Francesco: serve un ritmo della vita più lento per trovare il tempo del dialogo

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Tiziana Campisi – Città del Vaticano

È la longevità il tema che Francesco sviluppa nella sua seconda catechesi dedicata alla vecchiaia. Lo spunto è la narrazione, nella Genesi, della secolare vita di Adamo e della sua discendenza, che il Papa richiama per parlare poi del confronto fra padri, figli e nonni. Al centro di tutto è “la vita umana, immersa nella tensione fra la sua origine ‘a immagine e somiglianza’ di Dio e la fragilità della sua condizione mortale”, una relazione da scoprire che richiede tempo, “in cui è indispensabile il sostegno reciproco tra le generazioni, per decifrare le esperienze e confrontarsi con gli enigmi della vita”.

Gli interrogativi sul senso della vita nella storia dell’uomo

Ai fedeli presenti nell’Aula Paolo VI, Francesco spiega che in ogni passaggio d’epoca, “quando lo scenario della condizione umana appare affollato di esperienze nuove e di interrogativi inediti”, “tornano le domande sul senso della vita”, che il bagaglio della memoria culturale aiuta ad affrontare. Sicché “i tempi della trasmissione si riducono”, ma quelli “dell’assimilazione chiedono sempre pazienza”.

L’eccesso di velocità, che ormai ossessiona tutti i passaggi della nostra vita, rende ogni esperienza più superficiale e meno “nutriente”. I giovani sono vittime inconsapevoli di questa scissione fra il tempo dell’orologio, che vuole essere bruciato, e i tempi della vita, che richiedono una giusta “lievitazione”. Una vita lunga permette di sperimentare questi tempi lunghi, e i danni della fretta.

I ritmi lenti della vecchiaia spazi da cogliere

Ed eccolo l’insegnamento che offre la senilità: se la vecchiaia “impone ritmi più lenti”, questi “non sono solo tempi di inerzia”, ma “spazi di senso della vita sconosciuti all’ossessione della velocità”. E così, fa notare il Papa, “perdere il contatto con i ritmi lenti della vecchiaia chiude questi spazi per tutti”. Proprio perché possano essere riassaporati Francesco ricorda di avere istituito la festa dei nonni, nell’ultima domenica di luglio. Un’occasione che, celebrando il legame fra bambini e anziani, aiuta anche giovani e adulti a riallacciare relazioni, perché l’esistenza di tutti sia più ricca in umanità. E invece, sottolinea Francesco, “la città moderna è tendenzialmente ostile agli anziani”, “e non per caso lo è anche per i bambini”. Il Pontefice esorta a coltivare il dialogo tra diverse generazioni, perché “se non c’è dialogo tra giovani e anziani”, “ogni generazione rimane isolata”, i giovani non ricevono forza dalle loro radici, che sono i nonni. Per Francesco è “un’esigenza umana, il dialogo tra le generazioni. E questo dialogo è importante proprio tra nonni e nipoti, che sono i due estremi”. E invece la società odierna “scarta tanti bambini non voluti e scarta i vecchi” rimarca il Pontefice, isolandoli e nelle case di riposo o nei luoghi di ricovero.

L’eccesso di velocità ci mette in una centrifuga che ci spazza via come coriandoli. Si perde completamente lo sguardo d’insieme. Ciascuno si aggrappa al proprio pezzetto, che galleggia sui flussi della città-mercato, per la quale i ritmi lenti sono perdite e la velocità è denaro. L’eccesso di velocità polverizza la vita, non la rende più intensa.

“Perdere tempo” con i figli e con gli anziani

Ci vuole saggezza, prosegue Francesco, e “perdere del tempo” con i propri figli, con i propri nonni, con gli anziani. È un colloquio fondamentale, questo, per la società, insiste il Pontefice. Trascorrere del tempo con i bambini o con gli anziani, spendere del tempo con loro, “fortifica la famiglia umana”; e poi i più piccoli e i vecchi, “ci danno un’altra capacità di vedere la vita”.

Accrescere l’alleanza tra tutti i tempi della vita

A questo “culto ottuso della velocità”, osserva il Papa, ha imposto una dolorosa battuta d’arresto la pandemia, che ha portato anche a guardare di più ai nonni. Il Pontefice ribadisce ancora l’importanza del tempo da dedicare agli anziani, tempo che “restituisce a ciascuno l’amore per la nostra vita vulnerabile”; precisa che “i ritmi della vecchiaia sono una risorsa indispensabile per cogliere il senso della vita segnata dal tempo”, aiutano a comprendere la “destinazione della vita all’incontro con Dio”, disegno “nascosto nella creazione dell’essere umano”. Infine per il Papa la maggiore longevità della vita umana “offre l’opportunità di accrescere l’alleanza tra tutti i tempi della vita e di capire che il senso della vita va colto in tutto l’arco dell’esistenza, dalla nascita alla morte, e nei rapporti affettivi con tutti.

Lo Spirito ci conceda l’intelligenza e la forza per questa riforma: ci vuole una riforma. La prepotenza del tempo dell’orologio dev’essere convertita alla bellezza dei ritmi della vita. Questa è la riforma che dobbiamo fare nei nostri cuori, nella famiglia e nella società. Ripeto: riformare, che? Che la prepotenza del tempo dell’orologio diventi convertita alla bellezza dei ritmi della vita. Convertire la prepotenza del tempo, che sempre ci affretta, ai ritmi propri della vita.

La bella sinfonia di dialogo fra giovani e vecchi

Francesco conclude rimarcando ancora che “l’alleanza delle generazioni è indispensabile”, che una società senza dialogo fra giovani e vecchi sarebbe sterile e senza futuro, e termina la sua catechesi invocando Dio perché “ci aiuti a trovare la musica adatta per questa armonizzazione delle diverse età: i piccoli, i vecchi, gli adulti, tutti insieme: una bella sinfonia di dialogo”.