Israele e Hamas nella lista nera Onu di chi non protegge i bambini

Vatican News

Israele con le sue truppe di difesa e Hamas con tutta la jihad islamica sono state inserite per la prima volta dalle Nazioni Unite nell’elenco di chi ha commesso le più gravi violazioni contro i bambini nelle aree di guerra. La decisione è stata presa dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, mentre la lista aggiornata sarà pubblicata a fine giugno

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Per la prima volta Israele e Hamas appaiono accanto allo Stato Islamico, ad al Qaeda e Boko Haram, ma anche a Stati quali Russia, Yemen, Myanmar, Afghanistan, Somalia e Siria, tutti colpevoli di “non aver messo in atto misure durante il periodo di riferimento per migliorare la protezione dei bambini”. Questo il contenuto del rapporto che spetta stilare al segretario generale dell’Onu e che sarà pubblicato in via definitiva a fine mese. La notizia ha scatenato le ire del governo israeliano che accusa le Nazioni Unite di antisemitismo e minaccia di rompere le relazioni con l’Onu: “Un atto cialtronesco”, lo ha definito infatti il ministro degli Esteri israeliano Katz. Di tenore opposto il commento dell’Autorità nazionale palestinese, affidato a Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente: “Un passo avanti nel ritenere Israele responsabile dei suoi crimini”, ha detto.

Il governo israeliano e il futuro di Gaza

Ma l’esecutivo israeliano ha anche altre questioni in sospeso: scade stasera, infatti, l’ultimatum che il leader centrista Gantz aveva lanciato a Netanyahu il 18 maggio scorso per un cambio di strategia nella guerra a Gaza, a partire dal futuro della Striscia, pena l’uscita dal governo di emergenza nazionale. La fuoriuscita di Gantz avrebbe un forte peso politico dati i suoi solidi legami con gli Stati Uniti e potrebbe indurre altri membri del governo a seguire il suo esempio. Dall’altra parte, il premier Netanyahu può contare su una solida maggioranza alla Knesset, ma è chiaro che a questo punto si presentano molte incognite. In questo scenario, il segretario di Stato americano Blinken, lunedì sarà di nuovo in Israele: è la sua ottava visita nel Paese dall’inizio della guerra.    

La situazione sul campo

Prosegue intanto il conflitto armato: un attacco aereo contro un’abitazione nel quartiere Sheikh Radwan, nel nord di Gaza, avrebbe causato la morte di almeno 4 persone e il ferimento di 14, per la maggioranza donne e bambine, secondo l’agenzia palestinese Wafa. Sul fronte nord, la jihad islamica irachena avrebbe rivendicato l’attacco con droni avvenuto questa mattina nel nord di Israele: si tratterebbe di un drone lanciato dal territorio libanese e caduto all’aperto nei pressi del Monte Hermon, sulle Alture del Golan, senza provocare danni a cose o persone. Infine l’Onu, citando informazioni dell’Oms – l’Organizzazione Mondiale della Sanità – afferma che sono almeno 14mila i pazienti che necessitano di un immediato trasferimento da Gaza per ricevere assistenza medica adeguata.