Kiev: in 150 in marcia dall’Italia per la pace e per costruire il futuro

Vatican News

Michele Raviart – Città del Vaticano

Una marcia per la pace a Kiev che sia tanto un momento di solidarietà quanto l’occasione di un incontro con le realtà colpite dalla guerra immaginando un futuro per l’Ucraina fuori dal conflitto. È quanto si propone il Mean, il movimento europeo di azione non violenta, che l’11 luglio prossimo, giorno in cui si festeggia San Benedetto patrono d’Europa, ma anche l’inizio della strage di Sebrenica nel 1995, arriverà via Polonia nella capitale ucraina.

150 i volontari in partenza

Un progetto organizzato nei mesi scorsi e che è stato presentato questa mattina alla Camera dei Deputati. Centocinquanta i volontari che a Kiev parteciperanno a un “incontro-dibattito” con esponenti della società civile, delle istituzioni ucraine e delle religioni e che parleranno delle prospettive del Paese una volta che le guerra sarà terminata, con iniziative che vanno dalla presenza di Corpi civili di pace alla protezione e lo sviluppo del patrimonio storico-artistico ucraino attraverso una rete museale.

Dare un messaggio di vicinanza con la presenza

Tra i partecipanti e tra i rappresentanti dell’Azione Cattolica, una delle 35 associazioni italiane che partecipano al Mean, anche Tommaso Cappelli, 24 anni, responsabile comunicazione digitale e social di Ac, che a Vatican News racconta di aver superato dubbi e paure nell’intraprendere questo viaggio, ma sempre sicuro che ne valesse la pena. “Ho condiviso fin da subito il messaggio di solidarietà al popolo ucraino”, spiega., ed è stato “il tema del dialogo, soprattutto, con la società civile ucraina, con gli attivisti, anche con ragazzi della mia età, che mi ha spinto a partecipare. Il messaggio di pace l’ho anche interpretato come una presenza fisica nel portare solidarietà e vicinanza. Mi sono chiesto come potevo essere utile alla causa, perché so che la mia presenza lì sarà di pochi giorni e, una volta ritornato in Italia, purtroppo il conflitto continuerà”. Quando saremo a Kiev, aggiunge, incontreremo “le istituzioni della città, dal sindaco agli altri esponenti dell’amministrazione locale, ma soprattutto le associazioni che da settimane sono in prima linea nell’assistere la popolazione sul campo”. Il fatto di esserci e di testimoniare vicinanza davanti “a coetanei, ad anziani, a mogli e figli che stanno subendo questa aggressione e hanno visto trasformarsi il loro quotidiano”, ricorda, mi ha convinto a partire”.

Ascolta l’intervista integrale a Tommaso Cappelli

Rispondere in maniera efficace alla richiesta d’aiuto

L’idea della marcia della pace nasce alcuni mesi fa, con contatti serrati tra gli organizzatori con l’Ucraina, culminato con due viaggi preparatori che si sono svolti le settimane precedenti. Un progetto, spiega ancora Cappelli, che “è partito dall’Italia sfruttando quella rete molto ricca, soprattutto in alcune regioni, del Terzo settore e quindi associazioni locali, parrocchie che si sono mobilitate per ospitare famiglie, donne e minori che scappavano da una situazione di necessità”. Tutto questo, ribadisce, “è partito da una necessità: rispondere nella maniera più immediata ed efficace a questa richiesta di aiuto”.

Il 10 luglio 15 piazze collegate con Kiev

Il giorno prima dell’incontro a Kiev, il 10 luglio, 15 piazze di altrettante città italiane e europee si collegheranno con la capitale ucraina coinvolgendo nel dialogo altri 500 attivisti. Da luglio a settembre, poi, saranno organizzati con la “Rete dei piccoli comuni del Welcome” dei campi estivi per le famiglie con minori ucraini, segnalati dal comune di Kiev. Si tratta, si legge nel comunicato di presentazione, “di orfani e vedove ucraine di caduti in guerra”. “Persone che hanno visto e sofferto tanto, a cui il progetto del Mean vuole regalare un tempo di pace e di serenità lontano dalle bombe”.