Francesco: realizzare il sogno di Dio, un’unica famiglia nella casa comune

Vatican News

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Mentre soffiano i venti gelidi della guerra la Chiesa ha avviato un cammino sinodale: sente cioè l’urgenza di camminare insieme e, attraverso ascolto, partecipazione e condivisione, “contribuire a edificare la famiglia umana, guarirne le ferite e proiettarla verso un futuro migliore”.

Il sogno della fraternità

Vocazione è secondo Francesco “realizzare il sogno di Dio”: “il grande disegno della fraternità che Gesù aveva nel cuore quando ha pregato il Padre, “che tutti siano una cosa sola”. Ogni vocazione nella Chiesa, scrive il Pontefice nel messaggo della 59.ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, concorre all’obbiettivo di “far risuonare l’armonia dei molti e differenti doni che solo lo Spirito Santo sa realizzare”. Per questo la Chiesa deve diventare sempre più sinodale: capace di camminare unita nell’armonia delle diversità, in cui tutti hanno un loro apporto da dare e possono partecipare attivamente.

Laici e pastori, insieme per evangelizzare

Camminare insieme è vocazione fondamentale per la Chiesa che esiste per evangelizzare. Tale missione è possibile solo con il coinvolgimento di tutti. Ecco perché “bisogna guardarsi dalla mentalità che separa preti e laici, considerando protagonisti i primi ed esecutori i secondi”: la missione cristiana va portata avanti “come unico Popolo di Dio, laici e pastori insieme”.

Tutti chiamati

D’altronde “vocazione” non va riferita riduttivamente ai soli sacerdoti o religiosi. Essa “non è un’esperienza straordinaria riservata a pochi”. “Tutti siamo chiamati a partecipare della missione di Cristo di riunire l’umanità dispersa e di riconciliarla con Dio”. Ciascuno di noi è creatura voluta e amata da Dio, per la quale Egli ha avuto un pensiero unico e speciale. “Questa scintilla divina che abita il cuore di ogni uomo e di ogni donna, siamo chiamati a svilupparla”, “contribuendo a far crescere un’umanità animata dall’amore e dall’accoglienza reciproca”.

Un’unica famiglia nella casa comune

Tutti, prosegue il Papa, siamo chiamati a essere custodi gli uni degli altri, a curare le ferite del creato, “a diventare un’unica famiglia nella meravigliosa casa comune del creato, nell’armonica varietà dei suoi elementi”. “Non solo i singoli, ma anche i popoli hanno una vocazione”.

Il divino Scultore e il suo sguardo che chiama

Francesco prende a prestito le parole del grande Michelangelo Buonarroti: “ogni blocco di pietra ha al suo interno una statura ed è compito dello scultore scoprirla”. Allo stesso modo lo sguardo d’amore di Dio ci raggiunge, ci tocca, ci libera e trasforma facendoci diventare persone nuove. Così è accaduto a Maria, a Simon Pietro, a Levi il pubblicano, a Saulo. Dio “in ciascuno vede delle potenzialità e opera incessantemente durante perché possiamo metterle a servizio del bene comune”. “La vocazione nasce grazie all’arte del divino Scultore che, che con le sue mani ci fa uscire da noi stessi, perché si stagli in noi quel capolavoro che siamo chiamati ad essere”. Francesco esorta quindi a porsi in ascolto della Parola, ma anche dei fratelli e sorelle nella fede.

Chiamati e con-vocati

Quando accogliamo lo sguardo di Gesù pieno di amore, osserva il Pontefice, la nostra vita cambia. Siamo chiamati a “guardare gli altri e il mondo con gli occhi di Dio, per servire il bene e diffondere l’amore, con le opere e con le parole”. Chiamati e con-vocati: “Brilliamo, ciascuno e ciascuna, come una stella nel cuore di Dio e nel firmamento dell’universo, ma – si legge nel messaggio – siamo chiamati a comporre delle costellazioni che orientino e rischiarino il cammino dell’umanità, a partire dall’ambiente in cui viviamo”. Ogni uomo e ogni donna sono quindi come le tessere di un mosaico, “belle già se prese ad una ad una, ma che solo insieme compongono un’immagine”. “Ciascuno di noi – è l’auspicio di Francesco – possa trovare il proprio posto e dare il meglio di sé in questo grande disegno”.