoniare la fede non sono più soltanto i locali parrocchiali, ma sono i luoghi di vita di tutti i giorni».  

Questo vuol dire, ha aggiunto De Donatis, che la parrocchia deve “dimagrire” un po’ rispetto ai suoi compiti interni ed uscire fuori, nella città, nel mondo. «Per quanto la vostra parrocchia, o la vostra comunità sia bella, un luogo familiare e rassicurante, il “cuore” deve stare da un’altra parte, deve stare nella città. Perché è lì che il Signore ci invia, ed è lì che ci aspetta». Sicuramente la crisi della pandemia ha stravolto l’ordinarietà della vita ecclesiale, ma occorre essere capaci di leggere anche le tante opportunità che offerte in questo cammino di conversione e riposizionamento. Per esempio il ritrovamento delle relazioni familiari e amicali, l’ascolto delle persone più deboli e fragili, l’uso di nuovi strumenti di contatto, il recupero della preghiera domestica, la centralità della Parola nel forzato digiuno eucaristico, e soprattutto  una «maggiore familiarizzazione dei nostri territori… perché siamo stati costretti  a puntare lo sguardo fuori delle nostre comunità».    Ora, mentre torniamo progressivamente a condizioni di sicurezza, occorre far tesoro di questo anno e mezzo. Siamo ad un punto di svolta, al cuore del cammino».

Il cardinale vicario ha poi elencato i passaggi di questo cammino. Innanzitutto, le comunità parrocchiali si lascino evangelizzare dalla Parola di Dio, ma anche dalla testimonianza dei fratelli, che diano memoria di come le loro vite sono state toccate dal kerigma. Le equipe pastorali — originale intuizione della diocesi di Roma— continuino nella loro formazione e nell’importante lavoro di mappatura del territorio, che ci sta fornendo sempre più dati sorprendenti: tante città nella stessa città.  Le comunità poi allaccino relazioni con le persone che non frequentano abitualmente le  parrocchie, ma con un’impronta di umiltà, di disinteresse, condividendone la vita, senza dovergli evidenziare ad ogni occasione le loro criticità. Infine De Donatis ha concluso invitando le comunità a riscoprire il carattere fondante del Battesimo  e la sua attualizzazione attraverso la pratica della Riconciliazione comunitaria.