Giurano 34 nuove Guardie Svizzere. Centrali fiducia in Dio e testimonianza

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Debora Donnini – Città del Vaticano

Una cerimonia solenne nella quale si respira l’importanza di quella fedeltà al Papa, che manifestarono, il 6 maggio del 1527, i 147 soldati elvetici caduti eroicamente in difesa di Clemente VII durante il “Sacco di Roma”. Per loro, ieri, è stata deposta una corona nel Piazzale dei Protomartiri Romani mentre oggi pomeriggio le 34 nuove reclute delle Guardie Svizzere hanno prestato giuramento nel Cortile di San Damaso. Un giuramento preceduto stamani dalla Messa celebrata dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin nella Basilica di San Pietro, e dall’udienza con il Papa. Due giorni, dunque, intensi a significare la centralità della loro missione.

Uno squillo di tromba e il rullo dei tamburi accompagnano l’ingresso degli uomini della Guardia Svizzera Pontificia nel Cortile San Damaso. Prima del giuramento risuonano l’inno Pontificio e quello nazionale svizzero. “Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice Francesco e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa”. Le nuove 34 Guardie Svizzere, una ad una, pronunciano queste parole che ricordano il loro compito di vegliare sulla sicurezza del Papa e che comprende anche quello di custodire il Collegio cardinalizio durante la Sede Vacante.  La mano sinistra è posta sulla bandiera del Corpo e la destra alzata con tre dita aperte, a simbolo della Trinità. Sullo sfondo, i colori giallo, blu e rosso della “Gran Gala”, l’uniforme di gala comprensiva di armatura, che viene usata esclusivamente per la benedizione papale “Urbi et Orbi” a Natale e Pasqua.

A causa dell’attuale situazione dovuta alla pandemia del Coronavirus, l’evento si è tenuto senza pubblico esterno e in conformità con le attuali norme di protezione. A rappresentare il Papa, è monsignor Edgar Peña Parra, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. Oltre a genitori e fratelli, vi prendono parte alcuni rappresentanti della Confederazione Elvetica ed Esercito Svizzero, della Conferenza Episcopale Svizzera e delle Fondazioni della Guardia Svizzera Pontificia. Oggi il Presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin ha anche incontrato il Papa.

Il comandante Graf: salda fiducia in Dio

L’esempio di San Giuseppe, che sembra un uomo non di molte parole ma dell’ascolto, dell’azione e integro, “che, a dispetto di ogni paura e di ogni dubbio, faceva con coraggio e totale fiducia in Dio tutto ciò che gli veniva chiesto”, viene richiamato dal comandante il colonnello Christoph Graf nel suo discorso che ricorda anche la Lettera Apostolica Patris corde, con cui Papa Francesco ha proclamato un anno dedicato a san Giuseppe. “Lasciamoci ispirare ogni giorno da san Giuseppe e facciamo nostre tali qualità, ma soprattutto la sua salda fiducia in Dio”, sottolinea. Vengono anche evidenziate le necessità del Corpo della Guardia svizzera che ha bisogno ogni anno di circa 35 nuove guardie per poter garantire un effettivo completo di 135 uomini.

Dal comandante anche un ringraziamento a Papa Francesco, ai responsabili della Segreteria di Stato, del Governatorato e della Prefettura della Casa Pontificia per il loro benevolo sostegno, e alla Conferenza episcopale elvetica, alla Chiesa cattolica romana in Svizzera, alla Confederazione e i Cantoni, all’esercito svizzero e ai corpi di polizia cantonali, alle ex guardie e anche alle due fondazioni che, con generoso impegno, si dedicano alle questioni che concernono la Guardia Svizzera Pontificia. In proposito si ricorda il progetto della ricostruzione della caserma, “che – afferma – nei prossimi anni costituirà una grande sfida per tutti noi, ma che alla fine sarà molto importante per il futuro della Guardia Svizzera Pontificia”.

Il Cappellano: l’importanza della testimonianza

A sottolineare come la missione delle Guardie Svizzere sia profondamente intrecciata con la fede, è il cappellano, don Thomas Widmer, nel suo discorso: “L’atto di giurare – evidenzia – non è semplicemente una vuota formula da ripetere, perché state prendendo Dio stesso a testimone. Il vostro giuramento, quindi, è esso stesso un atto di venerazione a Dio”. In una società in cui Dio e la sua Parola rischiano di essere dimenticati, il sacerdote ricorda alle nuove Guardie Svizzere che anche grazie alla testimonianza di fede che danno, in questo tempo di pandemia che necessariamente costringe a chiederci ciò che davvero conti nella vita, “che l’uomo moderno può essere ricondotto nuovamente a Dio”.