Il Papa: Dio soffre se siamo distanti e attende il nostro ritorno

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Marco Guerra – Città del Vaticano

“Dio è Padre e ci viene a cercare ogni volta che siamo perduti”. È quanto sottolinea Papa Francesco all’Angelus ricordando il Vangelo della Liturgia odierna che ci presenta “le tre parabole della misericordia”: un pastore che cerca la pecorella smarrita, una donna che ritrova la moneta perduta e il padre del figlio prodigo. Un aspetto comune in questi brani evangelici, osserva il Pontefice, è “l’inquietudine per la mancanza”.

Tutti e tre, in fondo, se facessero un po’ di calcoli, potrebbero starsene tranquilli: al pastore manca una pecora, ma ne ha altre novantanove; alla donna una moneta, ma ne ha altre nove; e anche il Padre ha un altro figlio, ubbidente, a cui dedicarsi, perché pensare a questo che andato a fare un vita licenziosa. Invece, nel loro cuore c’è l’inquietudine per quello che manca: la pecora, la moneta, il figlio che è andato via. Chi ama si preoccupa di chi manca, ha nostalgia di chi è assente, cerca chi è smarrito, attende chi si è allontanato. Perché vuole che nessuno vada perduto.

Il Signore ha un cuore di padre 

Così è Dio: “non è tranquillo – sottolinea Francesco – se ci allontaniamo da Lui:

È addolorato, freme nell’intimo; e si mette in movimento per venirci a cercare, finché ci riporta tra le sue braccia. Il Signore non calcola le perdite e i rischi, ha un cuore di padre e di madre, e soffre per la mancanza dei figli amati. Perché soffre quando un figlio se ne andato, soffre, soffre, soffre. Sì, Dio soffre per la nostra distanza e, quando ci smarriamo, attende il nostro ritorno. Ricordiamoci: sempre Dio ci aspetta a braccia aperte, qualunque sia la situazione della vita in cui ci siamo perduti.

Dio ci chiede di essere attenti

Francesco esorta poi a porci queste domande: “abbiamo cioè l’inquietudine della mancanza? Abbiamo nostalgia per chi è assente, per chi si è allontanato dalla vita cristiana? Portiamo questa inquietudine interiore, oppure stiamo sereni e indisturbati tra di noi?”

Non si tratta solo di essere “aperti agli altri”, è Vangelo! Il pastore della parabola non ha detto: “Ho già novantanove pecore, chi me lo fa fare di andare a cercare quella perduta?”. È andato. Riflettiamo allora sulle nostre relazioni: io prego per chi non crede, per chi è lontano? Per chi è amareggiato? Noi attiriamo i distanti attraverso lo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza? Il Padre ci chiede di essere attenti ai figli che più gli mancano. Pensiamo a qualche persona che conosciamo, che sta accanto a noi e che magari non ha mai sentito nessuno che le dica: “Sai? Tu sei importante per Dio”.

Dio, ricorda Francesco, cerca sempre i suoi figli. Il Papa esorta infine a lasciarsi “inquietare da questi interrogativi” e a pregare la Madonna, “madre che non si stanca mai di cercarci e di prendersi cura di noi suoi figli”.

Post Angelus

Dopo la preghiera mariana dell’Angelus Francesco ha ricordato l’imminente viaggio di tre giorni in Kazakhstan, dal 13 al 15 settembre, dove prenderà parte al Congresso dei Capi delle religioni mondiali e tradizionali. Il pontefice ha anche chiesto di continuare a pregare per l’Ucraina e ha ricordato suor Maria de Coppi, missionaria comboniana, uccisa in Mozambico. il Pontefice ha poi rivolto uno speciale saluto al popolo dell’Etiopia, che oggi celebra il suo tradizionale capodanno. Il Papa ha inoltre esortato a pregare per gli studenti “che domani o dopo domani incominciano le scuole di nuovo”.