Israele, Lapid all’Onu: “Sì alla soluzione a due Stati”

Vatican News

Andrea De Angelis – Città del Vaticano 

Due Stati per risolvere la questione israelo-palestinese, un obiettivo per arginare quella iraniana: impedire che Teheran abbia l’arma atomica. Sono parole chiare e, secondo alcuni addetti ai lavori, addirittura storiche quelle pronunciate ieri dal primo ministro israeliano Yair Lapid alla 77.ma Assemblea Generale dell’Onu. 

Sicurezza e futuro 

“Nonostante gli “ostacoli”, un “accordo con i palestinesi, basato sui ‘due Stati per due popoli’, è la cosa giusta da fare per garantire la sicurezza e l’economia di Israele e per dare un futuro ai nostri bambini” ha detto il primo ministro. “La grande maggioranza di israeliani sostiene questa visione di una soluzione a due Stati e io – ha rimarcato – sono uno di loro. Abbiamo solo una condizione: che un futuro Stato palestinese sia pacifico”, ha aggiunto, con Israele in piena campagna elettorale per le elezioni politiche del 1° novembre. I negoziati di pace israelo-palestinesi sono in fase di stallo dal 2014, ma nel Paese gli oppositori di Lapid hanno criticato fortemente il suo intervento all’Onu, a partire dall’ex premier Netanyahu che lo ha definito “debole e disfattista”. La Casa Bianca parla invece di parole coraggiose e si dice d’accordo, con il presidente statunitense Biden, che lo scorso agosto, in visita ad Israele, aveva sostenuto questa soluzione. 

La minaccia iraniana

Lapid ha poi parlato dell’Iran, dove sono in corso proteste da giorni e si registrano, tra i manifestanti, decine di vittime. “L’Iran cerca la totale distruzione di Israele”, ma “faremo qualsiasi cosa per impedire a Teheran di ottenere l’arma nucleare”, ha ammonito il premier israeliano, affermando che “solo una credibile minaccia militare impedirà all’Iran di acquisire l’arma atomica”. In Iran almeno 31 civili sono stati uccisi dall’inizio delle proteste, duramente represse dalle forze di sicurezza, per la morte di Mahsa Amini, la 22enne deceduta mentre era sotto la custodia della polizia per non aver indossato correttamente l’hijab. Il governo ha bloccato l’accesso ai social, a causa ‘delle azioni compiute dai controrivoluzionari contro la sicurezza nazionale’. Il presidente Raisi annuncia: “La morte di Mahsa sarà oggetto di una indagine.