Il Papa: troppi conflitti aperti e sangue umano versato, non si ceda alla logica delle armi

Vatican News

Lettera di Francesco per gli 80 anni del voto di Pio XII e della città di Roma a Maria Salus Populi Romani durante l’infuriare della Seconda Guerra mondiale. Il Pontefice chiede che l’anniversario sia occasione di “meditazione intorno al tremendo flagello della guerra”. E guardando a Ucraina, Medio Oriente, Sudan, Myanmar, esorta ad ascoltare le “grida di terrore e sofferenza” che chiamano in causa le coscienze di tutti e ad “operare per la pace in Europa e nel mondo”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Non si può e non si deve cedere alla logica delle armi!

1944-2024. Ottant’anni legati da un filo rosso sangue, quello versato da tanti innocenti a causa della guerra. Otto decadi fa era la Seconda Guerra mondiale con “l’incubo della devastazione nazista”; oggi i tanti “conflitti aperti” nel mondo, in particolare in Ucraina, Terra Santa, Sudan e Myanmar da cui si eleva il “grido di terrore e sofferenza” della gente. Su questa umanità ferita Papa Francesco invoca l’intercessione di Maria Salus Populi Romani, la Madonna verso la quale ha sempre mostrato profonda devozione, rendendole omaggio più di un centinaio di volte prima e dopo ogni viaggio apostolico o intervento chirurgico, e alla quale il 4 giugno 1944 i cittadini di Roma e Papa Pio XII fecero voto “per implorare la salvezza della città, quando in essa stava per consumarsi lo scontro frontale tra l’esercito tedesco e quello degli alleati anglo-americani”.

Immagine viva nel cuore dei romani

In occasione della prima memoria liturgica della Vergine – la cui icona (che la tradizione vuole dipinta da San Luca) è custodita nella Basilica di Santa Maria Maggiore – il Papa invia una lettera a monsignor Baldassarre Reina, vicegerente per la Diocesi di Roma. Nella missiva, Francesco si dice “spiritualmente unito” alle celebrazioni della comunità diocesana e rinnova “la devozione” all’antica effigie “da secoli viva nel cuore dei romani”. Ad essa, scrive nella lettera, gli abitanti dell’Urbe “si rivolsero per presentare suppliche e invocazioni, specialmente durante le pestilenze, le calamità naturali, le guerre”.

Davanti a questa immagine hanno trovato eco le vicende salienti della vita religiosa e civile di Roma

Evento sorprendente

Non sorprende infatti che nel ’44 migliaia di persone, tra fedeli e sacerdoti, vollero affidarsi alla Salus Populi Romani pronunciando un voto pubblico nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, dove l’icona mariana era stata trasferita, perché la città venisse risparmiata dalla furia della guerra. Cosa che in effetti accade con le truppe alleate che, già nel tardo pomeriggio, entrarono a Roma senza trovare la minima resistenza da parte dei tedeschi, che lasciarono la città da nord. Un fatto sorprendente che mosse le folle il giorno seguente, 5 giugno, verso piazza San Pietro, dove Pio XII disse: “Con indicibile riconoscenza noi veneriamo la Ss.ma Madre di Dio e Madre nostra, Maria, che la titolo e alle glorie di Salus Populi Romani ha aggiunto una nuova prova della sua benignità materna, che rimarrà in perenne memoria negli annali dell’Urbe”.

Pio XII con i cittadini romani dopo il bombardamento del quartiere San Lorenzo

Il flagello della guerra

A ottant’anni di distanza, il ricordo di quell’evento “così carico di significato” è per il Papa “occasione di preghiera per quanti hanno perso la vita nel secondo conflitto mondiale e di rinnovata meditazione intorno al tremendo flagello della guerra”. “Troppi conflitti in diverse parti del mondo sono ancora oggi aperti”, sottolinea infatti Francesco.

Penso in particolare, alla martoriata Ucraina, alla Palestina e Israele, al Sudan, al Myanmar, dove ancora rumoreggiano le armi e altro sangue umano continua ad essere versato. Sono drammi che toccano innumerevoli vittime innocenti, le cui grida di terrore e di sofferenza chiamano in causa le coscienze di tutti: non si può e non si deve cedere alla logica delle armi!

L’appello di Paolo VI all’Onu

Ancora un ricordo muove la mano del Vescovo di Roma, ovvero le parole di San Paolo VI all’Onu quando, vent’anni dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, nel 1965, chiese: “Arriverà mai il mondo a cambiare la mentalità particolaristica e bellicosa che finora ha intessuto tanta parte della sua storia?”. Questa domanda “attende ancora una risposta”, afferma il Papa, ma soprattutto “stimola tutti a operare concretamente in favore della pace in Europa e nel mondo intero”.

La pace è un dono di Dio, che deve trovare anche oggi cuori disponibili ad accoglierlo e ad operare per essere artefici di riconciliazione e testimoni di speranza

Il santuario romano del Divino Amore

Le celebrazioni nella Diocesi di Roma

E la preghiera di pace anima la serie di iniziative della Diocesi di Roma avviate da ieri, 4 giugno, fino a sabato 8, in quattro luoghi diversi, gli stessi che furono i protagonisti della storia del voto del 1944. Rosari, processioni, commemorazioni storiche, omaggi floreali e musicali, eucaristie, divise tra la parrocchia Santa Maria Mater Dei, la chiesa di Sant’Ignazio in Campo Marzio, il santuario del Divino Amore, naturalmente la basilica di Santa Maria Maggiore.

Nella lettera il Papa auspica che questa serie di appuntamenti che fanno memoria degli eventi del passato “possano ravvivare nei romani il proposito di essere dappertutto costruttori della pace vera, rilanciando la fraternità come condizione essenziale per ricomporre conflitti e ostilità”.

Può essere costruttore di pace chi la possiede in se stesso e, con coraggio e mitezza, si impegna a creare legami, a stabilire rapporti fra le persone, ad appianare le tensioni in famiglia, al lavoro, a scuola, tra gli amici

Il dono della pace

Da qui, a conclusione del testo, una preghiera alla Madonna perché “ottenga per l’umanità intera il dono della concordia e della pace”. Il Papa affida “gli abitanti di Roma, specialmente gli anziani, i malati, le persone sole e in difficoltà, alla materna intercessione di Maria Salus Populi Romani”.

Papa Francesco e l’icona della Salus Populi Romani