Il Papa: “Ho firmato la mia rinuncia in caso di impedimento medico”

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Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Quasi dieci anni fa, a inizio pontificato (era ancora segretario di Stato il cardinale Tarcisio Bertone), Papa Francesco ha consegnato una lettera di rinuncia “in caso di impedimento per motivi medici”. A rivelare questa decisione, che già Paolo VI aveva preso, è lo stesso Papa Francesco nell’ampia intervista concessa al quotidiano spagnolo ABC, di cui ieri erano state diffuse delle anticipazioni. Francesco, a colloquio con il direttore Julián Quirós e il corrispondente in Vaticano Javier Martínez-Brocal, affronta numerosi temi sull’attualità della Chiesa e del mondo. Tra questi, la guerra in Ucraina di cui il Pontefice dice di non vedere “una fine a breve termine perché si tratta di una guerra mondiale”, poi casi di abusi, il ruolo delle donne, Lula e la Catalogna, la rinuncia del 2013 di Benedetto XVI e la sua eventuale rinuncia.

A tal proposito, il Papa rivela l’esistenza di questa lettera. “Io ho già firmato la mia rinuncia. Era quando Tarcisio Bertone era segretario di Stato. Ho firmato la rinuncia e gli ho detto: ‘In caso di impedimento medico o che so io, ecco la mia rinuncia. Ce l’hai’. Non so a chi l’abbia data Bertone, ma io l’ho data a lui quando era segretario di Stato”. “Vuole che questo si sappia”, chiedono i due intervistatori. “Per questo te lo sto dicendo”, risponde Francesco, ricordando che anche Paolo VI aveva lasciato scritte le sue dimissioni in caso di impedimento e che probabilmente anche Pio XII lo aveva fatto.  “È la prima volta che lo dico”, aggiunge il Pontefice. “Ora forse qualcuno andrà a chiedere a Bertone: ‘Dammi quella lettera’… (Ride). Sicuramente lui l’avrà consegnata al nuovo segretario di Stato. Gliel’ho data in quanto segretario di Stato”.

Ampliando invece lo sguardo sul conflitto in corso in Ucraina, il Papa afferma: “Non vedo una fine a breve termine”. “Si tratta di una guerra mondiale. Non dimentichiamolo. Ci sono già diverse mani coinvolte nella guerra. È globale. Credo che una guerra venga combattuta quando un impero inizia a indebolirsi, e quando ci sono armi da usare, da vendere e da testare. Mi sembra che ci siano in mezzo molti interessi”. Al Pontefice viene ricordato di essersi espresso oltre cento volte contro la guerra: “Faccio quello che posso. Non ascoltano”, risponde lui. E aggiunge: “Ciò che sta accadendo in Ucraina è terrificante. C’è un’enorme crudeltà. È una cosa molto seria. Ed è questo che denuncio continuamente”. Il Papa conferma di ricevere e ascoltare tutti: “Ora Volodymir Zelensky mi ha mandato per la terza volta uno dei suoi consiglieri religiosi. Sono in contatto, ricevo, aiuto…”.

Il lavoro del Papa si muove in sincronia con quello svolto a livello diplomatico dalla Santa Sede. A tal proposito i due intervistatori chiedono perché il Vaticano sia così cauto nell’esprimersi contro regimi totalitari come quello di Ortega in Nicaragua o di Maduro in Venezuela. “La Santa Sede cerca sempre di salvare i popoli. La sua arma è il dialogo e la diplomazia”, ribatte Papa Francesco. “La Santa Sede non se ne va mai da sola. Viene espulsa. Cerca sempre di salvare le relazioni diplomatiche e di salvare ciò che può essere salvato con pazienza e dialogo”.

Lo sguardo nel colloquio con ABC si sposta su temi di natura più ‘ecclesiale’, a cominciare da un eventuale ruolo apicale per una donna nella Curia romana. “Ci sarà”, assicura Francesco. “Ne ho in mente una per un Dicastero che si renderà vacante tra due anni. Non c’è nessun ostacolo a che una donna guidi un Dicastero dove un laico possa essere prefetto”. “Se si tratta di un Dicastero di natura sacramentale, deve essere presieduto da un sacerdote o da un vescovo”, chiarisce il Papa.

Poi smorza le polemiche sul fatto che i lavori dei futuri Conclavi potrebbero essere resi difficili dalla scarsa conoscenza tra i cardinali da lui creati, provenienti tutti da posti diversi e lontani. È vero, potrebbero esserci problemi “dal punto di vista umano”, ma “è lo Spirito Santo che vi opera nel Conclave”, chiosa il Papa. E ricorda la proposta di un cardinale tedesco negli incontri di agosto sulla Praedicate Evangelium “che nella elezione del nuovo Papa partecipino solo i cardinali che abitano a Roma”. “È questa l’universalità della Chiesa?”, si domanda il Vescovo di Roma.

Torna poi il tema del rapporto col suo predecessore Benedetto XVI, “santo” e “uomo di alta vita spirituale”, come lo descrive il Papa regnante, rivelando di visitarlo spesso e di sentirsi sempre “edificato” dal suo sguardo trasparente. “Ha un buon senso dell’umorismo, è lucido, molto vivo, parla piano ma segue la conversazione. Ammiro la sua lucidità. È un grande uomo”.

Papa Francesco dice invece di non avere alcuna intenzione di definire lo status giuridico di Papa emerito: “Ho la sensazione che lo Spirito Santo non ha interesse a che mi occupi di queste cose”. Sulla Chiesa in Germania, alle prese con il processo sinodale che aveva suscitato e suscita diverse reazioni, anche negative, Francesco ricorda la lettera “molto chiara” scritta nel giugno 2019: “L’ho scritta da solo. Ci ho messo un mese. È stata una lettera come per dire: ‘Fratelli, rifletteteci’.

En passant Papa Bergoglio spiega nell’intervista che è nei piani un viaggio a Marsiglia per l’Incontro del Mediterraneo, specificando che non si tratta però di un viaggio in Francia e che la priorità, per i suoi viaggi apostolici, è quella di visitare i Paesi più piccoli d’Europa. Interpellato sulla questione della Catalogna, il Papa afferma che “ogni Paese deve trovare il proprio percorso storico per risolvere questi problemi. Non esiste un’unica soluzione”. Cita quindi il caso della Macedonia del Nord o l’Alto Adige, in Italia, con uno statuto proprio. Quanto al ruolo che la Chiesa dovrebbe mantenere in questa vicenda, sottolinea invece: “Ciò che la Chiesa non può fare è far propaganda per una parte o l’altra, ma sì accompagnare il popolo affinché possa trovare una soluzione definitiva”. Sulla stessa scia, il Papa ribadisce che: “Quando un prete si immischia nella politica, non va bene… Il prete è pastore. Deve aiutare le persone a fare buone scelte. Accompagnarli. Ma non fare il politico. Se vuoi far politica, lascia il sacerdozio e diventa un politico”.

Ad una domanda sulla rilettura negativa della Scoperta dell’America, Francesco invita ad interpretare un evento storico con l’ermeneutica del tempo e non quella attuale. “È ovvio che lì sono state uccise delle persone – dice -, è ovvio che c’è stato uno sfruttamento, ma anche gli indiani si sono uccisi a vicenda. L’atmosfera di guerra non fu esportata dagli spagnoli. E la conquista apparteneva a tutti. Distinguo tra colonizzazione e conquista. Non mi piace dire che la Spagna ha semplicemente ‘conquistato’. È discutibile, quanto volete, ma ha colonizzato”.  

Un altro caso “paradigmatico” sottoposto all’attenzione del Papa è quello del neo presidente del Brasile, Inácio Lula. Paradigmatico perché l’iter processuale del leader politico – condannato per corruzione passiva, per 580 giorni in carcere, impedito a candidarsi alle elezioni presidenziali del 2018, fino al 2021, quando la Corte Suprema ha annullato tutte le sentenze – è iniziato con “fake news”. Queste, afferma il Papa, “hanno creato un’atmosfera che ha favorito il suo processo…. Il problema delle fake news sui leader politici e sociali è molto serio. Possono distruggere una persona”. Nel caso specifico di Lula, secondo Papa Francesco, non si è trattato di “un processo alla altezza”. “Guardatevi – ammonisce – da coloro che creano l’atmosfera per un processo, qualunque esso sia. Lo fanno attraverso i media in modo tale da influenzare coloro che devono giudicare e decidere. Un processo deve essere il più pulito possibile, con tribunali di prima classe che non abbiano altro interesse che mantenere pulita la giustizia”.

Un cenno infine al Motu Proprio del luglio scorso Ad Charisma tuendum sull’Opus Dei. “Alcuni – commenta Papa Francesco – hanno detto: ‘Finalmente il Papa le ha date all’Opus Dei…!’. Io non gli ho dato niente. E altri, invece, dicevano: ‘Ah, il Papa ci sta invadendo!’. Niente di tutto questo. La misura è una ricollocazione che doveva essere risolta. Non è giusto ingigantire la cosa, né per renderli vittime, né per renderli colpevoli che hanno ricevuto una punizione. Per favore. Sono un grande amico dell’Opus Dei, voglio molto bene alle persone del Opus Dei e lavorano bene nella Chiesa. Il bene che fanno è molto grande”.