Italia, Rapporto Caritas: tanti bambini nascono già poveri

Vatican News

Sono dati preoccupanti quelli contenuto nell’ultimo Report statistico: in aumento il numero di persone, quasi 270 mila, che nel 2023 hanno fatto ricorso alle strutture caritative della Chiesa, il 12% di famiglie è in povertà assoluta

di Francesco Ricupero

In Italia quasi 270.000 persone hanno chiesto aiuto l’anno scorso ai 3.124 centri di ascolto della Caritas; tra esse, famiglie in stato di povertà assoluta (circa il 12 per cento della popolazione). Rispetto al 2022 si è registrato un incremento del 5,4 per cento del numero di assistiti; una crescita che si attesta su valori più contenuti rispetto a un anno fa, segnale di una progressiva distensione rispetto alle tante emergenze susseguitesi dopo lo scoppio della pandemia. Il confronto del numero di bisognosi tra il 2019 e il 2023 è invece impietoso: +40,7 per cento. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto statistico Povertà 2024 di Caritas Italiana presentato oggi, 19 giugno, a Roma alla presenza di monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli e di don Marco Pagniello, rispettivamente presidente e direttore dell’organismo ecclesiale.

«È compito statutario di Caritas Italiana — ha spiegato nel suo intervento Redaelli — realizzare studi e ricerche sui bisogni delle persone, per aiutare a scoprirne le cause, per preparare piani di intervento, soprattutto in un’ottica di prevenzione. Questo è l’intento del Report. Una raccolta di dati realizzata grazie all’impegno degli operatori e dei volontari dei nostri centri di ascolto e con la collaborazione delle persone in stato di bisogno che ci hanno consegnato la loro situazione».

Fra i temi approfonditi nel dossier, che è uno spaccato estremamente aggiornato sulle povertà contemporanee dal punto di vista dell’esperienza Caritas, emergono tre tendenze in aumento: la condizione delle famiglie povere con bambini di età compresa fra 0 e 3 anni, la grave marginalità adulta degli individui senza fissa dimora e la povertà in solitudine degli anziani. In Italia sono tante le famiglie con minori che si trovano in stato di povertà  e di fatto risultano i più svantaggiati. Secondo il Rapporto, sono proprio i bambini nella fascia 0-3 anni a registrare l’incidenza più alta di povertà assoluta pari al 14,7 per cento (a fronte del 9,8  della popolazione complessiva). In sostanza, oggi, più di un bambino su sette, nell’età 0-3 anni, è povero in termini assoluti, e con essi ovviamente anche i genitori. Nascere e crescere in una famiglia povera può essere l’inizio di un futuro difficile caratterizzato  da stati di privazione e povertà.

Allo scopo di comprendere meglio le condizioni di vita e le difficoltà delle famiglie con minori, Caritas Italiana, in collaborazione con Save the Children, ha condotto un’indagine sul territorio italiano  su un campione rappresentativo di famiglie assistite dalla rete Caritas, in condizione di conclamata difficoltà socio-economica, che hanno al loro interno bambini nella fascia 0-3 anni. Dalla ricerca emerge che di solito chiedono aiuto, in presenza di bambini piccoli, persone di cittadinanza non italiana (73,2 per cento) e mamme (70 per cento); il 60 per cento dei genitori ha al massimo la licenza di scuola media inferiore; si tratta di uomini e donne in grave precarietà occupazionale (per lo più disoccupati, lavoratori poveri o casalinghe); l’età media è 36 anni; solo il 44,5 per cento è seguito dai servizi sociali del territorio.

Tra le principali criticità riscontrate fra questi individui vi sono: l’acquisto di prodotti di uso quotidiano, come pannolini (tale difficoltà è percepita dal 58,5 per cento degli assistiti), abiti per bambini (52,3 per cento) o alimenti per neonati come il latte in polvere (40,8 per cento), le visite specialistiche pediatriche private (40,3 per cento), l’acquisto di medicinali o ausili medici per neonati, specie se in presenza di disabilità o disturbi del linguaggio (38,3 per cento), oltre all’acquisto di giocattoli per i propri figli (37,2 per cento), al pagamento delle rette per gli asili nido (38,6 per cento dei nuclei) e anche, in caso di necessità, al compenso di eventuali servizi di baby-sitting (32,4).

Purtroppo la poca disponibilità di denaro costringe molte famiglie a fare dei sacrifici. Circa i due terzi degli intervistati (64,6 per cento) dichiara di essere costretto a rinunciare a opportunità formative e di lavoro non potendo lasciare i figli a nessuno. Una percentuale che sale al 69,5 per cento per le donne, dimostrando che la cura della prole pesa di più sulle loro spalle. Sempre secondo la ricerca, il 47,1 per cento afferma di non avere tempo per sé, mentre il 38,2 si trova costretto a rinunciare ad attività ricreative per i propri figli, come per esempio festeggiare il compleanno, a causa di problemi economici.

Un altro tema chiama in causa diritti e sanità: il 35,4 per cento delle mamme dichiara di dover rinunciare a prendersi cura della propria salute e quasi una famiglia su sette (15,2 per cento) non accede al pediatra di libera scelta.

Nel 2023 le persone senza dimora sostenute dalla rete delle Caritas diocesane e parrocchiali sono state 34.554, corrispondenti al 19,2 per cento dell’utenza complessiva. Il valore risulta in crescita sia in termini assoluti che percentuali: nel 2022 erano 27.877, pari al 16,9 per cento del totale. Si contano quindi 6677 unità in più rispetto al 2022 e oltre 10.500 rispetto al 2021. L’anno scorso le Caritas diocesane e parrocchiali hanno incontrato e supportato 35.875 anziani, pari al 13,4 per cento dell’utenza complessiva (considerando i soli centri/servizi in rete). Negli ultimi anni si è assistito a un netto aumento del “peso” degli anziani che è passato dal 7,7 per cento del 2015 a oltre il 13 per cento del 2023. In alcune regioni l’incidenza degli anziani tocca punte ancora più elevate, in modo particolare nel Mezzogiorno: in Campania (18,1 per cento), Basilicata (16,6), Puglia (15,4), Sardegna (15,3). L’incidenza più contenuta si registra invece nelle regioni del Nord-Est (10,8 per cento).

Questo secondo Report statistico (il precedente è stato pubblicato a novembre in occasione della Giornata mondiale del povero) «si colloca — ha detto don Pagniello — in un tempo particolare, segnato da vicende che toccano le nostre comunità. Da un lato le crisi internazionali che condizionano pesantemente i rapporti tra i paesi e lo sviluppo di percorsi di pace, dall’altro l’incessante aumento della povertà e la forte incidenza di situazioni di rischio e vulnerabilità. Di fronte a questi scenari la Chiesa continua a sognare e ad affermare un umanesimo autentico, dove ogni essere umano possa realizzarsi pienamente, vivendo in un mondo più giusto e dignitoso».