Chiesa Cattolica – Italiana

Il presidente di COP28: “Dobbiamo ridurre 22 gigatonellate di emissioni entro il 2030”

I media vaticani a colloquio con Sultan Al Jaber nel giorno in cui viene ricevuto da Papa Francesco, a una settimana dalla pubblicazione dell’esortazione “Laudate Deum”

Andrea Tornielli

Una settimana fa è stata pubblicata Laudate Deum, l’esortazione che contiene l’appello del Papa per rispondere alla crisi climatica. Mercoledì 11 ottobre il Pontefice ha ricevuto in udienza il dott. Sultan Al Jaber, ministro dell’Industria e della tecnologia avanzata degli Emirati Arabi e presidente della COP28: un appuntamento importante che si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre e che Francesco indica come decisivo per un’azione condivisa prima che sia troppo tardi. In questa intervista con media vaticani Al Jaber spiega gli obbiettivi della prossima COP e commenta i contenuti dell’esortazione.

Presidente, può delineare brevemente gli obiettivi della prossima COP a Dubai?

Ci guida un unico punto fermo: mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi Celsius. Il primo Global Stocktake ci ha già mostrato quanto siamo lontani dalla giusta direzione. Ora dobbiamo ridurre 22 gigatonnellate di emissioni entro il 2030. Allo stesso tempo, come vediamo ogni giorno nei notiziari, il cambiamento climatico ci sta già influenzando e dobbiamo adattarci a questo cambiamento. In ultima analisi, per affrontare il cambiamento climatico, dobbiamo mettere le persone e il pianeta al centro del processo climatico. Questo processo è imperativo. La Presidenza della COP28 ha sviluppato la sua Agenda d’Azione con quattro pilastri fondamentali: accelerare una transizione energetica giusta e ordinata, fissare la finanza climatica, concentrarsi sulle persone, la natura, le vite e i mezzi di sussistenza e sostenere tutto ciò con piena inclusività. È giunto il momento di unire il mondo e agire insieme per offrire soluzioni realizzabili alla crisi climatica.

Papa Francesco ha recentemente pubblicato l’esortazione apostolica Laudate Deum: un grido d’allarme prima che sia troppo tardi per contenere le conseguenze della crisi climatica. Che cosa pensa di questo documento?

Accogliamo con favore l’appello urgente del Papa ad aumentare l’azione per il clima. Condividiamo la sua speranza che “la COP28 porti a una decisa accelerazione della transizione energetica”. La COP28 sarà una COP di azione. Deve esserlo. La nostra Presidenza è totalmente impegnata a fare tutto il possibile per unire le parti, garantire l’inclusività, ottenere impegni e azioni chiari e fornire un’azione climatica ambiziosa per le persone in tutto il mondo. Durante il mio incontro con Sua Santità ho sottolineato l’apprezzamento degli Emirati Arabi Unirti per il suo fermo sostegno a un’azione positiva per il clima al fine di promuovere il progresso umano. Dobbiamo ridurre le emissioni annuali del 43% entro il 2030 per rendere possibile il mantenimento dell’aumento della temperatura entro 1,5 gradi Celsius. Dobbiamo rapidamente costruire un sistema energetico libero da tutti i combustibili fossili non abbattuti, compreso il carbone, mentre decarbonizziamo in modo complessivo le energie che usiamo oggi. Abbiamo bisogno di una transizione energetica rapida, giusta ed equa che non lasci indietro nessuno, in particolare gli 800 milioni di persone che oggi non hanno accesso all’energia. E sarebbe irresponsabile staccare la spina al sistema energetico attuale prima di aver costruito quello nuovo. Dobbiamo concentrarci sulle emissioni indipendentemente dalla fonte e dobbiamo riconoscere che in un futuro prevedibile vi saranno molti combustibili nel mix energetico. Dobbiamo riequilibrare quel mix e ridurre le emissioni delle energie utilizzate oggi. Riduciamo le emissioni, non il progresso. Un punto focale fondamentale sarà il progresso tangibile che sposta l’ago nel mondo reale, insieme a un risultato negoziato ambizioso. Pertanto, ho chiesto alle compagnie petrolifere e del gas di azzerare le emissioni di metano e le fiammate entro il 2030 e di allinearsi sulla neutralità carbonica entro il 2050. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno che tutte le industrie ad alto impatto di emissioni accelerino la transizione ed eliminino le emissioni. E abbiamo bisogno che i governi stabiliscano politiche intelligenti per ampliare e commercializzare soluzioni, comprese tecnologie a idrogeno e di cattura del carbonio.

Nella esortazione, Papa Francesco riassume brevemente la storia delle COP, senza nascondere la sua delusione perché gli impegni presi non sono stati mantenuti e le emissioni nocive continuano ad aumentare. Come può la COP28 cambiare questo corso?

La COP28 cerca di correggere il corso traducendo le promesse in progetti, le tendenze in trasformazioni e gli accordi in azioni. Abbiamo lanciato la nostra Agenda d’Azione con chiamate all’azione ambiziose ma realizzabili per tutti. Il Papa ha perfettamente ragione riguardo alle promesse passate che non sono state mantenute e che questo è deludente. Abbiamo bisogno che tutte le Parti mantengano le promesse fatte, tra cui un secondo e più ambizioso rifinanziamento del Fondo Verde per il Clima e i 100 miliardi di dollari annuali di finanziamento climatico promessi più di 10 anni fa. Il finanziamento è la chiave che può sbloccare l’attuale stallo.

Papa Francesco si lamenta della mancanza di organizzazioni internazionali a servizio di tutti i paesi – non solo quelli più grandi ed economicamente sviluppati – per garantire che gli impegni presi nelle COP siano applicati in varie nazioni. Egli auspica un nuovo “multilateralismo dal basso verso l’alto”. Cosa deve essere fatto per rendere questa via una realtà?

Trasparenza e responsabilità sono centrali per un’azione climatica di successo. La Presidenza della COP28 ha invitato tutte le parti ad aggiornare i loro Contributi Determinati a Livello Nazionale prima della COP28 e a puntare a obiettivi più ambiziosi possibili.  Allo stesso tempo, stiamo cercando di coinvolgere tutti e rendere la COP28 la COP più inclusiva di sempre. Realizzare le nostre ambizioni collettive sul clima richiederà azioni a ogni livello della società e stiamo prendendo provvedimenti per consentire a tutti i gruppi di partecipare. Questi includono il sostegno al più grande programma di delegati giovanili, 1.000 sindaci, 200 startup tecnologiche per il clima, tra le altre cose, nonché assicurare spazi e padiglioni per tutti i gruppi, comprese persone di fede, popoli indigeni e donne.

Nell’esortazione Laudate Deum, Papa Francesco afferma che una transizione ecologica gestita in modo adeguato verso fonti rinnovabili crea posti di lavoro. Gli Emirati Arabi Uniti, la cui economia si basa pesantemente sui combustibili fossili, come intendono affrontare questa transizione?

In primo luogo, vorrei correggere questa errata percezione. Gli Emirati Arabi Uniti sono una nazione che sta vivendo una transizione energetica da quasi 20 anni. La nostra leadership ha visto la transizione energetica come un’opportunità per costruire resilienza economica e contribuire a una sfida globale che ci riguarda tutti. Oggi, oltre il 70% del PIL degli Emirati Arabi Uniti proviene da settori al di fuori dell’industria petrolifera, una percentuale che aumenta ogni anno mentre gli Emirati continuano a diversificare attraverso altri settori. Siamo ben consapevoli che la transizione crea posti di lavoro perché l’abbiamo sperimentato direttamente. Ad esempio, Masdar è tra le più grandi aziende di energia rinnovabile al mondo e ha l’obiettivo di quintuplicare la sua impronta globale di energia pulita fino a raggiungere 100 GW entro il 2030. Gli Emirati Arabi Uniti sono anche al sesto posto nella classifica mondiale del consumo pro capite di energia solare. Gli Emirati Arabi Uniti hanno investito 50 miliardi di dollari in energia rinnovabile in 70 paesi e si sono impegnati a investire oltre 50 miliardi di dollari in patria e all’estero nel prossimo decennio. Questo è il genere di obiettivo che stiamo incoraggiando il mondo intero ad adottare per accelerare una transizione energetica giusta e ordinata e non perdere di vista il limite di 1,5 gradi Celsius. Il progresso degli Emirati Arabi Uniti è dovuto all’aver portato avanti una partnership sincera con partner con la stessa visione in tutto il mondo. Assumiamo il ruolo di ospitare la COP con grande senso di responsabilità, profondo senso di umiltà e chiaro senso di urgenza. E siamo determinati ad assicurare che la COP28 sia una piattaforma che alimenti il progresso attraverso la collaborazione.

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