Francesco tra i bambini di Oncologia pediatrica del Gemelli

Vatican News

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Carezze, tante, e la risposta in qualche sorriso timido, nella manina sul viso a nascondere un pizzico di vergogna, nel saluto muto a una mamma dietro il vetro di una porta chiusa. È trascorsa così oggi, ha informato la sala Stampa vaticana, una parte del pomeriggio di Francesco. Al 10.mo piano del Gemelli, lo stesso della sua degenza, c’è nell’ala D il Reparto di Oncologia pediatrica. Una breve camminata per entrare in un mondo di dolore in cui l’allegria dei colori, delle pareti disegnate e dei giocattoli stempera appena la superficie del nodo che stringe lo stomaco delle mamme e dei papà che popolano quel piano, cuori che sperano mentre i corpi dei loro figli combattono.
 

Il concerto de “L’eco der core”

Ad attirare Francesco è stata la musica che proveniva dal reparto situato dirimpetto alla zona del suo ricovero. A suonare per i bambini della sezione oncologica c’era Ambrogio Sparagna e l’Orchestra Popolare Italiana, che insieme stanno portando in giro “L’eco der core”, un progetto di 15 concerti realizzato dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con la Caritas capitolina. La tappa di oggi era in programma alle 16.30 proprio al Gemelli, a poca distanza dalla camera di Francesco che, appena terminato il concerto, è entrato si è affacciato nel reparto per salutare bambine, bambini e genitori, che in questi giorni hanno voluto fargli arrivare il loro affetto.

Il mistero senza risposta

Il Papa si è voluto immergere nuovamente in una realtà che da sempre gli tocca profondamente e duramente il cuore, quella della malattia che fa soffrire chi non avrebbe l’età per subirla. L’aveva ricordata due giorni fa all’Angelus, affacciato dal balcone del Gemelli con al fianco qualcuno dei suoi piccoli compagni di degenza. Ma anche anni fa, era il 29 maggio del 2015, la cappella di Casa Santa Marta aveva ospitato per la seconda volta (la prima era stata il 31 maggio 2013) un gruppo di bambini affetti da gravi patologie, alcuni dei quali purtroppo nel secondo incontro non c’erano più.

“Non abbiate paura di chiedere”

Anche in quella occasione era risuonata sulle labbra di Francesco la domanda: “Signore, perché soffrono i bambini?”. La domanda del mistero, senza risposta, come non l’ha – aveva detto nella circostanza – il mistero della Trinità e quello dell’Eucaristia. Ma se la domanda sfugge a una risposta comprensibile, si può sempre chiedere al cielo e pregare, aveva assicurato Francesco: “Non abbiate paura di chiedere, anche di sfidare il Signore. ‘Perché?’. Forse non arriverà alcuna spiegazione, ma il Suo sguardo di Padre ti darà la forza per andare avanti … L’unica spiegazione che potrà darti sarà: ‘Anche mio Figlio ha sofferto’. Ma quella è la spiegazione. La cosa più importante è lo sguardo. E la vostra forza è lì: lo sguardo amoroso del Padre. ‘Ma Lei che è Vescovo – voi potete fare la domanda – che ha studiato tanta teologia, non ha niente di più da dirci?’. No … soltanto si può entrare nel mistero se il Padre ci guarda con amore”.