Francesco: i consacrati sono “samaritani” a maniche rimboccate

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Alle religiose Figlie di Don Orione, riunite in capitolo generale, il Papa ricorda di essere madri dei più poveri, ricche di attenzioni e tenerezze: meglio un pezzo di pane condiviso con un sorriso che una pietanza magari raffinata, ma condita di gelo e insipida di amore

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La fiamma di una fede che brucia, non il piccolo fuoco di un intimismo fumoso. E che illumini tutt’attorno, spandendo calore, tenerezza, fraternità, non il freddo efficientismo di una organizzazione in cui tutto funziona tranne che nel far vedere e toccare Cristo. Il Papa torna a tratteggiare il profilo della persona consacrata, in questa circostanza ricevendo in udienza le partecipanti al Capitolo generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità, istituite da san Luigi Orione.

Fare propri i modi di Gesù

Ed è dalle parole del fondatore che Francesco parte per sviluppare le sue considerazioni, meglio dalle “tre vie fondamentali”, ricorda, indicate dal santo piemontese: “Essere unite a Gesù, vicine ai fratelli e attive nel servizio”. L’unione a Cristo per un religioso è un “valore basilare” puntualizzato dal Concilio, che rende i consacrati alla pari dei primi discepoli.

Non si tratta dunque né di coltivare, nella vita spirituale e apostolica, intimismi fumosi e sterili, né di trasformarsi in “efficienti quadri aziendali” nella gestione delle opere. Si tratta invece di fare proprio il modo di vivere di Gesù, lasciando sempre più che sia Lui ad agire in noi, abbandonandoci a Lui.

Gesti di gentilezza

Avere quindi, ribadisce il Papa, “una fede che bruci dentro e risplenda attorno a noi”. E “come madri – sottolinea riferendosi alle suore – il dono più grande che potete fare ai figli che Dio vi affida è quello di trasmettere loro il vostro amore tenero e appassionato per Gesù” essendo – ecco la seconda indicazione – “vicine ai fratelli”.

Abbiate dunque sempre, tra voi e verso gli altri, un senso di tenerezza materna, mai di freddezza. E se qualche volta questo malanno del cuore si fa sentire, cacciatelo subito via, con pensieri, parole e gesti di accoglienza e di gentilezza! Sappiamo bene che è meglio un pezzo di pane condiviso con un sorriso che una pietanza magari raffinata, ma condita di gelo e insipida di amore.

Madri creative

Per quanto riguarda l’insegnamento di don Orione a “lavorare sodo”, i poveri e “gli afflitti da ogni male e dolore”, come amava dire il fondatore, sono e restano i primi a dover essere cercati e beneficati da attenzioni e tenerezze, come fa una madre con i propri figli che, nota Francesco, “riesce a inventarsi soluzioni e rimedi impensati, anche di fronte a situazioni difficili o nell’incomprensione degli altri”.

È soprattutto questo che fa sentire i figli “a casa”, al sicuro, accettati al di là delle loro capacità, dei successi, delle condizioni sociali, della provenienza e dell’appartenenza religiosa, perché una madre vuole bene a tutti, non fa differenze (…) Voi vi definite per vocazione una “congregazione samaritana”: e chi più di una mamma è “samaritano” per i suoi figli? Vede, anzi intuisce le loro ferite, si ferma, li cura e alla fine li lascia partire per la loro strada.