Il Papa: teologia di Benedetto XVI non è per il passato, ma feconda per il futuro

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Paolo Ondarza – Città del Vaticano

“Tutti sentiamo la presenza spirituale e l’accompagnamento nella preghiera per la Chiesa intera” da parte del Papa emerito. Presiedendo la cerimonia di consegna del Premio Ratzinger 2022, Francesco cita i momenti di incontro personale, fraterno e affettuoso vissuti in questi anni  con Benedetto XVI e sottolinea la forza, la fecondità e l’attualità del pensiero del suo predecessore.

Non mancano per me momenti di incontro personale, fraterno e affettuoso, con il Papa emerito. Ma questa occasione è importante per riaffermare che anche il contributo della sua opera teologica e più in generale del suo pensiero continua ad essere fecondo e operante.

Riforma e continuità

A sessant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II il Papa ricorda il ruolo avuto da Joseph Ratzinger, prima come esperto durante i lavori, poi come guida della comunità ecclesiale nell’attuazione di quell’evento fondamentale: “Egli ci ha aiutato a leggere i documenti conciliari in profondità, proponendoci una “ermeneutica della riforma e della continuità” e mostrando la sua funzione cruciale per “riformulare la questione centrale della natura e della missione della Chiesa nel nostro tempo”. I contributi teologici di Benedetto XVI restano un riferimento attuale, “non diretti verso il passato, ma fecondi per il futuro, per l’attuazione del Concilio e per il dialogo tra la Chiesa e il mondo di oggi”:

Questi contributi ci offrono una base teologica solida per il cammino della Chiesa: una Chiesa “viva”, che egli ci ha insegnato a vedere e vivere come comunione, e che è in cammino – in “sinodo” – guidata dallo Spirito del Signore, sempre aperta alla missione di annuncio del Vangelo e di servizio al mondo in cui vive.

Pensiero vivo

Un servizio nei campi più attuali e dibattuti: ecologia integrale, diritti umani, incontro tra culture diverse. Lo dimostrano i profili delle due personalità insignite dal Premio Ratzinger 2022: il Padre Michel Fédou e il Professor Joseph Halevi Horowitz Weiler. Il Vescovo di Roma definisce il sacerdote un “maestro della teologia cristiana”, “valente erede della grande teologia francese” che da Henri De Lubac alle Sources Chrétiennnes, ha nutrito il Concilio Vaticano II e ancora si spera continui a dare i suoi frutti. Lo sguardo di Fédou “non si è chiuso al passato”.:

La conoscenza della tradizione della fede ha alimentato in lui un pensiero vivo, che ha saputo affrontare anche temi attuali nel campo dell’ecumenismo e in quello dei rapporti con le altre religioni.

Nel segno del dialogo interreligioso

Prima personalità di religione ebraica a ricevere il Premio Ratzinger, il professore Weiler ha indagato invece in sintonia con Benedetto XVI temi che secondo Francesco sono di “sostanziale importanza”: dal rapporto tra la fede e la ragione giuridica nel mondo contemporaneo alla crisi del positivismo giuridico e ai conflitti generati da un’estensione senza limiti dei diritti soggettivi; fino alla “giusta comprensione dell’esercizio della libertà religiosa in una cultura che tende a relegare la religione all’ambito privato”.

Papa Benedetto ha sempre considerato centrali questi temi per il dialogo della fede con la società contemporanea. E il Prof. Weiler non solo ha condotto su di essi studi approfonditi, ma ha anche preso posizioni coraggiose per la ricerca del consenso su valori fondamentali e il superamento dei conflitti per il bene comune. Che in ciò credenti ebrei e cristiani possano trovarsi uniti è un segno di grande speranza.

Un motivo di gioia per Papa Francesco dunque questa premiazione:

In un momento difficile, in cui ciò era stato messo in dubbio, il Papa Benedetto ha affermato con decisione e fierezza che «un obiettivo del suo personale lavoro teologico era stata fin dall’inizio la condivisione e la promozione di tutti i passi di riconciliazione fra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio». Sulla stessa linea ho proseguito a mia volta, con passi ulteriori, nello spirito di dialogo e di amicizia con gli ebrei che mi ha sempre animato durante il ministero in Argentina.

I due premiati

Noto per aver difeso l’Italia presso la Corte di giustizia europea nella causa sul crocifisso nelle scuole,  Weiler, classe 1951, laurea honoris causa dalla Catholic University of America, è docente di Diritto presso numerose università e istituti di studi giuridici negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in varie parti del mondo. Già presidente dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze ha scritto molte opere di diritto costituzionale, internazionale, europeo e sui diritti umani.

Il gesuita francese padre Michel Fédou è invece nato a Lione nel 1952. È professore di Teologia dogmatica e di Patristica presso il Centre Sèvres a Parigi dal 1987 dove ha ricoperto in seguito la carica di decano della Facoltà teologica e presidente. Membro dei consigli di diverse associazioni teologiche e commissioni di dialogo ecumenico con i luterani e gli ortodossi, è anche autore di numerose opere, soprattutto nel campo della patristica e della cristologia.

Premio Ratzinger 2022. La cerimonia di premiazione

26 riconoscimenti dal 2011

Il Premio Ratzinger, principale iniziativa della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, istituito dal 2011 è assegnato ogni anno a due o tre “studiosi che si sono contraddistinti per particolari meriti nell’attività di pubblicazione e nella ricerca scientifica”. Le candidature sono proposte al Papa, dal Comitato Scientifico della Fondazione, formato da 5 membri di nomina pontificia.

Con l’edizione 2022 i Premiati sono in totale 26: le personalità a cui finora è andato il riconoscimento sono state finora principalmente studiosi di Teologia dogmatica o fondamentale, di Sacra Scrittura, di Patrologia, di Filosofia, e artisti eminenti nella musica e nell’architettura provenienti da 16 Paesi, sono solo cattolici, ma anche appartenenti ad altre confessioni cristiane.

Collaborazione 

Durante la cerimonia in Sala Clementina Papa Francesco ha incoraggiato la collaborazione tra la Fondazione Ratzinger e le Fondazioni vaticane intitolate al Beato Giovanni Paolo I e a San Giovanni Paolo II, affinchè “la memoria e la vitalità del messaggio di questi tre Pontefici siano promosse in unione di intenti nella comunità ecclesiale”.