Il laburista Keir Starmer è il nuovo premier del Regno Unito

Vatican News

Netta vittoria dei Laburisti alle elezioni politiche. Conquistati 412 seggi su 650. “Ricostruiremo il Paese mattone su mattone”, ha detto il primo ministro dopo aver ricevuto l’incarico da Carlo III. Tracollo invece dei conservatori che, dopo 14 anni di governo, scendono al minimo storico di seggi ottenuti. Bocciati anche gli indipendentisti scozzesi. Buon risultato per la destra populista del leader Nigel Farage e per i liberal democratici

Marco Guerra – Città del Vaticano

Il leader del partito laburista Keir Starmer ha formato il nuovo governo in Regno Unito. L’incarico, come da protocollo, gli è stato assegnato da re Carlo III dopo la schiacciante vittoria alle elezioni di ieri. David Lammy sarà il ministro degli Esteri mentre Yvette Cooper sarà agli interni. All’economia ci sarà Rachel Reeves, prima donna allo Scacchiere, mentre la vicepremier Angela Rayner, esponente di sinistra del labour. “Ricostruiremo il Regno Unito mattone dopo mattone. Ricostruiremo le infrastrutture delle opportunità, il lavoro per il cambiamento inizia immediatamente”, ha detto Starmer, 61 anni ed ex procuratore della corona, nel suo primo discorso da premier davanti al 10 di Downing Street a Londra.

I risultati delle elezioni

412 i seggi vinti dai laburisti alle elezioni dieri sui 650 totali della Camera dei Comuni, ottenuti prendendo in termini percentuali circa il 34% dei consensi. E’ una vittoria netta che permette ai labour di conquistare così la maggioranza assoluta dell’unico ramo elettivo del Parlamento di Westminster e  tornare al governo dopo 14 anni di opposizione. Per i conservatori, al potere dal 2010, una pattuglia di soli 121 deputati, il minimo storico; i tory perdono 20 punti percentuali passando da oltre il 43% del 2019 al 23,7% ottenuto ieri. Il premer uscente a guida dei conservatori Rishi Sunak ha subito riconosciuto la sconfitta e ha chiamato Starmer per congratularsi. Il voto, articolato in 650 collegi uninominali maggioritari assegnati a turno unico, ha premiato anche la destra populista di Nigel Farage, figura emblematica della Brexit. Farage è riuscito a farsi eleggere per la prima volta in parlamento e il suo partito, Reform UK, ha raggiunto il 14,3 delle preferenze ma soli 4 seggi a conquistato 12 seggi a Westminster. Invece, con il 12,2 delle preferenze, i Liberaldemocratici avranno almeno 70 scranni alla Camera dei comuni. Uno dei maggiori sconfitti è stato lo Scottish National Party, che deteneva la maggior parte dei 57 seggi scozzesi prima delle elezioni ma sembra destinato a perderli quasi tutti.

Villafranca (Ispi): crollo dei tory garantisce maggioranza ai Labour

Secondo i diversi analisti e osservatori inglesi un elettorato stanco (il 60% dei votanti si è recato alle urne) ha bocciato gli ultimi anni di governo dei conservatori e chiede si laburisti di rinvigorire un’economia stagnante e una nazione scoraggiata. “In realtà Starmer ha fatto un goal a porta vuota, volendo usare una metafora calcistica. Questo per due motivi; primo perché non è proprio una valanga il 34% dei voti ricevuti ma grazie al sistema elettorale britannico questo si tramuta in un numero di seggi enorme; secondo elemento da valutare è il crollo dei conservatori che sono passati dal 43 % al 23 % a causa di anni di governo disastrosi a partire dal referendum sulla brexit voluto da Camerun”, spiega Antonio Villafranca, responsabile del desk Europa dell’Ispi, Istituto di Politica Internazionale. L’esperto di geopolitica ricorda che il Regno Unito è profondamente cambiato dall’ultimo governo laburista guidato da Blur, “era una nazione più vivace, prima della brexit il Regno Unito cresceva più della media dell’Ue oggi circa la metà e questo gli elettori lo hanno fatto pagare”.

Ascolta l’intervista a Antonio Villafranca

Bene Farage, male i nazionalisti scozzesi

Villafranca si sofferma poi sulla campagna elettorale e la figura di Starmer: “Il leader laburista non ha fatto grandissime promesse è stato chiaro anche sul rapporto con l’Ue, non dobbiamo aspettarci un rientro nell’Unione”. “Ha tranquillizzato il ceto medio dicendo che non aumenterà le tasse – prosegue Villafranca – e ha promesso di migliorare il sistema sanitario pubblico, molto peggiorato in questi anni, e il sistema dei trasposti pubblici. In generale ha tenuto un atteggiamento moderato, apprezzato dall’elettorato conservatore che in questa tornata ha deciso di votare per Starmer”. Villafranca osserva che dalle urne emerge anche il cattivo risultato del Partito nazionale scozzese, colpito da alcuni scandali, di conseguenza “è improbabile il fatto che si vada verso un altro referendum per l’indipendenza della Scozia”. Poi c’è Farage che con il suo partito Reform UK riesce ad eleggere alcuni deputati, “sicuramente meno di quello che ha raccolto dal punto di vista proporzionale”. “Un risultato positivo che ha contribuito al crollo dei conservatori – sottolinea l’esperto dell’Ispi – perché ha il Reform UK ha attinto molto nel bacino elettorale dei Tory”.

Ripercussioni geopolitiche

Infine Villafranca si sofferma sulle ripercussioni geopolitiche del voto britannico, “dal punto di vista del supporto all’Ucraina, sempre garantito dai conservatori, non cambierà nulla lo ha già chiarito lo stesso Starmer”. Per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea c’è una grande possibilità di riavvicinamento, era già previsto nei patti di rivedere il rapporto di collaborazione e commercio nel 2025. “Non credo il Regno Unito rientrerà nel mercato unico però si potrà ampliare il perimetro della collaborazione, anche sul campo della difesa”.