Il Papa fa catechismo ai ragazzi: rischiate sempre. Fare un figlio è un messaggio di speranza

Vatican News

Francesco nella parrocchia di Santa Bernadette, nella periferia romana Colli Aniene. Circa un’ora in dialogo con ragazzi, catechisti e animatori sui temi di vocazione, preghiera, testimonianza della Chiesa e dubbi di fede: “È un cammino. Nessuno va condannato se non crede”. Dal Pontefice ancora una volta il richiamo sull’importanza di fare figli davanti alla preoccupante media della natalità in un’Italia “vecchia”: “È vero che se si pensa al futuro, è un rischio. Ma è più un rischio non averne”

Salvatore Cernuzio – Roma

“C’è un discorso che devo leggere ma è un po’ noioso, vorrei che siate voi a parlare e fare domande. Avanti, qualcuno coraggioso. Tu!”. Il clima era più serio e le domande più profonde e complesse rispetto al primo appuntamento coi 200 bambini a San Giovanni Maria Vianney. Oggi pomeriggio, nel teatro della parrocchia di Santa Bernadette Soubirous, in zona Colli Aniene, quadrante est di Roma, c’erano gli adolescenti. Ottanta adolescenti, dai 15 anni in su, insieme a catechisti, scout e animatori di oratorio, pronti a interrogare il Vescovo di Roma con i loro dubbi di fede, con le loro difficoltà, le “paturnie”, le piccole crisi di ogni giorno e le grandi paure per il futuro di un mondo che sembra mostrare solo guerre e frammentazioni e che frena dal desiderio di mettere al mondo un figlio. Con tutti loro Papa Francesco si è intrattenuto per meno di un’ora per il secondo appuntamento della “Scuola di preghiera” in vista del Giubileo, l’ora di catechismo che Jorge Mario Bergoglio ha deciso di fare in una parrocchia a scelta della sua diocesi in ogni mese fino all’Anno Santo.

Accoglienza tra canti, cori e urla

Prima i bambini, ad aprile; ora i ragazzi, a maggio. A giugno e nei prossimi mesi, si vedrà. Intanto questo pomeriggio Francesco si è goduto la compagnia di ragazzi e ragazze, tutti con addosso le t-shirt verdi e la scritta “S.Bernadette”. Inizialmente in silenzio (“Zitti, zitti, c’è movimento fuori”, ha avvertito un giovane alla porta), hanno accolto il Papa con un canto. “Siete bravi a cantare. Cantate bene. È bello cantare la vita”, si è complimentato lui.

Cori e consuete urla di “W il Papa”, “Santo Padre, preghiamo per lei”, “Papa Francesco, le vogliamo bene”, provenienti dal cordone di fedeli sul sagrato, hanno accompagnato invece l’arrivo del Pontefice in parrocchia, poco prima delle 17, dopo un viaggio di circa 35 minuti nel traffico romano da Casa Santa Marta. Il Papa si è intrattenuto a lungo a salutare i bambini, dopo aver stretto la mano a monsignor Rino Fisichella, artefice di questa serie di incontri, e il parroco don Giulio Villa, che oggi compie 20 anni di sacerdozio. Prima di entrare nel teatro, il Papa, in sedia a rotelle, ha voluto fermarsi ancora con qualche bimbo rimasto indietro: “Venite, avanti, dai!”.

Carezze a nonni e bambini

Abbracci e carezze, qualche battuta con i genitori. In particolare Francesco è rimasto colpito dalla scena di una bimba di 2 anni sulle spalle del nonno: “Che bello!”. Giovani e anziani uniti: una delle vie per il futuro, come ha sempre detto. Un’altra nonna, una parrocchiana di oltre 90 anni, anche lei in sedia a rotelle, lo ha fermato sulla porta. Una stretta di mano, il dono di un Rosario, qualche battuta sull’età: “Non te la ricordi?”, ha domandato il parroco. “Sì, ma non la dico”, ha ribattuto lei.

La nascita della sua vocazione

Con gli 80 adolescenti, seduto su una sedia al centro della sala, il Papa ha invece messo da parte il discorso previsto sul tema della preghiera d’intercessione: “Voi fate le domande che volete, con coraggio e senza paura”, ha esortato. Da lì il botta e risposta, scandito anche da aneddoti personali e alcuni racconti intimi da parte di Jorge Mario Bergoglio, come la nascita della sua vocazione, ai tempi in cui era un giovane perito chimico in un laboratorio a Buenos Aires “pieno di comunisti”, a seguito di una confessione nel giorno della festa di San Matteo: “Ho avuto un’esperienza interiore”. Dopo anni e in mezzo tante preghiere, l’ingresso in seminario.

Chiedere sempre al Signore cosa vuole da ognuno di noi

Un frammento di vita personale per dire ai ragazzi, e in particolare a Tiziano, che ha chiesto come si può capire la propria vocazione, di non stancarsi di chiedere al Signore cosa vuole da loro: “Ognuno di noi si deve fare questa domanda, perché il Signore ha per ognuno di noi un disegno. Ognuno deve cercare di capire cosa vuole il Signore da noi, chiederglielo. Chiedete al Signore nella preghiera: cosa vuoi da me?”. E fa nulla se si fatica a pregare: a volte basta solo mettersi davanti a Dio. “Lui ci guarda”, questa è la certezza.

Non condannare chi non crede

Più volte Francesco ha sollecitato i ragazzi e le ragazze a condividere domande o commenti: “Cosa pensate di questo che io dico? Un po’ di dialogo, dai… Tu!”, ha detto indicando un giovane in prima fila. “Al Papa si obbedisce”, ha scherzato don Giulio.

“Ditemi una cosa”, ha aggiunto ancora Francesco, “c’è qualcuno di voi che non crede in Dio?”. “Tu – ha indicato un ragazzo nel coro – dimmi perché, spiegami un po’ cosa senti”. Sincera la risposta del giovane: “Ammiro loro tutti qui e tutto ciò che fanno, ma ho visto tante volte il credere come una cosa un po’ troppo facile. Mi piacerebbe credere in qualcosa, affidare le mie paturnie e preoccupazioni a qualcuno”. “Questa è una delle cose più belle, una persona onesta”, ha commentato Papa Francesco.

Muoversi per un ideale, mai rimanere “seduti”

A lui ma anche a tutti i giovani che, seppur impegnati in parrocchia, nutrono dubbi di fede, il Papa ha ricordato l’importanza di mettersi in cammino. Perché, in fondo, la fede è questo: un cammino. “Nessuno va condannato se non crede. È importante essere in cammino. Se vedo un giovane che non si muove, che sta lì seduto nella vita, che non gli piace muoversi, è brutto. Ma se vedo un giovane che cade nel tepore e si muove, chapeau!”. “Muoviti per un ideale”, l’invito di Papa Bergoglio, perché è meglio fare qualcosa, anche non del tutto giusta, perché mossi da una aspirazione che non la totale apatia.

Dalle difficoltà non si esce da soli

In questo cammino della vita, ha aggiunto, in risposta a un’altra domanda, non bisogna mai camminare da soli perché c’è il rischio “a volte di smarrirci nei labirinti della vita”. “La cosa principale per uscire da un momento buio è non camminare soli, perché da soli si perde l’orientamento. È importante parlare della propria situazione”. Non sono necessari preti o suore, vanno bene anche un amico, un’amica o la mamma e il papà, purché non si resti soli. “Prendete nota di questo: da una situazione difficile, da un momento di incomprensione mai si può uscire da soli. È importante parlare della propria situazione e non ‘mangiarsela’ da solo”.  

L’importanza di fare figli: “È un rischio sociale non averne”

A lungo il Papa si è soffermato sul tema a lui caro della natalità prendendo spunto dalla piccola Benedetta che gironzolava per la sala. Francesco stesso ha interpellato i genitori, Stefano e Silvia, che hanno condiviso le difficoltà della genitorialità e anche il “grande dubbio” per il futuro della figlia nel mondo attuale. La bimba intanto immobile ascoltava: “Guarda come sa che parlano di lei”, ha sorriso il Papa. “Se uno dovesse pensare umanamente di avere un bimbo, con le paure, con le guerre, non lo farebbe. Ma anche con tutte le difficoltà posso dire che vale la pena… La felicità che ci dà è inspiegabile”, ha detto il giovane papà Stefano.

Francesco, come già in tante occasioni, ha ribadito la sua preoccupazione per il tasso di denatalità in un’Italia sempre più “vecchia”, come pure in diversi Paesi d’Europa. Quindi ha ribadito l’importanza di fare figli “che è sempre un messaggio di grande speranza”. “Lei è la speranza – ha detto, indicando la bambina – lei è la speranza, i figli. La speranza sono i bambini. È vero che uno pensa al futuro. È vero è un rischio, ma è più un rischio non averne. È un rischio sociale”.

La testimonianza della Chiesa oggi

Ancora in risposta a una domanda, il Papa ha parlato della testimonianza della Chiesa nel mondo di oggi. Ha menzionato in proposito un video, visto di recente, di alcuni giovani del Nord Kiwu, in Repubblica Democratica del Congo, assassinati dai terroristi per non aver voluto rinunciare al cristianesimo. “La Chiesa sono i cristiani che danno testimonianza”, ha detto. Non solo preti e vescovi o la “Chiesa istituzionale” ma tutti noi siamo Chiesa, ha affermato. E per essere credibile la Chiesa, ha ripetuto, “deve spogliarsi di ogni mondanità”: “I valori della Chiesa – il cuore della riflessione del Pontefice – sono quelli del Vangelo, non quelli di una società che si dice cattolica”. O di chi va a Messa la domenica e poi dà una contro-testimonianza.

Il dono della Bolla del Giubileo e la foto di gruppo

“Grazie”, ha infine detto il Papa ai giovani, dicendosi contento della “autenticità” mostrata. “Andate avanti così, autentici”. Poi un consiglio: “Quale consiglio ci dà il Papa? Rischiate per la vita!”.

A Francesco i ragazzi di Santa Bernadette hanno regalato una maglia verde del centro estivo con la scritta sul retro “Don” e anche il fazzoletto degli scout. Lui ha ricambiato consegnando a ciascuno la Bolla d’Indizione del Giubileo, nella nuova edizione con l’introduzione del pro-prefetto Fisichella: “È importante il titolo, la speranza non delude. Ricordatevelo”. Una foto di gruppo ha concluso il momento: “Sorriso, sorriso”, diceva Francesco.

Caramelle ai più piccoli

Fuori dalla parrocchia un nuovo bagno di folla, in particolare di bambini, una salita pure sulle ginocchia del Papa. A tutti Francesco ha consegnato delle caramelle: “Ogni caramella è un’Ave Maria per il Papa”, ha scherzato il parroco. Mentre da dietro le transenne si alzava il grido di una bimba: “Papa, Papa ma questo non è il mio gusto preferito!”.