Il Venerabile Van Thuan, uomo di Dio, esempio di cristianità

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Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Un uomo straordinario e singolare, dalla grande esperienza cristiana, un vero uomo di Dio, pieno di pace e di gioia, affabile, ricco di intuito umano, capace di sorprendere chiunque con la sua semplicità. E’ così che Luisa Melo, del Dicastero per il Servizio e lo Sviluppo Umano Integrale, amministratore del processo di canonizzazione del cardinale François-Xavier Nguyên Van Thuân, ricorda il porporato, accanto al quale è stata sin dal suo arrivo, nel 1994, come vicepresidente, in quello che allora si chiamava Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 2002. Di lui, la Melo sottolinea “la forza dell’esperienza cristiana, cementata nella preghiera”, e non manca di associare a questo, ricordi tanto personali, quanto preziosi, come quando, appunto nel 1994, Van Thuan entrò, per la prima volta, in ufficio. “Certo nessuno di noi poteva immaginarsi che un arcivescovo potesse recarsi in motorino al lavoro, accompagnato da un altro prete vietnamita!”

La capacità di entrare nei cuori

Fu questo il primo passo verso il cuore della Melo e dei suoi colleghi, segnati dalla semplicità di quest’uomo e che, ancora oggi, sono pronti a dirsi privilegiati per aver condiviso con lui ricordi tristi e belli. Era così umile così affabile che è entrato immediatamente nei nostri cuori. Dedicava parte del suo tempo a ognuno di noi, chiunque poteva andare a parlargli, chiunque veniva ricevuto, voleva condividere e arrivare a ogni persona, in ufficio come fuori”. Oggi, durante la messa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, il pensiero di tutti è andato proprio alla semplicità di questo grande religioso, al quale è stata chiesta l’intercessione per tutte le persone malate di Covid, specialmente in Vietnam e nelle nazioni più povere.

Ascolta l’intervista con Luisa Melo

Il dono dell’umiltà, la virtù della semplicità

Soprattutto un aspetto di Van Thuan è nel ricordo della Melo: il suo modo di vivere la povertà a tutto tondo, in tutti gli aspetti della vita.  “Rinunciava a tante donazioni che gli facevano per poterle inviare per la formazione dei seminaristi e dei sacerdoti. Tutto questo per noi è stato causa di ammirazione e di amore verso una persona così semplice, così umile e straordinaria”. Luisa Melo, anche grazie all’esempio di questo sacerdote, “in profonda unione con Cristo e la Madonna”, è riuscita, dopo aver trascorso accanto a lui i sette mesi della malattia che lo ha portato alla morte, a trasformare la sofferenza del lutto in un motivo di gioia per poter oggi far parte di questa causa di canonizzazione.  Il cardinale Van Thuân era uomo dotato di profonda saggezza orientale, con una vita immersa nei drammi della vita umana, aveva subito violenza a causa della fede cristiana, trasmessagli dalla famiglia che conta diversi martiri: tra il 1698 ed il 1885, alcuni dei sui antenati furono infatti perseguitati per la loro fede.

La persecuzione e il suo perdono

È soprattutto sua madre a educarlo ad una profonda cristianità fino a quando, a 13 anni, entra in seminario, per divenire sacerdote nel 1953, a 25 anni. Arrestato nel 1975 dalle autorità comuniste di Saigon, trascorre molti anni nel carcere di sicurezza di Hanoi, per poi passare al campo di rieducazione e finire, successivamente, agli arresti domiciliari, dove scrive quello che viene ritenuto il suo testamento spirituale, “Il cammino della speranza” per i fedeli vietnamiti del suo Paese e della diaspora. Dopo 13 anni di carcere, di cui nove in isolamento totale, e senza aver subito alcun processo giudiziario, viene liberato con obbligo di residenza nella sede arcivescovile di Hanoi e senza poter esercitare il suo ministero pastorale. Dopo il 1991 inizia la sua vita in esilio, lontano dal Vietnam ma non dalla sua Chiesa, alla quale continua a essere vicino attraverso l’aiuto alle attività sociali e caritative, soprattutto verso i lebbrosari del Paese, attraverso la riparazione e la costruzione di chiese, sempre con una grande attenzione ai sacerdoti, alle comunità religiose, alla formazione di seminaristi, catechisti e laici e continuando sempre a predicare il perdono e la riconciliazione. 

L’uomo della speranza

Van Thuan aveva vissuto i bisogni e le privazioni dei suoi fedeli, molti di quali soffrirono il martirio per la fedeltà a Dio e, fino all’ultimo, continua la Melo, “la sua vita terrena è stata una donazione totale a Dio, per cui ci ha lasciato una testimonianza di gioia, perché fino all’ultimo è stato un uomo gioioso”. Inoltre, ha ancora molte cose da dire ai cristiani di oggi, che vivono la condizione di essere il gruppo religioso più perseguitato al mondo a causa della fede. “Lascia a tutti noi – spiega la Melo – il suo esempio di vita nella fede in Cristo Risorto e nell’amore che ha avuto verso la Madonna. E poi ci trasmette un ammirevole esempio di libertà, di testimonianza del Cristo Crocifisso e risorto, e di speranza, nella quale si deve perseverare, anche davanti a tanta violenza e persecuzione grazie alla totale fiducia nella volontà di Dio. Ecco, il cardinale è conosciuto come l’uomo della speranza”. 

L’attesa del miracolo

Manca solo il miracolo per la beatificazione del porporato vietnamita,  dichiarato venerabile da Papa Francesco il 4 maggio 2017, è “ed è quello che aspettiamo tutti”, sorride la Melo che, intanto, mette “in pratica l’insegnamento della speranza in questo momento così importante per la causa”. Il Dicastero è fortemente impegnato nel divulgare la vita di Van Thuan, la sua spiritualità e le sue virtù, che sono “già state riconosciute dal Santo Padre – precisa la Melo – e che lo hanno fatto diventare Venerabile. Siamo in contatto con persone dei cinque continenti che pregano affinché il Signore, attraverso l’intercessione del cardinale stesso, ci doni un miracolo che lo porti alla beatificazione”. “Questo desiderio – conclude Luisa Melo – lo affidiamo a Dio e siamo grati a tutte le persone che pregano insieme a noi”.