Francesco: l’immigrazione forzata è uno scandalo dell’umanità

Vatican News

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Tema della catechesi di oggi, centrata ancora sulla figura dello sposo di Maria, è san Giuseppe migrante, perseguitato e coraggioso. È la 43.ma catechesi e l’ultima di quest’anno, dallo scorso 13 gennaio. Dopo il ciclo dedicato alla Preghiera, alla Lettera di san Paolo ai Galati, a partire dal 17 novembre il Papa propone ai fedeli le sue riflessioni su san Giuseppe.

“Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”. (Mt 2,13-23)”

“La fuga in Egitto” di Giuseppe con Maria

Di Giuseppe migrante parla il Vangelo di Marco riportando l’episodio noto come “la fuga in Egitto”. Papa Francesco, guardando anche alla realtà attuale, afferma:

La famiglia di Nazaret ha subito tale umiliazione e sperimentato in prima persona la precarietà, la paura, il dolore di dover lasciare la propria terra. Ancora oggi tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle sono costretti a vivere la medesima ingiustizia e sofferenza. La causa è quasi sempre la prepotenza e la violenza dei potenti. Anche per Gesù è accaduto così.

Erode, simbolo dei tiranni di ieri e di oggi

Francesco descrive poi Erode, sconvolto dalla notizia della nascita di Gesù che vede come una minaccia per il suo potere. Così si dà da fare per eliminarlo, ma non potendolo trovare, concepisce “un proposito scellerato: uccidere tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù”. Giuseppe viene avvertito del pericolo da un angelo che lo invita a fuggire. Un piano quello di Erode, fa notare il Papa, che richiama quello del Faraone nei confronti dei figli maschi del popolo d’Israele, mentre la fuga in Egitto “evoca tutta la storia d’Israele a partire da Abramo” fino Mosè che libera il suo popolo dalla schiavitù. Da una parte dunque c’è Giuseppe con “il suo coraggio”, dall’altra Erode “con la sua ferocia”.

Egli è il simbolo di tanti tiranni di ieri e di oggi. E per loro, per questi tiranni, la gente non conta: conta il potere, e se hanno bisogno di spazio di potere, fanno fuori la gente. E questo succede oggi: non dobbiamo andare alla storia antica, oggi succede. E’ l’uomo che diventa “lupo” per gli altri uomini.

La storia, prosegue il Papa, conosce tanti di questi uomini che cercano di vincere le proprie paure con il dispotismo e “mettendo in atto disumani propositi di violenza”. Ma avverte: 

Non dobbiamo pensare che si vive nella prospettiva di Erode solo se si diventa tiranni, no; in realtà è un atteggiamento in cui possiamo cadere tutti noi, ogni volta che cerchiamo di scacciare le nostre paure con la prepotenza, anche se solo verbale o fatta di piccoli soprusi messi in atto per mortificare chi ci è accanto. Anche noi abbiamo nel cuore la possibilità di essere dei piccoli Erode.

Il coraggio di Giuseppe

Di Giuseppe, il Papa evidenzia il coraggio nell’eseguire l’ordine dell’angelo: sono immaginabili, dice, le peripezie da lui affrontate nel viaggio e le difficoltà della sua vita in un Paese straniero. Gli ci volle coraggio anche nel tornare per stabilirsi con Maria e Gesù a Nazaret.

Erode e Giuseppe sono due personaggi opposti, che rispecchiano le due facce dell’umanità di sempre. È un luogo comune sbagliato considerare il coraggio come virtù esclusiva dell’eroe. In realtà, il vivere quotidiano di ogni persona richiede coraggio. Il nostro vivere, il tuo, il mio, di tutti noi: non si può vivere senza coraggio, coraggio per affrontare le difficoltà di ogni giorno. In tutti i tempi e in tutte le culture troviamo uomini e donne coraggiosi, che per essere coerenti con il proprio credo hanno superato ogni genere di difficoltà, sopportando ingiustizie, condanne e persino la morte.

Il coraggio, fa notare ancora Francesco, è sinonimo di fortezza. È una delle virtù dette “cardinali”, come la giustizia, la prudenza e la temperanza. Giuseppe, afferma il Papa, ci insegna che “la vita ci riserva sempre delle avversità”, ma che “non è tirando fuori il peggio di noi, come fa Erode”, che possiamo superarle, bensì reagendo come Giuseppe che con coraggio si affida alla Provvidenza di Dio.

La preghiera per i migranti e i perseguitati di oggi

Papa Francesco conclude quindi la sua catechesi invitando tutti a pregare per i migranti di oggi, per i perseguitati e quanti sono vittime di circostanze avverse che, aggiunge a braccio, siano di tipo politico, sociale o personale:

Ma pensiamo a tanta gente vittima delle guerre che vuole fuggire dalla sua patria e non può; pensiamo ai migranti che incominciano quella strada per essere liberi e tanti finiscono sulla strada o nel mare; pensiamo a Gesù nelle braccia di Giuseppe e Maria, fuggendo, e vediamo in lui ognuno dei migranti di oggi. E’ una realtà, questa della migrazione di oggi, davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. E’ uno scandalo sociale dell’umanità.

Infine il Papa recita una preghiera a san Giuseppe per chiedere la sua protezione su “coloro che fuggono a causa della guerra, dell’odio, della fame”, perchè li sostenga e  perchè possano trovare accoglienza e solidarietà:

San Giuseppe,

tu che hai sperimentato la sofferenza di chi deve fuggire

tu che sei stato costretto a fuggire

per salvare la vita alle persone più care,

proteggi tutti coloro che fuggono a causa della guerra,

dell’odio, della fame.

Sostienili nelle loro difficoltà,

rafforzali nella speranza e fa’ che incontrino accoglienza e solidarietà.

Guida i loro passi e apri i cuori di coloro che possono aiutarli. Amen.