Il Papa modifica le norme su appalti e spese straordinarie dei dicasteri

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Le decisioni di Francesco contenute in due motu proprio resi noti oggi. Fissato un termine di spesa oltre il quale le strutture vaticane devono richiedere l’approvazione della Segreteria per l’Economia

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Due provvedimenti per meglio definire la gestione della spesa dei singoli dicasteri vaticani e per migliorare la trasparenza nel settore degli appalti. Sono gli ambiti in sui è intervenuto il Papa con due documenti resi noti oggi, 16 gennaio, dalla Sala Stampa vaticana.

Nel primo caso si tratta di una lettera apostolica in forma di motu proprio con cui Francesco precisa “i limiti e le modalità” dell’ordinaria amministrazione dei dicasteri della Santa Sede. In tre articoli, nella linea di rinnovamento della Praedicate Evangelium, viene stabilito in sostanza che un ente vaticano è tenuto a richiedere l’approvazione del prefetto della Segreteria per l’Economia quando un atto di spesa superi il 2% dei costi totali dell’ente stesso, con la cifra desunta sulla media dei bilanci consuntivi degli ultimi tre anni. “In ogni caso – si stabilisce – per gli atti il cui valore è inferiore a 150 mila euro non si richiede approvazione”. Un altro punto del documento fissa a 30 giorni il limite per la ricezione dell’approvazione, oltre i quali anche la mancata risposta equivale all’accoglimento dell’istanza, e in ogni caso si afferma che tale procedura “deve concludersi entro e non oltre i quaranta giorni”.

Normativa sugli appalti

Con la seconda lettera in forma di motu proprio, il Papa interviene per dare ulteriore precisazione alla normativa che regola il codice degli appalti vaticano promulgato nel 2020. Anche in questo caso, coerentemente alla Praedicate Evangelium, Francesco sottolinea che il motu proprio vuole proseguire nel “discorso intrapreso per favorire la trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici”, per una “più efficace applicazione” delle norme che con le ultime modifiche tengono conto delle “osservazioni delle Istituzioni collegate alla Santa Sede”, del Governatorato e dell’esperienza “maturata in questi anni”.

Il primo articolo al paragrafo 2 in particolare puntualizza, ridefinendole in quattro punti rispetto al 2020, le finalità perseguite dalla normativa, in conformità, si legge, “ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, dell’ordinamento canonico della Santa Sede e dell’ordinamento vaticano dello Stato della Città del Vaticano e della Lettera Enciclica Laudato si’”. I quattro punti riguardano “l’impiego sostenibile dei fondi interni”, “la trasparenza della procedura di aggiudicazione”, “la parità di trattamento e la non discriminazione degli offerenti” e “la promozione di una concorrenza efficace tra gli offerenti, in particolare mediante misure in grado di contrastare gli accordi illeciti in materia di concorrenza e la corruzione”.