Haiti: un Paese in ginocchio, Chiesa in prima linea

Vatican News

Amedeo Lomonaco – Città del  Vaticano

È passato poco più di un mese dal terremoto che ha devastato Haiti provocando la morte di oltre 2200 persone. Il sisma è solo l’ultima ferita che ha messo a dura prova il tessuto sociale ed economico dell’isola. Gli abitanti dello Stato caraibico, uno dei più poveri al mondo, sono oltre 11 milioni. Il 25% vive con meno di due dollari al giorno. Più della metà della popolazione (53,40%) soffre per gravi forme di denutrizione e malnutrizione. La mortalità infantile è molto alta: sono 72 i bambini, ogni 1.000, che muoiono prima del quinto anno di vita. L’economia di Haiti, già fortemente condizionata dall’instabilità politica e da una violenza sempre più dilagante, ha subito un ulteriore rallentamento a causa del sisma dello scorso 14 agosto. In questo drammatico scenario, dove lo scorso mese di luglio è stato assassinato il presidente Jovenel Moïse, la Chiesa è impegnata nel sostegno alle famiglie.

Chiesa vicina alla popolazione che soffre

Partecipando al webinar organizzato da Caritas Internationalis, il cardinale Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes, ha detto che Haiti è un Paese scosso da povertà, violenza e catastrofi. La Chiesa soffre con la popolazione ed è in prima linea nel cercare di portare aiuti e conforto. Le persone più povere – ha aggiunto – trovano speranza e sostegno nelle Caritas parrocchiali. La Chiesa è anche vittima: religiosi, sacerdoti e laici incappano in sequestri. Il porporato ha poi lanciato un appello a tutte le Caritas e agli uomini e alle donne di buona volontà affinché aiutino la popolazione ad uscire da questa situazione catastrofica. Attualmente – ha osservato il cardinale Chibly Langlois – è facile scoraggiarsi e desiderare di lasciare l’isola. Si deve invece aiutare la popolazione a ricostruire l’economia, a sperare nel futuro.

Un Paese da ricostruire

Padre Jean Herve François, direttore nazionale di Caritas Haiti, ha ricordato che i danni provocati dal terremoto mettono Haiti in una situazione di vulnerabilità ancora più grave. La situazione sociale è sempre più complessa. Sono oltre 300mila le famiglie in difficoltà rimaste senza casa e che dormono per strada. Le persone non hanno i mezzi necessari per costruire o riparare le loro abitazioni. Il terremoto ha anche provocato ingenti danni nelle infrastrutture. Il sistema di raccolta dell’acqua, ad esempio, è stato gravemente danneggiato. Tra la popolazione del Sud, in particolare, si registrano alti livelli di insicurezza alimentare e le bande criminali hanno intensificato le loro azioni. Un’altra questione, indicata da padre Jean Herve François, è quella di garantire la sicurezza alle squadre di Caritas impegnate nel portare aiuti. Si deve promuovere – ha sottolineato – una ricostruzione che possa dare speranza. Bisogna pianificare una ricostruzione a lungo termine e aiutare Haiti ad uscire da una sorta di dipendenza umanitaria. Bisogna ricostruire anzitutto l’uomo haitiano, vittima del trauma provocato dal terremoto. Altre priorità – come ha ricordato anche Winter Lumarque, di Caritas Haiti – riguardano il diritto delle famiglie ad avere una casa e l’accesso all’istruzione.

Il futuro tra sfide, criticità e speranze

Il segretario generale di Caritas Internationalis, Aloysius John, ha sottolineato che i bisogni per la popolazione di Haiti sono enormi. Si deve innanzitutto mettere in sicurezza la popolazione. La sfida da affrontare, come Chiesa, è quella di intervenire per aiutare, nel modo migliore possibile, la popolazione haitiana. Si deve creare una rete di sostegno che possa dare speranza. L’haitiano – ha ricordato anch’egli – è vittima, negli ultimi anni, di molteplici crisi. L’impegno per la Chiesa – ha concluso – è anche quello di garantire la sussistenza dei poveri e di promuovere l’istruzione.