In Italia mai così pochi nuovi nati dall’unità d’Italia, aumentano i matrimoni

Vatican News

Michele Raviart e Benedetta Capelli– Città del Vaticano

Una timida ripresa negli ultimi mesi del 2021 non basta a far superare all’Italia quell’ “inverno demografico” che tanto preoccupa Papa Francesco.  Alle fine dello scorso anno, infatti, la popolazione italiana residente è diminuita di 253 mila persone, pari al -0,4% rispetto al 2020. Allarma soprattutto la diminuzione delle nascite che, per la prima volta dall’unità d’Italia, scendono sotto le 400 mila unità in un anno per una riduzione complessiva dell’1,3%. Il calo rispetto al picco più recente, risalente al 2008, è di quasi il 31%.

Lieve ripresa alla fine dell’anno

È l’onda lunga della pandemia, che ha causato un aumento della mortalità non compensato dalla nascita di nuovi bambini. Dall’arrivo del coronavirus la popolazione italiana si è infatti ridotta di quasi 616 mila persone e nemmeno l’aumento del 2,7% del tasso migratorio (+ 156 mila persone rispetto al 2020) è riuscito a mitigare sensibilmente questo deficit negativo. Solo la provincia di Bolzano registra un aumento delle nascite (+123) mentre le regioni che più vedono peggiorare il tasso naturale tra decessi e nascite sono il Molise (-9,5), la Calabria (-5,4) e la Lombardia (-4,0). Il deficit si è sentito principalmente nei primi mesi del 2021 ed è da riferirsi alla posticipazione dei piani di genitorialità dovuti all’incertezza causata dal lockdown. Un trend che diventa positivo solo negli ultimi due mesi del 2021, rispettivamente +6,8% e +13,5% in confronto a novembre e dicembre del 2020.

Raddoppiato il numero di matrimoni

Tra le note positive c’è il numero di matrimoni, che è raddoppiato rispetto al 2020. Sono stati, secondo dati provvisori, 179 mila. Un dato che fa per sperare per il futuro, anche se sono ancora inferiori del 2,7% rispetto al 2019. “Sicuramente il tema della natalità e un tema centrale non solo per il futuro del nostro Paese, ma di tutta l’Europa”, spiega Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni famigliari e della Fondazione per la natalità, che si riunirà domani a Milano per l’evento “Dalle culle vuote alla ripartenza del Paese”. Nel corso dell’iniziativa sarà presentata la seconda edizione degli Stati generali che si svolgerà a maggio a Roma. “La pandemia”, spiega, “ha dato un duro colpo, perché ha generato molta sfiducia e molta rassegnazione. Adesso la guerra sta generando altrettanto scoramento, quindi è necessario parlare alle nuove generazioni. È necessario ricordarci quanto è bello fare un figlio, dare la vita e che il domani non sia come il presente

Ascolta l’intervista a Gigi De Palo

La “vera questione sociale”

Papa Francesco, che aveva partecipato alla prima edizione degli Stati Generali sulla natalità, lo scorso 26 dicembre aveva definito una “preoccupazione vera” il crollo della natalità in Italia. Una “tragedia”, aveva sottolineato, perché sembra che tanti abbiano perso “l’aspirazione di andare avanti con figli e tante coppie preferiscono rimanere senza o con un figlio soltanto”. “È la vera questione sociale”, ribadisce De Palo, “perché se crolla la natalità, a cascata crolla il sistema pensionistico, crolla il welfare, il sistema sanitario gratuito come lo abbiamo oggi in Italia”.